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D’Alò punta su Geppetto, Pinocchio conquista Venezia

Animazione, musical, canzoni di Dalla e Nada: applausi al film doppiato da Ruffini e Papaleo. Per la prima volta al Lido minorenni ammessi a una proiezione

VENEZIA. Il cinema italiano esordisce alla Mostra di Venezia nel segno della Toscana e della fantasia: il film d’animazione “Pinocchio” di Enzo D'Alò, presentato alle Giornate degli Autori, si apre con un aquilone coloratissimo, sullo sfondo di un paesaggio toscano, che sfugge di mano a un bambino.Quel bambino è Geppetto e l'aquilone tornerà a bussargli alla finestra il giorno in cui deciderà di creare un burattino.

D'Alò incentra il film sul rapporto padre-figlio, lo dedica al suo babbo «e a tutti i babbi, babbini del mondo», riprendendo una celebre frase pronunciata da Pinocchio nella versione televisiva. E, così, vince la difficile scommessa di dare nuova linfa alle pagine di Collodi. D’Alò rimane fedele allo spirito e alla magia della fiaba, ricrea l'incantevole suggestione dei borghi toscani attraverso i bellissimi disegni di Lorenzo Mattotti e coglie un inedito punto di vista, privilegiando la figura di Geppetto e la voglia di famiglia che unisce il falegname e il burattino. Tradizionale e innovativo, il film è una boccata d'aria fresca nel cinema omologato dell'animazione: una narrazione semplice e avvincente, un impatto visivo sofisticato con richiami ai maestri toscani e alla pittura metafisica. Serbando intatto il cuore antico della favola, d'Alò sa aggiornarla con piccoli tocchi: trasforma il Paese dei Balocchi in un'isola, specchio chiassoso e caotico dei “divertimentifici” contemporanei. E nella rappresentazione frastornante e lisergica di una trappola a metà tra lager e luna park, l'arte di Mattotti tocca il vertice di una smagliante potenza visionaria.

Il racconto segue la cronologia del testo, ma si accende spesso nel musical come i vecchi classici Disney. Grazie a una colonna sonora strepitosa che costituisce l'ultima fatica di Lucio Dalla, mescolando jazz stile New Orleans e melodia italiana (c’è anche una bella canzone della toscana Nada), tra coreografie spassose e un montaggio a ritmo sostenuto. Doppiaggio di lusso,a suo modo coloratissimo anch'esso: Paolo Ruffini è un Lucignolo livornese, Rocco Papaleo un Mangiafoco cavernoso che spaventerà i più piccini, Maurizio Micheli e Maricla Affatato modulano vivacemente tra buffoneria e cattiveria il Gatto e la Volpe, mentre Gabriele Caprio è un Pinocchio perfetto. Deroga storica: per la prima volta a una proiezione della Mostra di Venezia sono stati ammessi i minorenni, grazie a un visto censura ottenuto a tempi di record. Tenere fuori i bambini (che hanno mostrato il loro gradimento con tanti applausi) sarebbe stato il peggior oltraggio a Collodi e a Pinocchio.

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