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Se Battiato ha un erede il suo nome è Fabio Cinti

Dopo la stretta collaborazione con Morgan, l’artista ha preso il volo Ed ecco il disco “Il Minuto Secondo” tra vigilia del futuro e ricordi del passato

“Il Minuto Secondo” è, nella definizione dello stesso artista, «un concept sull'oscillazione dei sentimenti tra la vigilia del futuro e i memorabilia». È infatti composto da due parti complementari, sette brani inediti e sette rivisitazioni. Con la prima parte, “Vigilia”, Fabio Cinti si affaccia sul futuro riprendendo il filo dell'album d'esordio, “L'esempio delle mele”, ma compie già un salto musicale elevatissimo con il singolo, “Canto alla durata”, meravigliosa canzone all'amore in cui la voce di Cinti mostra tutto il suo equilibrio, sostenuta da una melodia ampia, fatta di arpeggi e poi d'archi.

“Vigilia” non teme cambiamenti improvvisi: il talento di Fabio Cinti è anche quello di trovare coerenza, stile ed eleganza pure nei repentini cambi di registro, uno via l'altro.

Il pianoforte e voce con cui inizia “Questo strano abisso” lascia subito il posto all'elettronica “May Day” per saltare all'ironica “Loop”, così pop che ricorda l'azzeccatissima “Se fanno pop” dell'album precedente, e tornare al brivido interiore di “Avevi freddo”, per chiudersi come un fiore la notte con “L'antidoto”, violino, chitarra, e voce perfettamente soffiata, e con la sorprendente “I don't love you”, che, “vintage” quanto basta con quell'attacco meravigliosamente Elvis, spiana la strada a “Memorabilia”.

E qui il volo si fa molto alto: la seconda parte dell’album si apre con il Sonnet 18 di Shakespeare nella versione di David Gilmour, e continua con Handel (“Silent worship”), Purcell (“When I am laid in earth”, nota anche come “Dido's lament” e interpretata tra gli altri da Jeff Buckley e Alison Moyet), e poi ancora Dvorak (“Eine Kleine Fruhlingsweise”) per saltare come niente fosse agli Xtc di “Frivolous tonight” e tornare senza alcuna paura ad Haendel (“Lascia ch'io pianga”) e chiudere i “Memorabilia” con lo Sting di “Until”, colonna sonora del film “Kate e Leopold”.

In questo disco c'è moltissimo, con l'umiltà però di non trovarci niente, accarezzando il molto senza alcuna presunzione, mettendosi in gioco senza paura dei molti riflessi nell'acqua in cui si naviga.

Fabio Cinti non ha paura di dichiarare l'enorme influenza di Franco Battiato, ma dopo la stretta collaborazione

con Morgan, l'artista ha comunque preso il volo staccandosi dai suoi pesanti maestri e saldando, in musica, il debito che ha nei loro confronti.

Tanto che si potrebbe dire che, se Battiato dovesse avere un erede, questo è lui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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