Una legge nazista vuole prendere la mia Jasmin

La Germania affida la piccola al padre ma la mamma, a Roccastrada, non si arrende

    di Elisabetta Giorgi

    La porta di casa è piena di cartelli lasciati dalle amiche. «Il tuo grande amore sarà pari al tuo coraggio. Dio benedica te e la tua bambina e la sua mano si posi su di voi. Vi amo. Quando la notte è più buia, la luce è più vicina». Lo scrivono le donne di Roccastrada a Parisa Arefi Doost mentre lei, iraniana di 42 anni, piange al pensiero che sua figlia le sarà tolta da un momento all'altro per essere affidata in Germania al marito tedesco, sulla base di una legge di epoca nazista. La Maremma si mobilita. Intanto, la donna ti spalanca una casa che pare un labirinto. La cucina è sottosopra. «Non dormo più».

    «Se avessi avuto l'Aids avrei sofferto di meno. Mi avessero messo sulla sedia elettrica sarebbe finito tutto prima - si dispera Parisa nella sua casa roccastradina, in Maremma - La Germania vuol prendere la mia vita e quella di mia figlia: me la vogliono strappare mentre nessun tribunale ha il coraggio di opporsi alla legge tedesca», si lamenta. E davanti ha gli occhi di sua figlia Jasmin Viola, 8 anni; creatura concepita col marito tedesco Rainer Paeplow e che un vecchio istituto giuridico risalente al nazismo - lo Jugendampt, 1939 - vuol affidare al padre in Germania. Un istituto che molti giuristi giudicano di anacronismo puro, perché di fatto sostituisce la capacità genitoriale e fin dai tempi di Goebbels non è mai stato abrogato, a dispetto delle 65 condanne arrivate dalla Corte di Strasburgo: a concepirlo fu Himmler, ministro del terzo Reich e braccio armato di Hitler che lo indirizzò ai matrimoni misti, a tutela del solo genitore tedesco. Nei casi d'affidamento il bambino va col genitore tedesco, perché i figli dei tedeschi non sono creature del padre o della madre, ma appartengono alla Germania, punto e basta. Se invece il genitore tedesco, come in questo caso, non riesce a mantenere il figlio, il bimbo dev'essere portato nelle case dello Jugendampt o consegnato a famiglie affidatarie.

    La ratifica di Firenze. Ed è un caso di "matrimonio misto" quella della piccola Jasmin Viola, che nata a Roccastrada nel 2003 si ritrova intrappolata nella morsa di un contenzioso internazionale: un padre che la reclama in Germania sulla base dello Jugendampt, e una madre che la vuole con sé in Maremma. Il tribunale tedesco (con sentenza ratificata dal tribunale dei minori di Firenze) ha già deciso: la bimba dev'essere reimpatriata in Germania. I giudici italiani hanno avallato il tutto e Jasmin dovrà tornare in Germania da un momento all'altro, ma la mamma - una cascata di riccioli neri, carnagione scura e sguardo vitreo dietro agli occhiali- non si arrende battendosi come una leonessa. Nata a Teheran, 42 anni «anche se me ne sento 200», in queste sue stanze caotiche e animate dal calore orientale, tra kilim e cuscini decorati, vive da anni. Emigrata giovanissima in Italia coi genitori - il padre è commercialista - da 15 anni abita in Maremma dove ha preso casa.

    Dall’amore alla disperazione. Parisa conosce Ranier nei boschi di Roccastrada: un tipo alternativo con la passione del "naturismo", e se ne innamora. Lui vive in roulotte, è un vegetariano convinto che mangia solo semi. «Non ha mai lavorato», dice Parisa. E anche in paese lo descrivono come «un tipo cavernoso, solitario». Nel 2003 nasce Jasmin e dopo due anni si sposano. Parisa insegna danza del ventre a Grosseto e lavora in qualche agriturismo; conduce una vita normale con la figlia integrata a Roccastrada finché - nel 2009 - lui non decide di tornare ad Altusried, minuscolo comune natìo della Baviera, portandosi dietro moglie e figlia. «Lo seguo con Jasmin», dice Parisa, «senza accorgermi che sarà una trappola». La famiglia inizia una vita tedesca all'insegna dell'austerità e delle regole della famiglia del marito, che è descritto dalla moglie come ideologicamente affine a ideali nazionalisti, che lei stigmatizza. «Il padre iscrive Jasmin a una scuola in cui non c'è affetto, non un bacio né una carezza; non un libro da leggere»; la bimba resterà analfabeta fino a 8 anni. Sono anche luoghi quasi misterici e pieni di contraddizioni a dispetto di clichet teutonici; regnano superstizioni. Dopo un anno la donna torna in Italia da sola; è crisi di coppia. Il marito le impedisce di portare la bimba con lei e intanto ha ottenuto la "determinazione della residenza della figlia" in Germania, cosicché l'iter dell’affidamento seguirà la legislazione tedesca. Ad agosto la donna riesce a riportare la bimba in Italia col padre per le vacanze estive, tentando di tenerla lì, ma intanto il tribunale di Kempten sentenzia che la bimba - in base allo Jugendampt - sia reimpatriata. Dopo 6 mesi, dicembre scorso, il tribunale dei minori di Firenze "avalla": la bimba deve stare col padre. Furiosa la madre: «I tribunali italiani non vogliono mettersi contro la Germania», mentre l'avvocato Laura Cossar di Milano, legale della madre, spiega che «il giudice dei minori non ha nemmeno ascoltato la bambin».

    La battaglia legale. Ci sono un certificato medico che prova lo stato di denutrizione al suo ritorno in Italia, e la relazione degli insegnanti della scuola elementare di Civitella che testimonia il suo «ottimo inserimento a Roccastrada». Intanto è stata chiesta una sospensiva, ma da un momento all'altro «mia figlia potrebbe essere presa in classe dal tribunale dei minori». Il provvedimento avrebbe dovuto già essere eseguito il 12 gennaio, ma la bimba alla vista del padre si è sentita male: un roccastradino ha chiamato la guardia medica e il reimpatrio è stato rimandato. «Ora mia figlia rischia di finire in una casa-famiglia come fosse orfana, mentre io posso mantenerla», piange Parisa. E le amiche si stringono a lei preparando striscioni per imbandierare Roccastrada, "No alla deportazione", scriveranno richiamando Aushwitz. «Ho preso la stoffa di un vecchio maglificio di mio zio - dice l’amica Sheila - prepareremo i cartelli con lo spray. Tappezzeremo il centro e l’ingresso del paese. "Jugendampt = SS". Siamo una decina, riunite in un comitato».

    «Di fronte a queste cose non puoi restare inerte - dice Ottorino Bartaletti, roccastradino doc - Siamo padri di famiglia, conosciamo il valore dell’amore». La madre si è rivolta al ministro della Giustizia, mentre il presidente della Provincia Marras oggi andrà a Bruxelles dall'europarlamentare Leonardo Domenici. «Questa situazione è frutto di un’ostinazione giudiziaria che deve far riflettere tutti noi. Quello che interessa è la volontà della bambina. E lei vuole stare con la madre».

    (ha collaborato Lorenzo Santorelli)

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    31 gennaio 2012

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