Rossi fa il rosso e il Pd si spacca

Bindi e Letta lo bacchettano: ora basta critiche al governo. Ma lui ragiona già da leader post-Monti

    di Mario Lancisi

    Con ancora in mano la pagina che Il Foglio di Giuliano Ferrara ha dedicato al presidente della Regione Enrico Rossi (titolo: L’uomo che fustigava i tecnici), il presidente del Pd Rosy Bindi, toscana di Sinalunga, ha dettato al Tirreno parole di fuoco contro il Governatore: «Penso che il presidente Rossi dovrebbe avere nei confronti del governo un atteggiamento più istituzionale e meno politico-partitico. Anche perché a fine mandato Rossi verrà valutato per la sua azione di governo della Regione Toscana e non per le sue posizioni politiche, che al di là del merito, sono sicuramente sempre molto abbondanti», polemizza la Bindi. E perché non ci fossero dubbi sul senso critico delle sue dichiarazioni, poco dopo aggiunge altro veleno: «Ci aspettiamo da Rossi il rispetto di un impegno preso in campagna elettorale: la modifica del Porcellum toscano». Cioè il cambio della legge elettorale con il ripristino delle preferenze.

    A dar man forte alla Bindi è intervenuto, anche se con toni più morbidi e sfumati, il vice segretario nazionale del Pd, il pisano Enrico Letta: «Conosco da tempo Enrico Rossi e sono ad interrogarmi da qualche tempo sui motivi di questo così radicale nuovo posizionamento».

    Due ganci da kappaò politico. Di cui è difficile pensare che il segretario Pierluigi Bersani non sia stato messo al corrente. L’ostilità di Rossi al governo Monti ha toccato con l’intervista al Foglio il suo apice: «Dobbiamo essere sinceri. Questo governo a volte sembra guidato da un Berlusconi sotto mentite spoglie», è uno dei tanti passaggi critici dell’intervista di Rossi. Un’accusa che al Pd nazionale è apparsa insopportabile. Paragonare Monti a Berlusconi equivale criticare alla radice l’appoggio del Pd a questo governo. D’altra parte la posizione di Rossi è stata sembra chiara. Lui Monti non lo ha mai voluto. Meglio le elezioni anticipate.

    Ma non c’è solo questo nell’attacco durissimo del vertice del Pd nazionale. Di Rossi non piace, anzi insospettisce, il nuovo “posizionamento”, come lo definisce Letta.

    Alla Bindi e a Letta, ma neppure ai dirigenti regionale, come vedremo, non è sfuggito il fatto che l’intervista al Foglio sia una sorta di manifesto del profilo politico nazionale che Rossi persegue. Di chi guarda a sinistra, “alla sinistra anti fighetta”, che con l’Udc non vuole nulla a che fare (lo ha detto anche ieri), che stringe relazioni politiche con la Cgil, il cattolicesimo del dissenso, il mondo radicale di Vendola e compagni. E che nel suo pantheon ha soprattutto una figura. La più amata da tutti gli ex comunisti: Enrico Berlinguer. «L’intervista di Rossi non mi è piaciuta. Il Pd è un'altra cosa. Siamo un partito riformista. E oggi l’erede di Berlinguer è Napolitano», osserva Luca Sani, parlamentare di Grosseto.

    Napolitano. Il Capo di Stato che ha voluto Monti. E così la lingua del Pd batte dove il dente duole: il rapporto con il governo dei tecnici. «Il presidente della Regione è chiamato a governare», osserva Marco Ruggeri, vice capogruppo regionale del Pd. E’ lo stesso argomento della Bindi: Rossi faccia il Governatore, non il leader politico. Che domani potrebbe rappresentare l’alternativa a Bersani nella corsa a Palazzo Chigi.

    Ed è lo stesso argomento che venne usato contro il Rottamatore Matteo Renzi. «Pensi a Firenze, non a palazzo Chigi», dissero in molti nel Pd. Ma oggi la spina di Bersani non è più soltanto Renzi, ma anche Rossi. Al giornalista del Foglio che gli chiede se pensi a candidarsi a premier, Rossi risponde: «Fatemi fare per ora il governatore». Per ora.

    Ma tra i due oggi il Pd bersaniano teme forse più Rossi. Anche Renzi è critico con Monti. Lo ritiene un supplente. Ma alla fin fine Monti ha toccato temi - dalle pensioni all’articolo 18 - che sono nel dna politico di Renzi. Il Rottamatore è stato come messo in ombra dal nuovo governo. Invece Rossi è proprio contro il governo dei tecnici che sta creando la sua figura di leader nazionale.

    Osserva la versiliese Bruna Dini, una bersaniana: «Rossi cura come ha sempre fatto il fronte a sinistra. E fa bene per me. Noi Pd faremmo scelte diverse, fossero tutte nostre le responsabilità di governo ma abbiamo scelto di consentire il salvataggio del paese nei tempi più brevi e l'unica via era l'appoggio al governo Monti». C’è molto mal di pancia nei confronti del governo dei tecnici. E Rossi le intercetta il disagio. Da leader nazionale. «Critiche a Rossi? Dai lavoratori e dai pensionati non le ho sentite», spiega Alessio Gramolati, segretario regionale della Cgil.

    Una battuta che è un avallo politico a Rossi leader possibile di un partito socialista. Che oggi non c’è, ma che domani, finita l’era di Monti, potrebbe esserci. In una geografia politica profondamente rinnovata.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    28 febbraio 2012

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