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Le frecciate satiriche del contastorie con l’anima

In mostra a Forte dei Marmi i “racconti a colori” di Mauro Biani

FORTE DEI MARMI. «Da quando lo abbiamo scoperto sul web e lo abbiamo premiato nel 2007, lo abbiamo visto crescere e diventare artista satirico pienamente maturo, e per questo siamo felici oggi, di proporre al pubblico quest'antologica di Mauro Biani». Sono entusiasti a Forte dei Marmi di poter esporre, al Museo della Satira (Forte di Leopoldo I da oggi al 24 giugno), come primo evento del quarantennale della manifestazione, le oltre 200 opere che ricostruiscono la storia satirica di Mauro Biani, nella mostra “Contastorie - Satira, sculture e racconti a colori per restare umani”.

«Se una novità c'è nel panorama satirico italiano di questi ultimi anni, - spiegano i curatori del Museo della Satira - questa è proprio Mauro Biani, un personaggio dai mille risvolti, che riesce, e non sono tanti a saperlo fare oggi, a far vibrare le corde più profonde di chi si metta a sfogliare i suoi disegni, che hanno la freschezza dei blog del web e l'umanità di un artista di grande spessore».

Non è un caso che questo excursus storico nella satira di Biani inizi con l'elaborazione dei lutti dell'11 settembre, e prosegua poi con i disegni che hanno costellato, fin qui, la sua carriera: dal rapimento e l'uccisione in Iraq di Enzo Baldoni, al rapimento di Padre Bossi, dalle storie di donne violate agli "ultimi", che sono di volta in volta i migranti, chi subisce le guerre di armi e di mafia, i soprusi della politica e del lavoro. La sua vena comica si trasfigura sempre nella gravità di una satira che tende a mettere a nudo gli aspetti negativi della realtà politica e sociale del nostro tempo. E la forza che esce dal suo disegno, sia quello cartaceo che sul web, è dirompente, ci strappa dalla nostra quotidianità per trasportarci in un mondo di antieroi umili e umiliati, offesi e derisi, le vittime di sempre.

Il suo è un realismo espressionista che deve sicuramente molto all'arte di Daumier e Viani: guardando i suoi disegni avvertiamo il grido di rabbia, impotente ma vigoroso, la commozione di fronte a ogni tipo di sopruso, ne percepiamo tutta la drammaticità, il lirismo e la grazia poetica. In taluni casi la religiosità. Quel suo "Quarto Stato" con Giuseppe e Maria la dice lunga su come la pensi, ma anche Monti e la Fornero di "Italian Gothic" sublime parodia tutta italiana del capolavoro di Grant Wood. E che dire di Marchionne con il carrello della spesa sorpreso nell'"Ipermercato del lavoro" ai saldi, un dipinto satirico che rievoca le atmosfere cupe del miglior Viani? Mauro Biani smuove sempre qualcosa dentro, e la prova sono i tanti nomi che hanno voluto presentarlo in catalogo da Cecilia Strada a Massimo Bucchi, da ElleKappa a Vincino.

«A volte ci accompagna con una risata, - ha scritto di lui Mao Valpiana - a volte con un pugno dritto allo stomaco, oppure con una lacrima; l'espediente teatrale cambia, ma il commediografo ci conduce sempre lì, nell'angolo più profondo del nostro sentimento messo

a nudo davanti al fatto. C'è la compassione al fondo di ogni disegno-teatro di Biani. Compassione per un mondo che in qualche modo va salvato. Una risata lo seppellirà, la bellezza lo salverà. Ridere per la bellezza è il massimo del teatro dell'assurdo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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