Quotidiani locali

Vai alla pagina su Il Tirreno 140 anni

Gli occhi del tenente Baker: come hanno potuto?

Questo articolo è stato pubblicato sul Tirreno nel 2012 in occasione del passaggio del giornale dal bianco e nero al "full color". Quell'anno il nostro giornale celebrava i 135 anni. Così i nostri giornalisti ed ex direttori raccontarono alcuni grandi avvenimenti di questa lunga storia

La guerra era quasi finita e l’ingresso dei partigiani a Milano una questione di giorni. Ma in quell’inizio di aprile del 1945 c’era ancora tanto sangue da versare per vincere i criminali tedeschi che resistevano sulla Linea Gotica. Sempre più disperati, sempre più feroci e crudeli. Il tenente afro americano Vernon Baker della divisione Buffalo ricevette dai suoi comandanti un ordine preciso: sfondate le ultime difese, stanate i tedeschi che ci sparano addosso dal castello di Aghinolfi, vicino a Montignoso.

"I had a job to do and I did it", un lavoro da compiere, niente altro. Così Baker ci spiegò in quell'aprile del 1997, col sorriso del giusto che non insegue la gloria. Da pochi mesi era diventato l'unico soldato nero che il governo americano aveva premiato con la medaglia d'oro per i suoi atti di eroismo durante la seconda guerra mondiale. Avevo letto la sua storia su un giornale americano e con Claudio Giua e Nino Sofia ci eravamo convinti che sarebbe stata una bellissima iniziativa rintracciare il tenente Baker e farlo tornare da noi, sui luoghi dove aveva combattuto, dove aveva sepolto tanti suoi commilitoni. Nella nostra Toscana, nell'Italia che aveva contribuito a liberare. Lo trovammo e fu felice di venire.

Cominciarono così per noi del Tirreno dei giorni pieni di incontri, ritorni, scoperte, riconoscimenti ufficiali, ricordi terribili e pensieri sul tempo passato e sul tempo attuale, sulla memoria e sulla storia del nostro Paese. Ci furono momenti di grande commozione, il ricordo della guerra di quei giorni terribili della nostra vita quando tutto era appeso a un soffio d'aria, a una luce improvvisa, al suono di una parola straniera... Baker ci fece da guida, con la sua memoria, attraverso i giorni dell'attacco finale. Salimmo con lui su quelle pendici delle Apuane, con lui e Emilio Bertelloni che diciassettenne lo aveva aiutato a scovare le mitragliatrici nemiche e a distruggerle rischiando la vita. In cima al castello ci facemmo una foto: la tengo ancora tra i miei ricordi più cari, testimonianza di quello che è un giornale: non solo il racconto di quello che accade giorno dopo giorno, ma testimonianza viva e attiva di un popolo e della sua storia.

Ricordo poi quegli occhi di Vernon Baker che fissavano nel vuoto, interrogandoci, a Sant'Anna di Stazzema, sul perché di quella strage. Poco o nulla dovevano aver saputo allora, mentre combattevano l'attacco finale, di ciò che era realmente accaduto sette mesi prima, in quelle montagne contese ai tedeschi dai partigiani italiani. Il soldato Baker chiedeva a noi "perché", come possono dei militari armati trucidare donne, vecchi e bambini... l'ignominia degli atti, la vergogna dei silenzi.

E la storia di quell'armadio scoperto nel 1994 in uno sgabuzzino della cancelleria della procura militare in un palazzo romano che conteneva 695 dossier sui crimini di guerra compiuti dai nazisti. Per quanti anni era stata nascosta agli italiani la verità sulle stragi in Toscana, in Emilia, su per lo stivale attraversato dagli eserciti di occupazione. Quanti morti eroici, torture, quante vittime innocenti per ridare a noi, i bambini di allora e a quelli di oggi, la vita e la libertà.
Il soldato Baker è morto due anni fa, nella solitudine e nel silenzio delle foreste del nord dell'Idaho dove viveva chiuso nei suoi ricordi prima che il presidente Clinton lo sottraesse all'ombra e lo portasse agli onori della medaglia d'oro del Congresso. Oggi riposa nel cimitero di Arlington accanto ai grandi della storia americana. Sono state le comunità locali a pagare il viaggio dei suoi familiari fino a Washington, per assistere al funerale. E la storia di quell'atto di eroismo dell'aprile del'45 ci aiuta ancora oggi a capire quanto fu complessa la vicenda del nostro Paese diventato schiavo di una dittatura feroce. Insieme combatterono i liberatori d'oltre oceano e i nostri partigiani e antifascisti.

Molte volte, ancora oggi, anche nella nostra Toscana, ci si accanisce nel distribuire meriti e giudizi definitivi: ci siamo liberati da soli. Oppure: senza gli americani gli inglesi eccetera non ce l'avremmo fatta. A cosa serve questo dibattito? Il tenente Baker senza la sua giovane guida locale, sarebbe riuscito a distruggere i cannoni tedeschi? Cosa era infine che spingeva un tenente afroamericano, pesantemente discriminato in patria, a sfidare la morte davanti al mare della Toscana se non quello che un tempo si chiamava anelito alla libertà? La
nostra libertà è nata dal bisogno di libertà che ci unisce ad altri popoli. L'uso che abbiamo saputo farne negli anni successivi è tutto sulle nostre spalle: ricordiamocelo, quando anche nelle nostre città sempre più spesso sentiamo tirare il vento del razzismo, odioso oggi come lo fu allora.

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro