La tragedia della Concordia nelle parole dei più piccoli: «Sembrava una balena spiaggiata»
Tutti parlano di questa tragedia, tutto il mondo ci ringrazia per quello che abbiamo fatto per questa gente, però mi dispiace tanto per quella bambina di 5 anni che è tra i dispersi, e prego per lei». Francesca ha dieci anni, frequenta la scuola elementare del Giglio e ogni notte pensa a Dayana Arlotti, inghiottita dalla Costa Concordia. Leonardo ha 10 anni. E' un altro gigliese, e la sera del disastro ha soccorso centinaia di naufraghi scesi dalla nave. E' corso in molo e ha offerto tutto quello che aveva, le sue coperte, i vestiti, il thè e caffè. Ha scortato i più grandi in chiesa e i bambini all'asilo; ma come lui molti altri - «una decina di gigliesi di 10-11 anni, figli di gente perbene del posto», dice la maestra Rosa - si sono catapultati in un mondo da grandi, scoprendo lo choc della nave coi suoi morti dentro, «la balena spiaggiata», il mostro galleggiante «con le sue luci grandissime» che ha spalancato le porte al terrore. Il momento del naufragio è tremendo e immaginifico, denso di visioni e suoni impazziti che i gigliesi di quarta e quinta elementare hanno raccontato nell'ultimo tema in classe, con grafia minuscola e precisa. E' la Concordia vista dagli occhi dei più piccoli; un colosso in chiave lillipuziana e che - terribile e naif - apre le porte allo spavento, ma lo fa con un certo candore.
LEGGI La tragedia della Concordia nelle parole dei più piccoli
«Quella sera eravamo ancora svegli - scrive un bambino di 10 anni - quando arriva la mia vicina di casa a dirci che la nave affonda fuori dal porto del Giglio. Ci sembrava quasi impossibile; il babbo è andato a vedere sulla webcam del porto e ha visto il traghetto della Maregiglio che accende le luci come se dovesse partire. Allora io, mio fratello e babbo siamo andati a vedere sulla strada dell'Arenella da dove si vede bene il porto, e ci siamo trovati davanti una nave grandissima, con tutte le luci accese, ed era un po' inclinata verso lo scoglio della Gabbianara. Faceva impressione, sentivo le urla disperate delle persone che erano a bordo, alcune si buttavano in mare per salvarsi. Vedevo che buttavano giù le scialuppe di salvataggio. Ero impaurito, sembrava un film horror». Un film horror ma anche un vecchio mammifero spiaggiato. «Quando l'ho vista sono rimasto di sasso, sembrava una balena arenata», scrive Francesco, 11 anni. Quella sera si sta mettendo il pigiama quando la tata lo chiama. «Allora io e Marilù, mia sorella, siamo andati di corsa a vedere. Io pensavo che Lupo, il nostro cucciolo, avesse rotto qualcosa o avesse fatto la pipì in casa». Ma in mare c'è già il disastro «e la nave da crociera più grossa che avevo mai visto è adagiata sugli scogli. Mi chiedevo come fosse potuto accadere: ero preoccupato per tutte quelle povere persone che stavano a bordo e dovevano essere soccorse».
Sono i momenti più frenetici, in cui padri e madri si agitano e chi sta al Castello si collega a internet e alle webcam, mentre chi abita al porto scende giù e i figli li seguono. «Francesca mia sorella corre subito in camera ad accendere il computer. La nave era vicinissima al molo rosso, le foto su internet erano incredibili». E' una visione in tempo reale ma allo stesso tempo surreale, in cui i bambini si sentono vittime e testimoni del tramonto di un'isola. «E pensare che avevano appena finito di costruirla, quella nave. Proviamo a collegarci a tutte le webcam - racconta Luca - E ogni volta che vedo le immagini mi chiedo. "Ma perché doveva succedere proprio al Giglio?"». Intanto le famiglie escono di casa, e i bimbi fremono per unirsi ai genitori. Ce n'è uno che vede papà e mamma con i sacchetti pieni di roba. E «dove state andando?», chiede. «Loro mi dicono che quella roba è per i naufraghi, poi quando tornano mi spiegano che il porto è pieno di gente affamata». «La mia mamma - scrive un altro - ha mandato giacche, felpe, vestiti, biscotti e merendine per i bambini ed ero contento».
Andrea, un altro bimbo, è rimasto deluso. «Volevo essere al porto per aiutare le persone che avevano bisogno di noi, volevamo ospitare qualche famiglia per farla stare al caldo. Mamma ha telefonato per dirlo, ma non ce l'hanno fatto fare perché abitavamo troppo lontani, sono rimasto male, mi avrebbe fatto piacere». Ci è riuscito invece Leonardo, 10 anni, che abita sul porto. «Un bimbo pacioccone», lo descrive la maestra Rosa Mattera, ricordando come la sera lui stesse aspettando la nave. «Apri la finestra che c'è il saluto», gli dicono i suoi. «Ma stavolta la nave non "tufa», cioè non suona, racconta la maestra. Scoppia il disastro e «il babbo che lavora sul porto è uno dei primi a prendere la barca e andare in soccorso ai naufraghi, spingendosi proprio sotto la Costa». La mamma si preoccupa e dice al figlio. «Ora te ne vai a letto», ma lui no: «Io vengo con te». Almeno fino alle 3 sarà uno delle decine di bambini gligliesi delle elementari e medie che soccorre i naufraghi. Porterà gli adulti in chiesa, facendo mille viaggi in su e giù con coperte e cose da mangiare, mentre per i bambini più piccoli avrà un occhio particolare: tutti all'asilo e all'hotel Bahamas. La mattina dopo si imbatte in Adriano Sofri, che appena tornato in libertà è andato in visita al Giglio per scrivere un articolo per "Repubblica"; lo stesso Sofri che, trovandolo con sua madre, è colpito dal piccolo tutto serio e composto, «con le mani sprofondate nelle tasche e il mento dentro il colletto, come un lupo di mare. Ha un suo battellino a remi». Rosa Mattera consegna i temi in mano con le lacrime agli occhi, come fossero talismani. Non è stato facile convincerla, «i bambini hanno sofferto l'invasione di tutti. Amano la loro isola e anche di fronte al relitto hanno avuto una sensibilità particolare, misteriosa. Sono orgogliosa di tutti, e guai a chi me li tocca».
©RIPRODUZIONE RISERVATA