Ferragosto, una giornata senza la strega cattiva

È possibile non pronunciare per un giorno quella parola che parla di debito e disoccupazione, cinque lettere, comincia per C e fa rima con avvisi e fiordalisi?  Se abbiamo una possibilità, giochiamocela oggi. Buon Ferragosto

    di Fabrizio Brancoli

    Non riusciamo a disfarci della parola sulla bocca di tutti, quella che parla di debito pubblico e di crolli azionari, di tasso di disoccupazione e di euro in difficoltà. Cinque lettere, comincia con la C. Quella che fa rima con avvisi, con fiordalisi e con Assisi. Quella che non va in giro da sola: si fa accompagnare dalle sue amiche parole inglesi, spread, default. Ci affianca come uno spettro. È la più stampata e la più digitata. Ma evocarla non ci fa bene: così, non lo faremo. Perché è come il personaggio cattivo di certe storie o leggende, che spunta e aggredisce al solo pronunciare il suo nome. Come Voldemort in Harry Potter, come Macavity in Cats; più la citi, più la crei. È il Male. È possibile trascorrere una giornata senza la strega cattiva? Se abbiamo una possibilità, ce la giochiamo oggi. Buon Ferragosto.

    Tanto questa sera, alla fine dei fuochi d'artificio, quando avremo morso l'ultima fetta di cocomero, salutato i nipoti e chiuso la porta di casa, vedrete che saremo ancora nell'area euro. Chiediamo una "tregua olimpica" anche per la parola di cinque lettere; per oggi non pensiamoci, scommettiamo sul fatto che nel frattempo - come dicevano i Galli in Asterix - non ci cadrà il cielo sulla testa. Tregua: un cinema all'aperto, le corse all'ippodromo, un brindisi sul molo, la passeggiata in campagna, la pista di palline con i figli in spiaggia. Facciamoci questo regalo, che ce lo meritiamo.

    L’occasione è oggi. Forse aggrappati ai cromosomi e ai geni ereditari che ristagnano dentro di noi da millenni, dagli Etruschi e dai Romani, siamo portati a rapportarci al Ferragosto come a un rito pagano. E, come per ogni rito, lo celebriamo attraverso la ripetizione dei gesti. Tendiamo a rappresentare ferragosto in modo troppo simile, per non dire identico, a quello degli anni Sessanta: un viaggio al mare, magari pendolare, il pranzo in piaggia, la cena sotto le stelle. Si riunisce la nostra miniatura della sacra famiglia. Sembriamo inquadrature di un documentario in bianco e nero.

    Ma Ferragosto non è Natale: non ha la sua forza culturale e storica, non ha il suo ancoraggio alla tradizione e alla religione. Non ha i suoi obblighi. Quello che noi media rappresentiamo ogni anno, è semmai un simulacro del Ferragosto, fatto di mini-liturgie. In realtà il mondo si muove, corre, salta e devia, più dinamico dell'autoscatto che tentiamo di farne. Il Ferragosto non è nel servizio bollito del telegiornale, che vi mostrerà la vita sotto gli ombrelloni e il piatto di spaghetti con le vongole. Oggi lo trascorri con la famiglia allargata, scrivendo un tweet a un'amica in Australia, mandando un curriculum per un colloquio che potrebbe cambiarti la vita (sempre per via della parola di cinque lettere...), o leggendo un libro sull'iPad mentre resti sdraiato su un prato.

    Oggi non diremo "buon Ferragosto" quando usciremo di casa: mica è Natale. Non dobbiamo pensare ai regali, agli auguri, al lontano parente. Il viaggetto al mare o la cena e i fuochi d'artificio sono solo i paletti dentro i quali disegniamo la nostra giornata. Siamo più liberi. Liberi di muoverci o di restare fermi. Che grande opportunità.

    15 agosto 2012

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