Una guerra senza... Misericordia

Lucca: statuto e soldi, scontro fratricida. E il presidente Brunini lascia

    di Ilaria Bonuccelli LUCCA. Alla confederazione nazionale delle Misericordie, a Firenze, il collegio dei probiviri si riunisce oggi. Deve discutere tre argomenti, che riguardano anche la riforma dello statuto, ma non più l'impeachment (la messa in stato d'accusa) di Gabriele Brunini. Da domenica, infatti, non è più presidente nazionale delle Misericordie: il manager di Borgo a Mozzano ha lasciato l'incarico nel volontariato per candidarsi come presidente di Pdl e Udc alle elezioni provinciali. Questa mossa, però, non sembra attenuare la guerra intestina alle Misericordie toscane in atto da mesi.  Proprio ieri sul sito "www.misericordiaonline.net" è apparsa una lettera che ricostruisce la vicenda dei contrasti del volontariato, alla quale non sono estranee questioni di soldi. A raccontare sul web la storia è uno degli avversari di Brunini. E quindi la ricostruzione è di parte. Ma il dato comune alle diverse versioni di questa guerra è la genesi: nasce dalla battaglia di Brunini per modificare lo statuto nazionale della Confederazione che non prevede autonomie regionali. Nell'estate del 2009 il consiglio nazionale autorizza la costituzione di una Federazione Toscana delle Misericordie che si affianca alla Conferenza toscana, raggruppamento delle confraternite locali senza alcun potere decisionale. Il 15 settembre il collegio dei probi viri dichiara illegittima la nascita della Federazione, ma il 5 dicembre l'organismo si costituisce lo stesso. La guerra si sta preparando. Esplode, però, qualche mese dopo, in aprile, quando il consiglio nazionale approva anche l'affiliazione della Federazione toscana alla Confederazione nazionale delle Misericordie. La delibera passa a maggioranza: fra i voti favorevoli quello del presidente della stessa Federazione, Corsinovi, e un suo amministratore, Roberto Monciatti, presidente della Misericordia di Viareggio. È la goccia che fa traboccare il vaso. Scattano i ricorsi e i rapporti interni alla confederazione si inaspriscono. Anche perché il 7 giugno 2010 la Federazione della Toscana ottiene dalla giunta regionale un contributo di 100mila euro per il progetto "Da volontari del soccorso a promotori di salute nella comunità: incidenti stradali, alcol e sballo". Per gli avversari di Brunini quell'incarico poteva essere svolto dalla Conferenza toscana, invece che da un soggetto contestato dai probiviri.  Da quella data, è un'escalation di attacchi. Fino a quando Brunini non decide di lasciare. Prima di andarsene, però, affida l'incarico a due professionisti, l'avvocato Filippo Toccafondi di Prato e il commercialista Stefano Ragghianti di Lucca, di riformare lo statuto nazionale delle Misericordie, per garantire l'autonomia alle singole regioni. Proprio della legittimità di questo incarico oggi discuteranno i probiviri. E anche anche dello slittamento delle elezioni da primavera a ottobre, secondo una decisione avallata da Brunini. «Oggi - spiega l'ex presidente, fresco di dimissioni - l'organismo di controllo deve esprimersi su pratiche che definirei tecniche, come quella della data delle elezioni: se il mio consiglio è stato eletto a ottobre del 2007 e il mandato è quadriennale non capisco perché le elezioni si debbano tenere a primavera. Tanto più che come presidente facente funzioni è già in carica il vicepresidente». Brunini, dunque, smentisce di essersi dimesso per evitare la defenestrazione, anche se nei mesi scorsi era stato chiesto l'azzeramento del direttivo nazionale.  «Mi sono dimesso per potermi dedicare alla campagna elettorale e basta. Semmai c'è stato chi ha sollevato problemi di incompatibilità per il mio ruolo di rappresentante del mondo del volontariato nel Cnel (Comitato nazionale economia e lavoro), come membro designato dal Governo. Ma con le mie dimissioni il problema non esiste più». Tuttavia - conclude Brunini - «sottolineo che solo grazie alla mia mediazione la Federazione toscana, con 260 associazioni iscritte su 311 presenti nella regione, non ha lasciato la Confederazione nazionale, nonostante il modo in cui è stata trattata. Del resto se così avesse deciso, avrebbe decretato la fine dell'associazione nazionale del volontariato».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    23 febbraio 2011

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