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Il filo rosso di quelle pesche

 

La vita è fatta di pezzettini che rappresentano altrettante esperienze, buone o sbagliate, che vanno poi a comporre un patchwork: guardandoli uno per uno sembrano scollegati, in realtà sono tutti legati da un filo invisibile, che dà poi un senso a tutto il disegno.

Le pesche di Prato compaiono nei miei ricordi di bambina, quando la nonna Liliana ce le comprava per merenda. Composte da due semisfere di soffice panbriosciato, coperte di un velo sottile e croccante di zucchero, a me sembravano un dolce ‘da grandi’, perché leggermente imbevuto di liquore, l’Alchermes, che dà al dolce un colore rossastro che ricorda il frutto maturo. “Dolce da meditazione”, da gustarsi rigorosamente con calma e con le mani, anzi la crema pasticcera che tiene unite le due semisfere, ti invita a tuffarcisi con un dito. Per anni scomparse dalle pasticcerie, vittime di quelle mode che colpiscono anche i prodotti gastronomici, un giorno il maestro Paolo Sacchetti ha rispolverato la ricetta.

Le pesche sono tornate così in auge ed oggi oltre a trovarle nelle pasticcerie, sono valorizzate in un libro dell’editore pratese Claudio Martini, che con mia immensa soddisfazione un giorno mi contattò per una collaborazione. Vedere che tra le sue pubblicazioni c’era questo libro, mi fece pensare che accettare quel lavoro fosse come chiudere un cerchio.

Chissà se un giorno anche mia figlia troverà

quel filo invisibile che lega le pesche ad un pezzettino della sua vita ed alla prima volta che le ha mangiate con me, seduta sui gradini del Duomo, proprio a due passi dalla pasticceria delmaestro Sacchetti!

www.simonaskitchen.com

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