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Applausi per Morandi cantante e attore nel film di Gabbriellini

Successo al festival di Locarno per “Padroni di casa” Elio Germano: «Rappresentiamo i corti circuiti della vita»

LOCARNO. «Non volevo raccontare la provincia, volevo rappresentare un ovunque, non volevo fare sociologismo, ho scelto quell’ambientazione perchè aiuta sintesi e stilizzazione di alcuni momenti narrativi. Ma quello che racconto poteva succedere tranquillamente nel mio condominio«. Cosí spiega il suo “tranquillo week-end di paura” Edoardo Gabbriellini, bravo attore lanciato da Paolo Virzì in “Ovo Sodo” che torna alla regia dopo “B.B. e il Cormorano”. Lo fa con “Padroni di casa”, presentato ieri con successo in anteprima mondiale al 65° Festival di Locarno: uscirà nelle sale italiane dal 2 ottobre.

Un film molto atteso anche per la presenza del re di Sanremo, Gianni Morandi. «Ho scritto il personaggio di Fausto Mieli pensando a Gianni. Quando eravamo in riunione dicevo “hai capito, no? Tipo Gianni Morandì”, e alla fine abbiamo deciso di chiamare lui, ovviamente!».

Un aneddoto divertente che spinge il cantante a raccontare come si è avvicinato al film. «È molto diverso da me questo cantante sempre sorridente ma dentro cinico, cattivo nell’intimità. Mi è piaciuto farlo perchè era qualcosa di molto differente da tutto ció che mi è stato proposto in questi anni. E poi con questo cast e con le canzoni di Cremonini mi sono sentito protetto. Negli ultimi 40 anni ne ho avuto di richieste di tornare al cinema, ma solo questa mi ha fatto scattare qualcosa».

Difficile inquadrare l’opera di Gabbriellini che inizia come una commedia per virare sul thriller. «Forse “Padroni di Casa”- sottolinea il regista- è una riflessione sulla fragilità della violenza, su come può dipanarsi rapidamente e follemente. La svolta finale può sembrare fantascienza ma è molto realistica».

Gianni Morandi qui è Fausto Mieli, divo della canzone ritiratosi in montagna anche per prendersi cura della moglie invalida, interpretata da Valria Bruni Tedeschi. «Ero attratta e respinta da questo ruolo di una giovane donna colpita da un ictus - racconta lei -, temevo i virtuosismi, i numeri da attrice. Ma alla fine volevo fare il film e ho preso su di me la responsabilità del personaggio lavorando con una persona che ha davvero avuto un ictus, costretta a vivere con 5 parole in tutto. Più dei problemi fisici mi colpiva questa incomunicabilità. Ho voluto raccontare Pat, la donna che ho “studiato”, rispettandola».

Morandi non canta canzoni sue - anche se suoi sono i fan che assistono al concerto del film - ma presta la voce a pezzi scritti da Cesare Cremonini. «Con Gianni Morandi ci incontrammo al Dall’Ara - rivela Cremonini - eravamo entrambi allo stadio per vedere il nostro Bologna Calcio (di cui Morandi è il presidente). Gli dissi che mi sarebbe piaciuto scrivere delle canzoni per lui. Così nacque Mondo che peró tenni per me e ne uscirono altre due, per fortuna, quando arrivó il film. Sono felice di essere della squadra perchè questo lungometraggio non parla solo della violenza ma anche di un tema a me molto caro: come il successo entra nella vita di una persona». Coprotagonisti del film sono anche Elio Germano e Valerio Mastandrea, qui nella parte di due fratelli, due operai. «Qui ho trovato disagio e la rappresentazione di come spesso la rottura di certi immaginari possa far nascere la violenza - interviene il primo -. Ho trovato molto interessante questa nostra difficoltà di essere animali sociali, scoprire i corto circuiti che ci sono nella vita quotidiana». Chiude Mastandrea: «Conosco Edoardo da anni, ho visto nascere il film, non potevo dire di no. Non mi pento mai dei film sbagliati, anche loro ti insegnano qualcosa. E in questo caso so che non è sbagliato».

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