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La bacchetta d'ulivo di Nicola Luisotti conquista la Scala

Ilaria Bonuccelli  MILANO. La "signora delle saponette" è fra le prime ad arrivare all'ingresso degli artisti. Maria Pia Matteoni tira fuori i ritagli di giornale, i programmi di sala, una penna. La maestra in pensione di Pontremoli, con la casa per le vacanze al Secco, in Versilia, è con gli amici del loggione della Scala e aspetta Nicola Luisotti. Vuole l'autografo del direttore d'orchestra viareggino, che ha appena debuttato con "Attila", perché è la prima volta - dice - che al Piermarini si vede (e si sente) «un Verdi che non viene "buato". C'era qualcuno che si era preparato a fischiare ma, come si dice da noi in Toscana, "chi era venuto per pifferare è stato pifferato"».  Non c'è solo orgoglio toscano nelle parole di Maria Pia Matteoni, la loggionista che agli artisti (quelli bravi) regala sempre una saponetta. Ci sono i 7 minuti di applausi che accolgono il cast di Attila e che si fanno più calorosi quando escono il soprano Lucrecia Garcia, una giovanissima venezuelana, e Nicola Luisotti, direttore musicale all'Opera House di San Francisco. Sarà per questo che nella (di solito) contenuta Milano si sprecano i superlativi per lo spettacolo, con la regia di Gabriele Lavia, le scene e i costumi di Alessandro Camera e Andrea Viotti, un team collaudato che sarà con Luisotti a ottobre a San Francisco, per il Don Giovanni di Mozart.  Già ieri, a poche ore dalla prima, il sovrintendente della Scala, Stephan Lissner, era a pranzo con Luisotti per fare il punto della situazione. E per cercare di tenersi stretto il Maestro viareggino - ammette Paolo Gavazzeni, responsabile dei servizi musicali del Piermarini - alla festa del dopo opera, organizzata da due mecenati milanesi, Mario e Anna Dell'Orto, appassionati d'arte e di Pietrasanta, come rivelano i cataloghi delle gallerie sparsi un po' ovunque nell'attico con giardino pensile. Intanto è già sicuro che nel 2012 sarà Luisotti a dirigere la Tosca, ribadisce con una certa soddisfazione Gaston Fournier Facio, coordinatore artistico della Scala. Poi si vedrà.  Quello che è certo è che l'America farà di tutto per non lasciare andare il direttore musicale che sta riportando il grande repertorio italiano ed europeo a San Francisco: in autunno, infatti, Luisotti sarà sul podio a dirigere una nuova produzione di Turandot di Puccini, poi passerà al don Giovanni di Mozart e alla Carmen di Bizet. E anche ora che è a Milano, l'Opera House californiana coccola a distanza il Maestro. Per la prima di Attila (che nel 2012 arriverà a San Francisco) gli ha fatto arrivare un cesto tricolore di fiori. E a promuovere "late dinner", la cena a tarda sera, il ricevimento dopo lo spettacolo, è arrivata un'italiana illustre d'America: Maria Manetti Farrow, manager d'assalto, già referente di Gucci e Fendi negli States, oggi proprietaria di un'immensa tenuta agricola - villa Mille Rose - che a Oakville, nella zona di Napa Valley, coltiva uva da vino e produce olio d'oliva.  La presenza a Milano di questa fiorentina trapiantata in California non è casuale: prima dell'incontro (in agenda oggi) a Buchingham palace con Carlo d'Inghilterra, ha voluto fare una tappa alla Scala, in qualità di sostenitrice dei più importanti teatri americani: San Francisco, appunto, ma anche Los Angeles e Washington «dove c'è il mio amico Placido Domingo. Ho scoperto l'opera quando avevo 16 anni, assistendo a una recita di Bohème con la Tebaldi, al Maggio Musicale Fiorentino e da allora penso che sia la forma d'arte più completa. Questi artisti, con allestimenti come questo Attila, ci regalano momenti straordinari e io cerco di fare quello che posso per sostenerli».  Per un "donor" (un sostenitore) che se ne va, da San Francisco a Milano per la seconda recita dell'Attila oggi ne arrivano altri due, sulle tracce del loro "Maestro" preferito. Sul quale ha messo gli occhi anche l'Opera house di Los Angeles, presente alla prima con un proprio dirigente, nella speranza di convincere Luisotti a dirigere un'opera, dopo il successo ottenuto alcuni anni fa con la Carmen e Pagliacci. Stesso obiettivo per l'Opera di Dresda che a Milano ha inviato il proprio direttore artistico Eytan Pessen, il musicista che anche nel 2011 è riuscito a mettere nel proprio cartellone due opere dirette dal maestro viareggino: Tosca e Il flauto magico.  E l'Italia? Risponde con un abbraccio altrettanto caloroso. E con proposte allettanti. Intanto, questo rapporto con la Scala. Poi a Napoli, nel 2012, al San Carlo, l'allestimento della Messa di Puccini, il compositore di cui Luisotti è considerato oggi uno dei più raffinati interpreti al mondo. In più ci sono le manifestazioni d'affetto, come quella di Maria Pia Matteoni, appunto, che oltre alle saponette, al maestro ha regalato due canovacci da cucina con papaveri e ciliegie dipinte a mano, promettendogli - per l'ultima recita di Attila - un fazzoletto «ricamato a mano da una mia amica di Pontremoli. Ma questo lo deve pagare: un centesimo». O come la presenza, immancabile, di un altro amico toscano, proprietario dell'hotel Adua a Montecatini, discendente di una famiglia con molti albergatori in Versilia, in particolare i Mariotti e i Bracciotti di Lido di Camaiore. «Proprio al festival Pucciniano - racconta Antonio Mariotti - mi sono appassionato di lirica. Dal 2000, poi, quando ho visto Nicola Luisotti dirigere lo Stiffelio a Trieste ho iniziato a seguirlo in tutta Europa. E ora, finalmente, l'ho visto sul podio della Scala». Dove Luisotti arriva alle soglie dei 50 anni, con un'esperienza internazionale forte, e molta Toscana addosso, intorno e in mano: la bacchetta usata per dirigere è una di quelle realizzate da suo padre, con il legno degli ulivi delle colline di Corsanico, a Massarosa, sua terra di origine. A scegliere quella per l'Attila è il Maestro, insieme a Rita Simonini, la moglie rigorosamente
versiliese. Sono le 19,30 quando Nicola e Rita valutano peso e forma della bacchetta per il debutto al Piermarini. Poi c'è solo il tempo di portare la partitura in teatro, prima che si alzi il sipario sulla prima di 9 recite che portano una ventata di estro toscano alla Scala. Fino al 15 luglio.

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