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L’impiegata tuttofare Sara, una di famiglia

La giovane baby sitter, in una storia più grande di lei

INVIATO A PISA. Non c'è ombra di trucco dietro a quegli occhiali con le stanghette colorate. Non una traccia di rimmel per allungare le ciglia, di per sé già lunghe, né di kajal per dare più luce e profondità allo sguardo. Insomma niente che possa alterare la sobria bellezza delle due iridi marroni, dei grandi occhi di Sara Calzolaio. Ha un tono dimesso, si direbbe, nulla a che fare con la fama di seduttrice con cui deve fare i conti dopo che la relazione clandestina con Antonio Logli è diventata di pubblico dominio. Beninteso, se non ci fosse stata la scomparsa di Roberta Ragusa, sparita da casa la sera del 13 gennaio e mai più rientrata, quella tra Sara e Antonio sarebbe rimasta una delle tante storie tra un uomo sposato e una donna single molto più giovane di lui.

Ma ora che di Roberta, 44 anni, non si hanno più notizie,gli inquirenti passano al setaccio le vite private della coppia clandestina, in cerca di una possibile chiave interpretativa del giallo ancora da decifrare. Di fatto, si dice nella frazione sangiulianese di Gello, la vicinanza di Sara a quel nucleo familiare era tale da poterla considerare una di loro. Almeno da dieci anni, da quando i bambini erano piccoli e la loro mamma, Roberta Ragusa, proprio non ce la faceva a stare dietro a tutto: l’autoscuola, i figli, il tran tran della vita domestica... Sara Calzolaio, giovane e fresca di diploma, entrò così in punta di piedi nella famiglia Logli e pian piano la sua presenza crebbe d’intensità: da baby sitter a impiegata, ma pure un po’ dell’una e un po’ dell’altra. Stava in ufficio, dietro al bancone dell’autoscuola, ma andava in ferie con la famiglia Logli. A Capoliveri, dove posseggono una villetta, oppure nell’appartamento di Viareggio.

Ancora in paese dicono che Sara, in questi giorni, abbia un portamento più sobrio di sempre. Chissà. In ogni caso è difficile immaginarla in una veste più seducente, con quel viso acqua e sapone che sa di ragazza educata solo alle buone maniere, lontana anni luce da ogni stereotipo di “femme fatale”. Il suo ruolo, ora che Roberta è sparita, è ulteriormente cresciuto in quell’autoscuola che dalla strada quasi non si vede, ricavata in un fabbricato nuovo di zecca alle spalle dell’abitazione della famiglia Logli.

Antonio, col volto ancor più tirato di come se lo ricorda chi l’ha visto in televisione, sta nel piazzale davanti all’ingresso. Fa da filtro. L’appello al silenzio stampa non ha sortito effetti e, di tanto in tanto, qualche giornalista si affaccia in cerca di un ipotetico nesso tra la sparizione e la relazione extraconiugale.

Anche per questo l’avvocato Roberto Cavani, incaricato da Logli di assisterlo dopo l’avvenuta iscrizione nel registro degli indagati, ieri in tarda serata ha diffuso una nota nella quale sottolinea che «qualora la suddetta relazione extraconiugale fosse sussistente, la stessa deve ricondursi solo ed esclusivamente ad un ambito di rapporti privati fra il signor Antonio Logli e la signora Sara Calzolaio e non deve essere utilizzata per la creazione di un "falso movente" da ricondursi alla scomparsa della signora Roberta Ragusa».

Insomma, dice il legale, se anche la relazione extraconiugale fosse confermata, non è detto che abbia un nesso con la scomparsa di Roberta Ragusa, la quale non si è portata appresso abiti, soldi o ogni altra cosa lasci supporre un allontanamento volontario. D’altra parte, raccontano le amiche, per nessuna ragione avrebbe potuto decidere di abbandonare i figli, per lei la autentica luce degli occhi. Un amore profondo, di cui resta traccia visibile anche su una parete dell’autoscuola, dove campeggia la foto ingrandita dei ragazzi. Ma è difficile, nel giorno in cui a Teramo viene concesso il giudizio abbreviato per Salvatore Parolisi, allentare la morsa dei media su quella villetta di Gello, setacciata palmo a palmo dai Ris dei carabinieri in cerca d’indizi. Anche perché gli ingredienti del giallo ci sono tutti e l’avviso di garanzia spedito al marito di Roberta ha avuto l’effetto di accrescere l’attenzione dell’opinione pubblica, benché a scoppio ritardato. «Le indagini proseguono a 360 gradi - obietta l’avvocato Cavani - e tutte le ipotesi sono al vaglio degli inquirenti. In tal senso è da intendersi l'iscrizione nel registro degli indagati di Antonio Logli, formalità necessaria per garantire i diritti difensivi dell'indagato e la possibilità per la Procura di svolgere indagini ampie e dettagliate».

E mentre su Facebook il gruppo “Troviamo Roberta Ragusa” cresce a vista d’occhio, fino ai 3680 membri di ieri sera, Sara Calzolaio fa i conti con il biasimo della gente residente a Gello di San Giuliano, che va ad aggiungersi all’espulsione dai testimoni di Geova, dai quali però negli ultimi tempi si era autonomamente allontanata. Scelta che in qualche modo ha preceduto di poco la condanna degli anziani della congregazione, responsabili del mantenimento dell’ordine morale tra i seguaci.

Quale sia la conclusione, questa storia resterà più grande di Sara Calzolaio, entrata nel circuito familiare dei Logli quando avrebbe potuto starne a distanza. Dalla baby sitter che era, pian piano si è insinuata in un ruolo che non le apparteneva. Quello di Roberta Ragusa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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