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Fusti tossici in mare Quattro fax provano che tutti sapevano

Il caso è stato sottovalutato per settimane dalle istituzioni Asl e Arpat pronte ad analizzare acqua e pesci

di Giorgio Carlini

LIVORNO

«Asl e Arpat sono pronte a eseguire campionature di acqua e pesci, per verificare che non ci siano tracce di inquinamento da metalli pesanti». A dirlo è l'assessore all'ambiente di Livorno, Mauro Grassi. Qualcosa comincia dunque a muoversi intorno a ai 198 bidoni, contenenti sostanze tossiche, persi in mare dall'eurocargo “Venezia”, episodio reso pubblico dal “Tirreno” in assenza di comunicazioni ufficiali. Peccato però che sia passato praticamente un mese dall'incidente dell'imbarcazione della Grimaldi Lines e che, come testimoniano oggi alcuni fax della Capitaneria di porto di Livorno, diffusi ieri, si scopre che tutti i soggetti competenti all'emergenza ambientale sapevano già quel 17 dicembre 2011 alcuni importanti dettagli della vicenda.

«L'Arpat regionale - ha spiegato Grassi - sta esaminando i rilievi fatti dalla nave-laboratorio Poseidon, che da circa 10 anni controlla 12 punti dell'ambiente marino di fronte alla Toscana. Tre di questi punti ricadono proprio in quella zona. L'analisi permetterà di evidenziare qualsiasi minima variazione dei parametri ambientali».

Nei prossimi giorni verrà effettuata anche una "pescata" nella zona in cui è avvenuta la perdita dei fusti metallici, per controllare l'eventuale presenza di sostanze pericolose nei pesci. Non solo: «Alcune imprese si sono fatte avanti per prestare tecnologie avanzate per il rilievo e il successivo recupero dei bidoni». Fondamentale, in questo senso, sarà il vertice previsto per lunedì pomeriggio, a Livorno, quaso su sollecitazione del presidente della giunta regionale arriverà il ministro dell'Ambiente Corrado Clini.

Qualcosa si muove, insomma, ma diventano evidenti anche i ritardi e le sottovalutazioni. La Capitaneria di porto di Livorno è infatti uscita allo scoperto dopo 27 giorni di silenzio e di conseguenti accuse subite per le mancate comunicazioni tempestive sull'incidente. Accuse che oggi può rispedire al mittente, con la diffusione delle copie di quattro fax inviati a istituzioni locali, regionali e nazionali, a partire dall'avvertimento della nave della Grimaldi sulla perdita del materiale pericoloso.

Il primo documento la Capitaneria lo invia il 17 dicembre. Nel fax è descritta la perdita dei due semirimorchi carichi di fusti metallici. Nel dispaccio si nomina la ditta produttrice, la Isab Srl di Priolo, e il tipo di materiale contenuto nei bidoni: "merce pericolosa", che non sarebbe solubile in acqua e in caso di fuoriuscita tenderebbe al galleggiamento. Il 18 dicembre vengono diramati altri due fax. Il primo contiene la copia del messaggio della Direzione marittima di Genova sulle operazioni di messa in sicurezza dei bidoni con "sostanze nocive" rimasti a bordo dell'eurocargo. Il secondo informa che durante la mattina un mezzo aereo della Guardia costiera di Sarzana ha effettuato una ricognizione per verificare la presenza del materiale disperso, ma l'attività ha dato esito negativo. Altro giorno, altra comunicazione. Il 19 dicembre la Capitaneria invia un quarto fax. Si parla ancora di "merce pericolosa", e vengono fornite le coordinate precise entro le quali l'imbarcazione avrebbe perso i fusti. Tra i destinatari dei dispacci, oltre al ministero dell'Ambiente, ci sono i comuni di Livorno e Pisa, le prefetture e numerosi soggetti preposti alle emergenze ambientali di Livorno, Pisa, Genova, La Spezia, Sarzana e Catania. Dunque, tutti sapevano. Ma le analisi, e soprattutto le operazioni per il recupero dei bidoni tossici, ancora non sono partite. Con il concreto rischio di trovare

adesso, a distanza di un mese, una situazione peggiore di quella di partenza. Perché aspettare così tanto tempo prima di passare all'azione? Perché fare "domani" quello che poteva essere fatto già prima di Natale? La sottovalutazione è evidente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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