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Spiritosi e colorati ecco i protagonisti della happy hour

Va di moda dire che la happy hour non è più di moda. Non date retta, estate toscana continua a far rima con happy hour: prima di cena (o al posto della cena) il popolo degli aperitivi continua a gettarsi sullo stuzzicchino senza distinzioni di età o di condizione sociale. E da Bocca di Magra a Capalbio va in cerca di cocktail sempre nuovi. Che spesso e volentieri parlano toscano.  Prendiamo il Pica. Arriva da Lorenzana e sta conquistando locali e spiagge. Tanto da dare il nome con un filino di ambiguità a kermesse estive come Miss Pica bagnata. Ventisette gradi di frutta e aromi per una bevanda inventata da Francesco Pietroni, barman professionista livornese che a 35 anni è diventato imprenditore. "Pi" come Pietroni,"Ca" come Carletti, il cognome di Vanessa, la sua fidanzata. La miscela è top secret: aromi, fra cui prevale il passion fruit, distillato di vinacce, essenze. Un mix frutto di un anno di esperimenti che alla prova dei fatti si sta dimostrando ottimo proprio per i cocktail.  Sempre dall'entroterra arriva una fresca bevanda estiva quasi scomparsa e riscoperta solo negli ultimi anni: il Vermouth bianco di Prato. Fra le aziende che l'hanno rimesso in commercio la Nunquam di Tavola che lo produce con la ricetta originale e i metodi di lavorazione del 1750. Uva bianca non ancora matura e erbe raccolte nei campi: la tradizione toscana affidava alle massaie la produzione del Vermouth. Nel vino bianco venivano messe a macerare erbe aromatiche, spezie, bucce di cedro, di arancia, di pesca, poco zucchero e poco alcol. Risultato, una bevanda ambrata, aromatica, fruttata, a 15 gradi. Servito fresco, un ottimo aperitivo. Che sempre a Prato qualcuno ha utilizzato per realizzare un cocktail di successo: il Buonamici. Inventato da una barman pratese, Antonia Lo Casto, disseta come un Mojito ma è assai più leggero. Al Vermouth bianco si aggiunge Alkermes (altro liquore di tradizione toscana, prodotto dalla Nunquam), lamponi, lime, pompelmo rosa, ginger ale e foglie di menta.  La preparazione non è difficile, al Vermouth bianco si può sostituire anche un Vermouth rosè, al lime una fetta di limone, poi ghiaccio prima di shakerare il tutto. Chi lo ha assaggiato ne dice un gran bene.  Altro prodotto toscano che si sta ritagliando un suo spazio consistente nelle preferenze di quelli che nell'all inclusive dell'estate mettono volentieri un goccetto è lo Spinello che lungi dal rimandare a fumose trasgressioni notturne si presenta con buone referenze proprio dal punto di vista salutistico. Lo Spinello potrebbe infatti tranquillamente sostituire il classico Limoncello a fine pasto, e con esiti migliori dal punto di vista digestivo.  Si tratta di un liquore officinale a base di olivello spinoso fatto in base alla ricetta esclusiva del dottor Augusto Verando Tocci realizzata con Leonardo Franceschi e Lauro Morettini e prodotto a San Patrignano di Arezzo, vicino a Monte San Savino. I frutti dell'olivello spinoso sono tornati di moda grazie all'utilizzo in ambito wellness: concentrati di vitamine con proprietà benefiche riconosciute. Di colore arancione e gusto pieno, si può bere freddo "da freezer" come il limoncello, con ghiaccio o mixato con altri liquori per dare una nota insolita all'ultimo cocktail. E se qualcuno raccoglie (non è facile) i frutti dell'olivello spinoso, se lo può fare anche in casa mettendoli a macerare in alcol a 95º per almeno un mese. Poi si filtra il liquido e si aggiunge sciroppo fatto con acqua e zucchero.  Queste le new entry nel panorama alcolico toscano, cui vanno aggiunti i grandi classici che dalla Toscana hanno conquistato il mondo. E hanno perso le loro radici. Il Galliano ad esempio.  Oggi lo produce in Olanda la Lucas Bols, ma fino a poco più di 20 anni veniva fatto a Livorno. Dove era nato nel 1896 nella Distilleria Arturo Vaccari. Un liquore creato per celebrare le gesta del capitano Giuseppe Galliano morto quell'anno nella battaglia di Adua.  Giallo, 32 gradi, gusto di anice, liquirizia e vaniglia, nel secolo scorso è stato protagonista di decine di cocktail bevuti nei cinque continenti, tanto da essere citato da fior di scrittori, da Emilio Salgari (Lo schiavo della Somalia) a John Fante (Foul of life). Nel 1989 il Galliano salpò da Livorno: il marchio venne acquisito dalla francese RemyCointreau che nel 2006 l'ha poi girato agli olandesi.  Nell'"A to Z Cocktail recipes" compaiono ben 59 ricette di coctail classici a base di Galliano. La più famosa è quella dell'Harvey Wallbanger: 5 parti di succo d'arancia, 2 parti di wodka, una parte di Galliano. Versare wodka e arancio su cubetti di ghiaccio, mescolare quindi coprire con il Galliano e servire.  Altro liquore made in Livorno e poi volato all'estero, la Tuaca, tanto poco conosciuta dalle nostre parti quanto celebre e apprezzata oltreoceano. Prodotta fino all'anno scorso nella città dei Quattro Mori dalle Distillerie Tuoni e Canepa, è stata acquistata dalla holding mondiale del Bourbon, la Brown Forman, da sempre rivale e produttrice di Jack Daniels e Southern Comfort, che ne ha trasferito la produzione nel Kentucky. La fabbrica era stata fondata nel 1938 dall'imprenditore Alfredo Neri per i suoi due generi, Gaetano Tuoni e Giorgio Canepa. Dopo la guerra i due lanciarono un nuovo prodotto, il Milk Brandy, fatto con latte e una sorta di Bourbon alla vaniglia. Successivamente il latte fu tolto, e nacque la Tuaca che negli anni sessanta conquistò il mercato americano.  Negli States la Tuaca, servita fredda, da sempre è venduta come liquore "Italian style" e sul sito della Brown Forman spacciato per ricetta rinascimentale "creato per Lorenzo de' Medici" (!), prima di essere "riscoperto a Livorno, apprezzato dai soldati americani durante la guerra mondiale e portato a casa negli Usa".  Cocktail
con la Tuaca? Decine. Il Tuaca Lemon Drop Shot, ad esempio: una parte e mezzo di Tuaca, mezza di Triple sec, una di Sweet and sour (miscela di zucchero e limone) una fetta di limone, zucchero. Shakerare tutto eccetto lo zucchero con ghiaccio e versare in un bicchiere col bordo coperto di zucchero.

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