Quotidiani locali

Licenziata dalla Cgil e reintegrata

Il caso a Grosseto: direttrice di una società del sindacato riassunta grazie all’articolo 18

GROSSETO. Licenziata dalla Cgil, riammessa al lavoro dal giudice, licenziata di nuovo. E ora, riammessa un’altra volta grazie all’articolo 18. Sembra inverosimile, quello che è scritto negli atti del processo celebrato prima a Grosseto e arrivato poi alla Corte d’appello di Genova, che ha dato ragione a Marinella Tonini, 55 anni, 31 dei quali passati nelle stanze della Camera del lavoro. «Ventinove anni, per l’esattezza», dice Marinella. «Gli ultimi due sono stata spostata alla Società servizi e lavoro srl». Una società che ha un altro nome, ma che di fatto è detenuta al 98% dalla Cgil e al 2% dallo Spi Cgil. Ed è nelle stanze della società che si trovano nella Camera del lavoro, che è successo il patatrac.

Marinella Toninelli di quella società era direttrice e siedeva anche nel consiglio d’amministrazione. Un giorno, lavorando a una pratica per una successione, ha inviato una mail a una sua collega di Massa Marittima, con alcune spiegazioni. E con alcune considerazioni che sarebbero dovute restare tra le due donne. Invece, la dipendente dell’ufficio di Massa quella mail l’ha stampata e per sbaglio l’ha inserita tra i documenti ripresi dalla signora titolare della pratica. «Detto fatto, la signora ha raccontato alla Cgil di quella mail - spiega l’avvocato Thomas Peruzzi - dicendo di essere stata offesa. E la mia cliente è stata licenziata». Non fosse però che la direttrice, di fronte alla contestazione disciplinare fatta dal «compagno» con il quale lavorava gomito a gomito, decise di dimettersi da quel ruolo. «Mi aveva assicurato - racconta oggi - che non ci sarebbero state altre conseguenze». Marinella dunque si dimette da direttrice ma si trova con una lettera di licenziamento firmata dalla società del sindacato che si batte per i diritti dei lavoratori.

«Abbiamo impugnato il licenziamento - aggiunge l’avvocato - e un anno e mezzo dopo, il tribunale di Grosseto lo ha dichiarato illegittimo e ha intimato alla società di reintegrare la donna al lavoro». Marinella avrebbe accettato anche di tornare dietro quella scrivania. La causa l’aveva vinta anche grazie all’applicazione dell’articolo 18. Ma la società, di quell’obbligo, non voleva sentirne parlare. Da una parte, ha presentato ricorso alla Corte d’Appello e dall’altra, un mese dopo il reintegro, ha licenziato di nuovo Marinella.

L’avvocato Peruzzi ha presentato allora ricorso contro questo secondo

licenziamento, la Corte d’Appello però ha dato ragione alla Cgil, motivando il licenziamento «per dimissioni volontarie del lavoratore». La storia è arrivata fino alla Cassazione: i giudici hanno inviato il caso alla Corte d’appello di Genova che ha dato ragione all’ex sindacalista.

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie