Tre storie e la rivincita del lieto fine

In un arco di ventisette giorni che si tende in Toscana, un triplice lieto fine: e può darsi che non sia un caso

    di Fabrizio Brancoli

    Dal 7 gennaio al 3 febbraio passa meno di un mese. Un arco di ventisette giorni che si tende in Toscana. Come un arco vero, prende la mira e scocca tre frecce.

    La prima parte il 7 gennaio da Grosseto, quando qualche ladro senza cuore ruba un triciclo speciale ad Alessandro Braggio, 28 anni, disabile: un mezzo a pedali che consente al giovane di spostarsi. Una cosa vergognosa e triste. I carabinieri di Grosseto si mettono al lavoro e dopo meno di 48 ore rintracciano il triciclo, che tra l’altro era già passato di mano innescando il reato di ricettazione.

    Seconda freccia: certi ladri non vanno in ferie e si ripetono il 25 gennaio, questa volta a Livorno, dove rubano uno scooter elettrico ad Alessandro Vallebona, 44 anni, anche lui disabile, anche lui disperato perché quel mezzo aveva caratteristiche particolari, che rispondevano al suo handicap. Qui accade che la notizia plani sulla scrivania di una piccola azienda di Navacchio, il cui manager, decidendo che il profitto non è tutto, regala ad Alessandro un motorino speciale, che lo aiuterà a spostarsi.

    La terza freccia è del 3 febbraio. A Piombino salta fuori che Giovanna Meini, 69 anni, abitante al primo piano delle residenze popolari al Cotone, è “prigioniera” della sua casa perchè l’ascensore non è mai, proprio mai, entrato in funzione. Un risvolto poco civile. Si aprono polemiche, la società pubblica per l’edilizia popolare interviene e annuncia: nel giro di due settimane l’ascensore ci sarà. Vigileremo.

    In queste vicende non mancano le differenze: la soluzione del problema arriva , di caso in caso, dalle indagini dei carabinieri, da uno slancio di solidarietà e dalla sensibilità di un ente locale. Ma un punto in comune di queste storie è che erano finite sul giornale. Per qualche ora, per qualche giorno o per qualche settimana, hanno galleggiato nella memoria delle comunità, come bottiglie in mare, e poi la corrente le ha portate sul giornale, dove i titoli sono grandi e neri, dove le foto mostrano Giovanna e i due “Alessandri” e dove, leggendo, guardando, non puoi davvero restare indifferente.

    E può darsi che non sia un caso, questo triplice lieto fine; c’è un sapore di carta, un odore di inchiostro e un rumore di pagine sfogliate.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    09 febbraio 2012

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