Assolto dopo 21 anni di carcere

Certaldo: era stato accusato e torturato dopo l’uccisione di due carabinieri in Sicilia nel 1976

    di Daniele Benvenuti

    Assolto. Per sentirsi restituire l’innocenza soffocata dalle torture Giuseppe Gulotta ha aspettato 36 anni. Ne aveva 18 quando fu arrestato e accusato della strage di due carabinieri nella caserma di Alcamo Marina (Trapani). Fu l’inizio di un incubo che finalmente si scioglie, nell’aula della Corte di appello di Reggio Calabria, quando viene letta la sentenza. Gulotta non trattiene le lacrime. Abbraccia la moglie Michela, il figlio William di 24 anni e si accascia su una sedia.

    «Ora posso dire - sussurra nell’intervista a Repubblica Tv - che giustizia è stata fatta. La mia vita era stata bruciata. Ora è come portare indietro l’orologio di 36 anni. Chi potrà mai restituirmi quello che mi è stato tolto?». Da uomo libero, che ha passato in carcere 21 anni, cerca di riannodare almeno gli affetti familiari. La prima persona a cui telefona, per annunciare l’esito del processo, è la sorella Maria che vive ad Alcamo mentre lui da tempo si è stabilito a Certaldo, in provincia di Firenze. «Il paese di Boccaccio» tiene a precisare. «Non so perchè - dice - sono finito in questo inferno. Cercavano un colpevole a ogni costo. Lo hanno trovato sì ma non hanno fatto giustizia». Era il 27 gennaio 1976 quando un commando assaltò la caserma di Alcamo Marina e uccise due i carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta. Da Palermo arrivò una squadra di investigatori guidata dal colonnello Giuseppe Russo. Seguendo una pista terroristica, fermarono Giuseppe Vesco, un giovane anarchico che aveva perso una mano maneggiando esplosivo. Vesco fu costretto, con le torture, a confessare la partecipazione alla strage e ad accusare alcuni giovani che frequentava: Giuseppe Gulotta, Giovanni Mandalà e i minorenni Vicenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo. Furono tutti arrestati mentre Vesco fu trovato impiccato in cella in circostanze poco chiare.

    Nel lungo iter processuale, Ferrantelli e Santangelo sono stati prima condannati e poi assolti. Ora vivono in Sud America. Mandalà è morto. Gulotta, condannato a 27 anni, dal luglio 2010 era in libertà vigilata perchè un maresciallo in pensione, Renato Olino, che era nel gruppo del colonnello Russo, ha confermato le torture. «Mi puntarono - racconta Gulotta - una pistola in faccia e mi dissero: se non confessi ti uccidiamo». La testimonianza di Olino non solo ha fatto riaprire il processo ma ha indotto la Procura di Trapani a promuovere una nuova indagine sulla strage «contro ignoti» e a iscrivere nel registro degli indagati quattro degli investigatori che avrebbero estorto le false confessioni.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    14 febbraio 2012

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