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Anno 1986: un clic e a Pisa nasce il web

Dal 12 gennaio Il Tirreno cambia: nuova grafica, interamente a colori, più inchieste e cronaca locale, nel solco di una storia lunga 135 anni. I nostri giornalisti ed ex direttori racconteranno in un "conto alla rovescia" alcuni grandi avvenimenti di questa storia

Gli occhi dell’informatico pisano Luciano Lenzini luccicano di commozione quando ricorda il 30 aprile del 1986: «Con un semplice clic di invio iniziò il primo collegamento in rete», ricorda. Nacque così a Pisa il web, ma il miracolo pisano di Internet passò quasi inosservato in un'opinione pubblica tutta presa, in quell'aprile di venticinque anni fa, da tre eventi storici: l'attacco missilistico contro Lampedusa, lo scandalo del vino al metanolo e il disastro di Chernobyl.

Al confronto il clic dei professori pisani sembrava poco più di un gioco da accademici. Astruserie da laboratorio. E invece quel clic ha cambiato il mondo e non è un caso che sia avvenuto a Pisa, da più di mezzo secolo all'avanguardia nel campo dell'informatica. Qui nacque nel 1961, inaugurato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, il primo computer interamente progettato e realizzato in Italia. Si chiamava Cep: era un mix di valvole e transistor grande come un campo da tennis e alto come un frigorifero, capace di fare 70mila addizioni al secondo grazie a una memoria di 8k (l'equivalente di un breve documento di testo), realizzata a mano. Lavorava 24 ore su 24, divorando chilometri di nastri di carta, e per verificarne il funzionamento si doveva ricorrere a un robusto martello. Gronchi lo guardò con occhi particolarmente orgogliosi, lui che era pisano di Pontedera.

Da giovane cronista, verso la metà degli anni Settanta, ricordo di aver intervistato più volte il professore Guido Torrigiani, livornese d'adozione, allora direttore del Cnuce (Centro nazionale universitario di calcolo elettronico), fermamente voluto da uno dei padri della Cep, il professore Alessandro Faedo. Indimenticabile la targa alla porta di Torrigiani, a caratteri cubitali, nella sede di via Santa Maria, a due passi da piazza dei Miracoli: «The Boss». L'uomo era tutt'altro: ironico, generoso, disponibile. «Queste macchine di calcolo - diceva allora, quasi quarant'anni fa con gli occhi di chi guarda al futuro - avranno in futuro una straordinaria influenza nella trasmissione delle informazioni».

In quello stesso stabile di via Santa Maria dove una volta c'era l'Opera Salesiana, il 30 aprile 1986, come si è ricordato, iniziò il primo collegamento in Rete. «Fu il debutto italiano di Internet, che allora si chiamava Arpanet. L'Italia fu la terza in Europa dopo Norvegia e Inghilterra a entrare con successo nella rete, grazie a un progetto sponsorizzato dalla Difesa americana», spiega Lenzini. Protagonisti di questo miracolo pisano l'Università e il Cnr. In quegli anni a Pisa c'era un gruppo di ricerca tra i più avanzati in Europa e che collaboravano a stretto contatto con i padri di Internet Robert Kahn e Vinton Cerf.

«Gli americani - ricorda ancora Lenzini - volevano sviluppare la rete anche in Europa, tanto da far arrivare presso il Cnr un'apparecchiatura chiamata Butterfly Gateway (il cancello della farfalla). Fu il primo collegamento Internet italiano. Oggi diamo per scontata la tecnologica che ci permette di fare cose impensabili qualche decennio fa, ma è iniziato tutto da lì, da un semplice clic di una tastiera a Pisa». Altra data importante nella storia informatica è stata il 23 dicembre 1987, quando venne registrato «CNR.it», il primo dominio italiano. Tra i domini nazionali, quello italiano è sesto nella classifica dei domini più registrati e si è dimostrato uno dei più appetibili rispetto al tedesco .de, al francese .fr e al britannico .uk.

A differenza di questi, infatti, il suffisso "it" è un termine ghiotto per i domini in una Internet «che parla inglese» (it
in gergo è il termine che definisce «Information technology») e non è un caso che, non appena hanno potuto, gli operatori esteri ne abbiano registrati molti. Un successo per il mondo della ricerca pisana.

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