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Vai alla pagina su Il Tirreno 140 anni

Lippi ha gli occhi sulla Coppa e il pensiero al mare

Questo articolo è stato pubblicato sul Tirreno nel 2012 in occasione del passaggio del giornale dal bianco e nero al "full color". Quell'anno il nostro giornale celebrava i 135 anni. Così i nostri giornalisti ed ex direttori raccontarono alcuni grandi avvenimenti di questa lunga storia

Gigi Buffon indossa ancora i guanti da gara, oro e blu, quando porge al suo allenatore la coppa del mondo appena vinta. Marcello Lippi la tiene davanti a sé, come uno sciamano terrebbe un bimbo appena nato. Ha gli occhi stanchi e felici.

Mister, prendi la tua coppa del mondo. Lippi la afferra e la guarda intensamente. Grosso ha segnato, i telecronisti hanno strillato, Zidane ci ha regalato una bellissima testata e, insomma, ci sentiamo tanto italiani. A Berlino il commissario tecnico socchiude gli occhi e abbozza un sorriso. Tra pochi istanti fumerà un sigaro, in campo. È la notte del 9 luglio 2006, “spread” è una parola sconosciuta, il cielo è buio ma anche molto, molto azzurro. E non c’è altro da dire di quel giorno. Perché le cose si raccontano a chi non c’era, ma quella notte praticamente c’eravamo tutti. Marcello Lippi è di Viareggio. È questo, semmai, che si può raccontare.

Il Ct non fa mistero del legame ancestrale con la sua città. Sedici aprile: «Se vinco il mondiale, o se vengo eliminato al primo turno, il programma non cambia: sono già d’accordo con i miei amici di Viareggio, prenderemo un motoscafo e fuggiremo al largo. Per un brindisi se andrà bene o per fuggire dalle critiche se andrà male...». A volte, nella vita, la vera fuga è quella di tornare a casa. Il Tirreno ha un inviato a Berlino e una redazione a Lippilandia. Quando Marcello parla della sua città, il Tirreno prende nota. Venti giugno: “Questa sera, prima della partita contro la Repubblica Ceca, chiamerò a casa, a Viareggio, per far accendere il motore della barca....». Due luglio, prima della semifinale con la Germania: «Tutti ora salgono sul carro del vincitore? Non mi preoccupa: io sono di Viareggio, lì c’è il Carnevale. I carri li ho nel sangue». Il mondiale scorre e la gente scrive al Tirreno.

Compaiono numerosi parrucchieri di Lippi, tutti pronti a giurare che il mister si fa i capelli nel loro negozio; aumentano i ristoranti dove Lippi “va sempre” a pranzo o a cena. Una città di “migliori amici di Lippi”; quelli che lo sono davvero, quelli che non è proprio così ma va bene lo stesso. Il gruppo degli amici veri, quelli delle partite a pallone da bambino e delle uscite con le ragazze da ventenne, festeggia con riti, misteriose scaramanzie, devastanti sfottò. Sparsi in gruppetti, ognuno a guardare la partita nella stessa posizione della gara di debutto: occorre non disturbare il demone-dio della fortuna.

La prima sera mondiale Roy Lepore, nostro preziosissimo collaboratore a Viareggio, è ospite di un gruppo di fedeli lippiani, e si vince: a quel punto il cronista è invitato (e anche obbligato) a presenziare cena dopo cena, senza eccezioni. E si rivince. Tra decine di migliaia di persone in piazza Mazzini, fotografiamo una bella ragazza con lo slogan sulla maglietta: «Se vinciamo, stasera la do a tutti». E si rivince. C’è il Tirreno, a margine e nel cuore di questa storia. Lanciamo un’idea: scrivete un sms a Lippi. Migliaia di risposte, un gran pacco di fogli che in Germania il nostro inviato consegna all’allenatore. Vai Marcellino, ti ricordi, sono quello dell’edicola, del bar, della lavanderia... il tenore è sempre quello. Lui riceve il pacco, sorride e commenta: scrivete questo titolo “Delafia” ragazzi, grazie, forza Italia. La parola in corsivo vuole dire tutto e niente, è un famoso rafforzativo effimero di slang viareggino.

Un giorno in redazione entrano tre carnevalari di lungo corso (carnevalaro: sostantivo singolare maschile, designa un uomo appassionato di Carnevale da capo a piedi), si fanno accompagnare da Roy e fanno irruzione nell’ufficio del caposervizio. Si mettono a cantare una versione riveduta e corretta di “Su la coppa di Champagne” dedicata agli azzurri. Ce ne consegnano pure il testo... La pubblichiamo, su loro richiesta/minaccia. Due giorni dopo, migliaia in piazza Mazzini la cantano a memoria. Avevano letto il giornale. Per un mese gli occhi di Viareggio sono tutti per il leader con i capelli brizzolati; quello antipatico, sì, ma agli altri. È un vero intreccio sentimentale. L’uomo che altrove è scontroso o gelido, qui si fa voler bene da chiunque. Scherza con i maghi della cartapesta (nel 2007 gli dedicheranno due carri enormi), è spesso al fianco di cause nobili, o impegnato in importanti gesti di solidarietà fatti senza clamore.

Poi arriva la notte di Berlino, quella degli occhi di Lippi sulla coppa. Tutti i nostri cronisti sono in piazza Mazzini, nascondiamo mille locandine speciali nell’albergo Bella Riviera, per essere regalate subito in caso di trionfo (rischiammo: se avessimo perso e si fosse saputo di quelle locandine, non ne saremmo usciti indenni). In redazione, al rigore vincente di Grosso, si sente il boato arrivare da piazza Mazzini. Sembra un’onda: la più bella delle mareggiate. Marcello Lippi torna a Viareggio l’11 luglio. Semina paparazzi, autografisti e cameramen. Alla fine lo intercettiamo in cima a via Coppino. In sella a un motorino, si toglie il casco e ridacchia: basta, ci dice, non vorrete mica seguirmi ovunque,
ora? Ridice delafia, si informa se l’abbiamo pubblicato (l’avevamo fatto). Poi ci saluta perché ha un appuntamento. L’appuntamento è proprio lì. Prende un motoscafo, salpa e va in mezzo al mare. L’aveva detto.

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