Turismo, così si vendono le recensioni sul web

Ristoranti e alberghi, il grande business dei giudizi fasulli: ecco come funziona

    di Stefano Bartoli

    «Per partire si può lavorare su più punti, ma è fondamentale la presenza su siti che vanno per la maggiore come TripAdvisor, dove le recensioni positive possono fare la differenza. Loro permettono l’anonimato ed hanno molte difese, ma il sistema di aggirarle si trova: diciamo che anche questo si inserisce in un pacchetto di partenza che può costare tra i 4mila ed i 5mila euro». La risposta, in passi successivi tra mail e telefono, arriva da una società specializzata in web marketing, una di quelle che abbiamo contattato, naturalmente con uno pseudonimo, per cercare di rispondere ad alcune domande ben precisa: esiste davvero un mercato delle recensioni online? Hanno ragione i ristoratori e gli albergatori quando si arrabbiano leggendo giudizi negativi su piatti che non servono più da anni o magari vedono il collega che ha appena aperto arrivare in pochi mesi ai vertici delle classifiche digitali? Insomma, per la verifica serviva un test in base al quale anticipiamo subito uno dei risultati: c’è chi, sfruttando proprio le nuove tecnologie ed il grande successo di piattaforme specializzate in turismo, viaggi e gastronomia, ha costruito un vero e business parallelo creando così due vittime.

    Il nostro test è partito proprio dal web e dalle tante società, alcune comunque serissime, che si occupano di questa nuova materia chiamata “Online Reputation”, assicurando cioè il costante controllo dell’immagine digitale costruita attorno ad un professionista o ad un’azienda. In sostanza, abbiamo lanciato una specie di messaggio in bottiglia: «Siamo un gruppo di soci che vuole aprire un ristorante in Toscana. Per il lancio vorremmo anche recensioni ad hoc, ad esempio su TripAdvisor, che è il più seguito. Avete proposte?». Molti hanno chiesto ulteriori particolari, ma c’è anche chi è sbilanciato un po’ di più, via mail e poi al telefono. «Non è un discorso semplice - ci hanno scritto -, ma si può impostare una linea generale in più punti: sito accattivante, posizionamento sui motori di ricerca, costruzione di un profilo TripAdvisor con l’aggiunta di feed-building, cioè la creazione di recensioni favorevoli pilotate per lanciare il volano di commenti autonomi». Ovvia una nostra telefonata di chiarimento: «Quelli del TripAdvisor sono in grado di riconoscere se le recensioni arrivano dallo stesso computer o dai soliti due o tre», ci spiega il titolare dell’azienda contattata. Ed allora come si può fare? «Basta mettere al lavoro più persone. A noi potrebbero bastare 4-5mila euro. Poi vi insegniamo come si fa e potete proseguire da soli».

    Bugiardi hi-tech. Insomma, tanti “pinocchietti” armati di Pc o iPad per una tecnica ben conosciuta che negli Usa chiamano “crowdturfing” e che da noi sarebbe proibita da una specifica direttiva europea. «Volete recensioni sul vostro nuovo ristorante? - ci avvisa la gentilissima rappresentante di una società con sede sulla riviera adriatica, anche questa pronta a rispondere al nostro appello -. Allora state attenti perché ci sono decine di persone senza troppi scrupoli che chiedono migliaia di euro e poi non fanno proprio niente...».

    02 settembre 2012

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