di Mario Lancisi
A soli 42 anni Cecilia Laschi, professore associato di bioingegneria industriale alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, si insedia ai vertici della robotica mondiale. Dal prossimo gennaio la Laschi sarà l'unica donna, insieme ad una statunitense a far parte del consiglio di amministrazione della società mondiale di robotica (18 membri, di cui 5 donne), che riunisce i professionisti, nei molteplici campi, dell'ingegneria in tutto il mondo. Il suo nome, unico italiano, è stato scelto, insieme ad altri 5 colleghi europei, sulla base dei voti espressi dai 6mila membri della società in tutto il mondo. A dimostrazione della stima internazionale della quale gode il suo lavoro. «E' una delle menti della robotica italiana», si legge nel ritratto che le ha dedicato la presidenza del Consiglio. Lei e altre nove donne sono state scelte da Palazzo Chigi, nell'ambito delle iniziative per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia, perché «fanno grande grande il nostro Paese».
Il robot polpo. Il riconoscimento alla Laschi nasce forse dalla sua ultima creatura: Octopus. Si tratta di un robot a forma di polpo, in via di costruzione nei laboratori del Sant'Anna. Il progetto è coordinato dalla Laschi (ne fa parte anche Barbara Mazzolai, 42 anni, Castiglioncello) e sarà ultimato entro il 2013. A fine gennaio sarà pronto il primo braccio di robot-polpo, che una volta ultimato sarà lungo 50-60 centimetri. Si tratta di una rivoluzione perché verrà superato un limite forte degli attuali robot: la loro rigidità. Octopus sarà un robot senza strutture rigide e avrà molta destrezza. Numerose le applicazioni: dall'esplorazione dei fondali marittimi a quella del corpo secondo la tecnica dell'endoscopia morbida. «Le caratteristiche del polpo sono speciali: è infatti un animale che con la sua morbidezza riesce ad entrare anche in fori piccolossimi ma quando deve afferrare qualcosa è capace di irrigidirsi», spiega la Laschi.
Cresciuta a Follonica. Cecilia è nata a Piombino (per caso, dice lei) ma la sua famiglia vive a Follonica. «Una famiglia allargata, cioè inclusi zii e cugini, cui sono molto legata», racconta la docente di robotica, che da due anni vive a Livorno. «La mia adolescenza? Negli anni del liceo scientifico, a Follonica, ho studiato molto, ma ho anche sempre trovato del tempo per le mie passioni, come lo sport (Aikido, a quel tempo) e vela, i viaggi, il volontariato, lavoretti (come baby-sitter, principalmente, che mi piaceva molto). Mi piacevano la matematica e le scienze».
Allieva di Dario. Da Follonica a Pisa, dove la Laschi ha frequentato l'università, corso di laurea in informatica. «Sono stati anni di studio senza molte altre attività. Ho svolto la tesi di laurea presso il laboratorio di robotica della Scuola Superiore Sant'Anna con il professor Dario, e mi sono appassionata alla robotica», spiega. Si laurea nel 1993. Prosegue gli studi per ottenere, nel 1998, il dottorato di ricerca in robotica nello stesso laboratorio. Dopodichè diventa ricercatrice con una breve parentesi di un anno in Giappone, alla Waseda University di Tokyo. Nel 2006 diviene professore associato alla Scuola Superiore Sant'Anna.
Il robot spazzino. La Laschi ha partecipato a molti progetti di robot. L'ultimo è il Robot spazzino, in funzione a Peccioli da questa estate, al quale partecipano 24 famiglie e 10 negozi. Due i prototipi in sperimentazione. Uno spazza. Basta dargli il via e lui va in strada e pulisce come una comune spazzatrice. L'altro invece è finalizzato al porta a porta. I cittadini chiamano: «Ho un sacchetto di carta da smaltire». Il robot arriva, afferra il sacchetto e lo porta a destinazione. È stato calcolato che una volta industrializzato il robot spazzino potra costare sui 20 milioni. «A me dei robot interessa soprattutto la loro applicazione per migliorare la condizione umana. Il mio sogno? Una robotica in grado di creare nuove opportunità industriali, e quindi sviluppo economico e posti di lavoro», spiega la Laschi.
Vita dura del ricercatore. Palazzo Chigi rende onore al talento della Laschi e dei numerosi ricercatori che nei laboratori del Sant'Anna forgiano il futuro. Ma un ricercatore guadagna al mese solo 1200 euro e la Laschi, da professoressa associata, poco di più. Quando ha chiesto il mutuo per comprare un appartamento di 54 metri quadri a Livorno, le banche le hanno fatto storie. Stipendio troppo basso. E pensare che da ricercatrici come la Laschi possono essere studiati e prodotti robot milionari. In grado di cambiare la nostra vita. «In Italia il lavoro del ricercatore è penalizzato. Come posso dire ai miei allievi: "Studiate, se lo studio non è valorizzato in Italia"», osserva amara la Laschi.
La passione per i robot. Forse una ragione c'è, molto difficile da essere capita, ma che è la molla segreta del successo della Laschi: la passione. «I talenti che fuggono all'estero non lo fanno quasi mai per soldi, ma per passione perché magari altrove si trovano opportunità di lavoro più all'avanguardia che da noi». Quella passione per i robot alla quale la Laschi ha dedicato la vita. «I figli? Quando ero più giovane ne avrei voluti tanti, poi le vicende della vita hanno fatto sì che non ne abbia avuto nessuno. Se mi costa? No, ho privilegiato un'altra passione: lo studio, la robotica, e non rimpiango nulla», conclude la Laschi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
13 dicembre 2010