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Grosseto, dopo il pestaggio l’idea delle ronde

La città assiste impotente al degrado della splendida cinta medicea: “toppe” dappertutto e rischio violenza. E c’è chi torna a parlare di sicurezza fai-da-te

GROSSETO. Accade che mentre porti il cane a sgranchirsi le zampe qualcuno cerca di accopparti. Per due spiccioli. Sulle Mura di Grosseto può succedere anche questo. Sì, perché il magnifico esagono mediceo, di fatto la vera attrazione turistica della città, da anni fa notizia più per fattacci, pericoli e sporcizia che per la sua bellezza.

Sabato scorso, verso le 23, tre balordi di circa vent’anni hanno pestato un cinquantenne, ex vigile urbano. Non assecondava le loro richieste di “carità” ed è finito all’ospedale: calci, pugni e bottigliate al volto. Quattro costole rotte e una lesione alla milza.

Gli aggressori sono spariti nel nulla, la polizia li cerca. Ma intanto in città riesplode il “caso Mura” e fioccano – in particolare su Facebook – le solite soluzioni estemporanee, dalle ronde notturne ai cancelli antibalordi. Ma davvero è blindando o militarizzando il monumento che lo si potrà salvare dal degrado?

Grosseto può vantare, seconda città in Toscana dopo Lucca e tra le poche in Italia, una cerchia muraria pressoché integra. Un patrimonio che farebbe la fortuna di qualunque altro luogo. Invece qui manca un po’ tutto: dall’illuminazione (inesistente) ai cestini, rotti. Persino la Festa dell’Unità (oggi Festa Democratica) dopo decenni ha preferito abbandonare il campo: via dalle Mura, tutti in periferia.

Eppure sin dal 1994 esiste un progetto per la completa riqualificazione delle Mura. Una parte, nel 2000, fu anche ultimata, il sontuoso Cassero Senese, ma il resto è rimasto su carta o – ancora peggio – a metà: lavori finanziati (da Fondazione Mps) e interrotti, contenziosi, stop dalla Soprintendenza, il recupero complessivo della cinta è ancora nel libro dei sogni, per la gioia di vandali e teppisti.

Complice anche una campagna de Il Tirreno, qualcosa negli ultimi mesi si è mosso: il Comune ha affidato la cura del verde, abbandonata da anni, a un consorzio di cooperative. Ha messo “toppe” qua e là nei punti più pericolosi. E proprio quest’estate ha rimesso a regime l’arena spettacoli nel Cassero Senese. Piccoli passi, alcuni anche costosi, ma che evidentemente non bastano. Tre balordi, e tutto da rifare. Perché un progetto non c’è. E come il povero Sisifo, tiri su una pietra e quell’altra viene subito giù.

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