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Vai alla pagina su Il Tirreno 140 anni

1963: Togliatti, Sofri e la conferenza interrotta. Il ’68 era iniziato

Questo articolo è stato pubblicato sul Tirreno nel 2012 in occasione del passaggio del giornale dal bianco e nero al "full color". Quell'anno il nostro giornale celebrava i 135 anni. Così i nostri giornalisti ed ex direttori raccontarono alcuni grandi avvenimenti di questa lunga storia

Quando lo sguardo del Migliore incontrò quello dello studente furono scintille. L’impunito lo aveva interrotto per dirgli che il suo partito non faceva quel che diceva. «Ci provi lei a fare la rivoluzione», gli urlò Togliatti indispettito. Adriano Sofri, si rincalzò il berretto alla Lenin e, guardandolo dritto negli occhi, replicò: «Ci provo, ci provo». E’ il marzo del 1963, siamo nella sala degli stemmi della scuola Normale. Una cosa così non si era mai vista. Il famoso Sessantotto forse inizia lì. Un anno che è durato decenni e, come un vaccino di richiamo, ha avuto anche un’appendice. E’ quando tante cose insieme accadono per la prima volta che succedono le rivoluzioni. Ecco perché il destino scelse Pisa come epicentro del terremoto. Lì, in quegli anni, a cominciare da questa, di cose mai viste ne accaddero a bizzeffe. Ma procediamo con ordine.

Volano gli schiaffi Febbraio 1968. Per la prima volta uno studente (Pompeo Rocco) insultò un vecchio barone (Tristano Bolelli). Per la prima volta un vecchio barone (Bolelli) schiaffeggiò uno studente (Rocco). Un altro schiaffo preso dal presidente dell’Oriup Mario Bonadio fece scattare la denuncia che portò per la prima volta in galera due studenti (Guelfo Guelfi e Marco Moraccini).

Nel carcere Don Bosco Marzo 1968. «Chi è?», «Uno studente». «Ci mancavano solo loro» disse la guardia anziana da dietro un banco. «Come ti chiami?», «Guelfo Guelfi». Alzò gli occhi: «Sei mica parente di quel Guelfi, zoppo, che fa la scuola guida?» «Certo, è mio padre». «Ah, è registrato qui anche lui. Dev’essere lassù» disse, indicando l’ultimo ripiano di un vecchio scaffale: “Il comunismo è come la sifilide, si trasmette di padre in figlio”. Il Don Bosco lo ritroveremo spesso, purtroppo, in questa storia. Gli arresti provocarono scontri alla stazione, mai visti prima.

Davanti alla Bussola Dicembre 1968. «Portalo via, portalo via...», la convulsione che gli stava attorno aumentava la sua agitazione. Non aveva capito bene cosa era successo. Aveva visto fiammate, udito due colpi, un bruciore forte alla schiena e le gambe gli erano diventate improvvisamente molli. Ma guarda te cosa gli doveva capitare proprio la notte dell’ultimo dell’anno. Era la prima volta che la polizia sparava. Da quella notte Soriano Ceccanti non avrebbe più camminato.

Prima vittima Ottobre 1969. Era seduto sulla spalletta con gli occhi che gli lacrimavano e guardava, nel fumo, quel che accadeva. La polizia sparava lacrimogeni. Sentì prima un sibilo poi un colpo terribile al petto. Gli spaccò il cuore. Si chiamava Cesare Pardini aveva ventidue anni. Fu il primo studente vittima di scontri di piazza in Italia.

Seconda vittima Maggio 1972. Franco Serantini era molto miope. Quando rimase isolato sui lungarni perse anche gli occhiali. Non riuscì a vedere il gruppo di poliziotti che lo circondò e lo calpestò fino a fargli perdere i sensi. Quando si riprese era al Don Bosco e, durante gli interrogatori, disse a tutti che si sentiva male. Non fu creduto. Morì due giorni dopo lì in una cella. Aveva 20 anni. Per commemorarlo, una settimana dopo, Adriano Sofri tenne un comizio in una piazza di Pisa. Lì, dice l’accusa, dette l’ordine di uccidere un poliziotto.

Un cerchio si chiude Luglio 1988. La cosa riemerse, come fosse Dumas, vent’anni dopo. Condannato definitivamente, dopo molte contraddittorie sentenze, Sofri - che si è sempre dichiarato innocente - si consegnò al Don Bosco. Tutt’oggi sconta la sua pena, per ragioni di salute,
ai domiciliari. Nel corso di quest’anno l’avrà scontata per intero e tornerà libero. Avrà 70 anni. E a quel punto, forse, questo infinito Sessantotto, finalmente finirà.
Davide Guadagni
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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