di Ilaria Bonuccelli
Nicola Luisotti, viareggino, direttore dorchestra a San Francisco
SAN FRANCISCO. Prima della decisione finale, Maria Manetti Farrow ha fatto un salto a Milano. Alla Scala, a giugno, per la prima di Attila, diretta da Nicola Luisotti. Poi la manager fiorentina, trapiantata in California da venticinque anni, si è convinta. E ha firmato un assegno da 3 milioni di dollari per l'Opera house. Un milione l'anno, per sostenere le produzioni liriche. A una condizione, anzi due: che coinvolgano i "grandi interpreti d'opera italiani" e che sul podio ci sia il direttore musicale del teatro americano, il versiliese Luisotti. Quello di Maria Manetti Farrow non è solo un impegno. Il primo milione, è già stato consegnato all'Opera house per l'allestimento della Turandot, l'incompiuta di Puccini che venerdì sera ha inaugurato la nuova stagione dell'Opera di San Francisco. Il secondo è già stanziato: servirà per il Rigoletto di Verdi che nel 2012 aprirà la stagione, con Luisotti a dirigere uno dei più grandi tenori italiani, Francesco Demuro, sardo di nascita e lucchese di adozione. Per il 2013 - scherza Maria Manetti Farrow - ancora «non so quale opera verrà prodotta con questo fondo. Ma so per certo che sarà italiana». Perché questo vuole l'associazione Amici di Nicola Luisotti che supporta l'opera. E in particolare il tycoon che si è lasciato convincere da Maria Manetti Farrow a investire 3 milioni in questa operazione: Jan Shrem, una vita spesa nell'editoria internazionale (è stato anche socio della Fratelli Fabbri, a Milano), oggi proprietario di una delle più importanti vinerie di Napa Valley, ama l'opera «da quando ero al college. Soprattutto Puccini, Verdi, Monteverdi, ma anche Wagner, Richard Strauss, Gluck. Proprio l'ascolto dell'opera mi ha spronato ad arrivare in alto e oggi voglio restituire quello che ho ricevuto».
11 settembre 2011