Uno su cinque nei guai col fisco

Equitalia strangola la Toscana: tra interessi e sanzioni tassi fino al 38%

    di Gianni Parrini Non paghi il bollo dell'auto? Ti blocco il mezzo. Dimentichi la tassa comunale sulla nettezza urbana? Ti pignoro i beni immobiliari. Non hai versato l'Iva? Scatta l'ipoteca sulla casa. Per i contribuenti sono tempi duri. Che siano distratti, in malafede o semplicemente in difficoltà, per gli esattori fiscali di Equitalia non fa differenza. L'agenzia nata nel 2006 e incaricata di riscuotere tributi e contributi per conto dello Stato, degli enti locali (Comuni e Regioni) e previdenziali, svolge il compito con efficienza.  Probabilmente troppa, visto che nei giorni scorsi lo stesso ministro Giulio Tremonti ha parlato di «eccessi»: «Bisogna porre un limite alle ganasce fiscali - ha spiegato il titolare del dicastero dell'Economia - Serve un sistema più vicino alla condizione reale di tanti cittadini».  Insomma, pignoramenti, blocco dei conti correnti e interessi astronomici configurano una lotta impari tra esattori e contribuenti, che talvolta porta questi ultimi a protestare e a ribellarsi. E a farne le spese sono spesso i dipendenti di Equitalia, che hanno l'unico torto di far bene il loro lavoro.  Proprio come successo l'altro giorno nel vicentino, dove un esattore è stato aggredito e sequestrato per alcune ore dall'uomo cui aveva notificato una cartella di pagamento da cinquecentomila euro.  Ma qual è la situazione in Toscana? Secondo l'ultimo bilancio di Equitalia le riscossioni coattive nella nostra regione nel 2010 ammontano a un importo di 722,3 milioni di euro. Nel 2009 la cifra era di 659,2 milioni, quindi c'è stato un aumento del 9,6%. Elevato anche il numero delle "richieste di sospensiva", l'istanza che può congelare il pagamento del 50% delle somme dovute dal contribuente, ma solo per un periodo di centoventi giorni. Nel 2010 nei tribunali del fisco della nostra regione, se ne sono contate 6.999, contro le 4.454 del 2009 e le 3.609 del 2008. In pratica, in due anni il loro numero è lievitato del 93,9%.  Per evitare le ganasce fiscali e risolvere il contenzioso con l'agenzia, molti cittadini ricorrono alla rateizzazione del debito. In Toscana sono centoventimila i contribuenti che hanno scelto questa strada e la nostra regione è la seconda in Italia (prima la Sardegna) per numero di rateizzazione rispetto al totale della popolazione regionale: 3,2%.  Secondo una recente statistica, tra il 2009 e il 2010 il numero di cittadini della Toscana che hanno optato per questa soluzione è salito del 12%.  L'importo complessivo dei piani di rateizzazione attivati in Toscana nel corso del 2010 sfiora i 338 milioni di euro. L'elevato numero delle richieste in Toscana è legato soprattutto al tessuto economico di piccole e piccolissime imprese le cui richieste di dilazione hanno di fatto polverizzato il debito tributario.  Le province che contano il maggior numero di cittadini rateizzatori sono Firenze (9.984 protocolli per un importo complessivo di 62 milioni di euro), Lucca (8.007 protocolli, importo 49 milioni) e Pisa (6.282 protocolli, importo 63 milioni, il più alto della regione). La meno coinvolta, invece, è Siena che ha soltanto 2.248 rateizzatori e un debito di 12 milioni.  «Secondo le nostre indagini - spiega Marco Paccagnella, vicepresidente nazionale di Federcontribuenti - circa il 15-18% dei cittadini toscani ha a che fare con Equitalia, una percentuale molto alta per una regione economicamente forte. Uno dei problemi principali riguarda gli interessi: il mancato pagamento dei tributi viene sanzionato con tassi da usura: calcolando anche la sanzione, infatti, si arriva al 38-40%. Chiaro che così, per aziende e cittadini è difficile andare avanti».  Paccagnella critica i sistemi di Equitalia e non risparmia neppure Tremonti: «L'agenzia ha delle vie preferenziali nei tribunali: in pochi giorni riesce a far emettere un provvedimento ingiuntivo, mentre un comune cittadino che deve rivalersi su un debitore impiega dei mesi. Le dichiarazioni del ministro? Sono solo chiacchiere. Da mesi chiediamo che siano tolte le sanzioni, che il tasso d'interesse sia commisurato al costo del denaro e che il periodo di rateizzazione venga raddoppiato. Niente di tutto ciò è stato fatto. Oltretutto ci piacerebbe sapere dove finiscono i proventi delle multe, visto che nel bilancio dello Stato non compaiono».  Insomma, la federazione dei contribuenti chiede un fisco dal "volto umano" e invita i cittadini a protestare contro queste politiche vessatorie.  Anche i dipendenti di Equitalia sono rimasti sorpresi dalle dichiarazioni del ministro Tremonti rilasciate nei giorni scorsi e non ci stanno a passare per colpevoli di una situazione che li vede semplici esecutori di un copione scritto da altri.  «Sui giornali un giorno si parla di lotta dura all'evasione e il giorno seguente si cambia atteggiamento: questa situazione ci disorienta - spiega Lara Micheli, responsabile delle relazioni esterne di Equitalia Cerit che opera tra Arezzo, Firenze, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato - Equitalia è una società per azioni, a totale capitale pubblico (51% nelle mani dell'Agenzia delle entrate e 49% dell'Inps ndr), dunque è il ministero che detta la linea».  Come dire: «Se non sono soddisfatti, basta che facciano una direttiva e invertano la rotta». Ma nelle sedi di Equitalia, almeno per il momento, non sono arrivate comunicazioni in merito.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    23 maggio 2011

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