La grande miniera d’acqua che sconfigge la siccità

Dal Serchio si prelevano mille litri al secondo per dissetare 700mila toscani

    di Carlo Bartoli

    INVIATO A VECCHIANO. «Meno male che c’è Bilancino», si sente dire sempre più spesso in questa estate che passerà alla storia come una delle più siccitose degli ultimi cent’anni. Ma, bisognerebbe dire, meno male che c’è il Serchio e la sua grande falda acquifera che disseta un buon terzo di Toscana, quella che va da Livorno a Pisa, passando per Lucca, la Piana e il Valdarno fino a Santa Croce.

    Venti pozzi in territorio pisano, a Filettole, e un’altra nutrita batteria a pochi chilometri di distanza, a Sant’Alessio, in Lucchesia, hanno risolto gli storici problemi di approvvigionamento idrico di Pisa e Livorno. Anche in questi giorni, nel cuore rovente di un’estate che definire poco piovosa è un eufemismo, dalla falda si pompa acqua a volontà per dissetare l’Area vasta costiera. Dai pozzi sparsi in un fazzoletto di terra, tra Filettole e Ponte San Pietro, arrivano verso la costa 600/700 litri d’acqua al secondo, una quantità che in situazioni di emergenza potrebbe arrivare a superare quota mille litri al secondo. Senza contare poi l’acqua, circa 280 litri al secondo di media, che viene utilizzata per rifornire l’acquedotto di Sant’Alessio a Lucca. In pochi chilometri quadrati, tra Ripafratta, Filettole e Sant’Alessio, insomma, c’è una vera e propria miniera idrica, sepolta sotto uno strato di trenta metri di sabbie e argille che ne assicura un’ottima qualità. Una miniera alimentata dalla tredici dighe presenti nel bacino del Serchio che con il loro rilascio graduale regolato dall’Autorità di bacino assicurano un costante livello della falda.

    Se il Serchio disseta complessivamente quasi 700mila toscani, dal triangolo Filettole-Ripafratta-Sant’Alessio scaturisce l’acqua che serve alle tre capitali dell’Area vasta. Da Sant’Alessio arriva a Filettole un tubone che convoglia costantemente circa 430 litri al secondo: 250 prendono la strada di Livorno, 180 proseguono alla volta di Pisa. A questo quantitativo, sia Asa che Acque, i gestori del servizio a Livorno e Pisa, aggiungono quanto serve a integrare il fabbisogno nel corso della giornata, attingendo dai pozzi di Filettole.

    A Filettole ci sono ancora le due belle centrali gemelle di Pisa e di Livorno, collegate da un corridoio sotterraneo chiuso a metà, sia chiaro, da una robusta cancellata, ma i vecchi e bellissimi impianti adesso sono fermi. Gli operai con le tute blu e le robuste mani con cui aprivano e chiudevano le valvole non ci sono più da quasi trent’anni e nei locali di inizi Novecento potrebbe essere realizzato un museo dell’acqua. «Oggi è tutto centralizzato e controllato a distanza dalla sala di controllo di Pisa», spiega Mario Di Bugno con un velo di tristezza.

    23 agosto 2012

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