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A remi da Livorno a Milano

Martelli e Sara Baran, 24 ore da record al remoergometro

C'è una virtù che amo molto, l'unica. Essa ha nome tenacia, diceva Herman Hesse. E di tenacia, coraggio, lucida follia Mauro Martelli e Sara Baran ne avevano una tonnellata quando hanno deciso di imbarcarsi insieme nella 24 ore di remoergometro. Obiettivo dichiarato: battere il record mondiale misto pesi leggeri (296,656 km) detenuto da una coppia inglese. Ma il sogno nel cassetto era ancora più ambizioso: attaccare il limite assoluto di due vogatori maschi americani (313,280 km).  Il tentativo è cominciato sabato mattina alle 7,45 nella palestra di una scuola elementare di Livorno. Ambiente spoglio, linoleum in terra, pareti bisognose di vernice. Ma nessun ostacolo può fermare chi ha determinazione feroce, voglia di sfidarsi, di innalzare l'asticella per catturare qualche momento di gloria. Mauro Martelli, 44 anni, livornese doc, funzionario di un'azienda di caffè e Sara Baran (33), veneta, figlia d'arte (suo padre vinse l'oro alle Olimpiadi 1968 nel "due con" di canottaggio, i leggendari Baran-Sambo timoniere Cipolla) e impiegata in una società di vigilanza, si sono alternati sul sedile del remoergometro per dodici ore a testa, con frequenze prima di 10 e poi di 5 minuti. Occhi sul display, amici intorno, musica per distrarsi, una staffetta di medici e fisioterapisti lì vicino.  Fin dall'inizio l'andatura era da record mondiale assoluto, Martelli è incappato in un paio di crisi muscolari con crampi alle gambe, ma già a un'ora dal traguardo il primato era cosa loro. Quantificato in 328,596 km, praticamente la distanza tra Livorno e Milano.  Uno sforzo pazzesco, «voluto per sottolineare valori come umiltà e amicizia, i concetti base del canottaggio - dice Martelli - e per dimostrare che il potere della mente può portarti ovunque. Io da ragazzo giocavo a calcio, nella Berretti del Livorno di Renzo Melani (volò in C1 nel 1984 senza perdere una partita, ndr), ma ero scarso, e dopo un infortunio al ginocchio mi consigliarono bicicletta o voga. La mia fortuna: remare mi era sempre piaciuto e così, da buon livornese, cominciai con i gozzi e il Palio Marinaro. Per passare poi al canottaggio, dove nel Tomei ho conosciuto Stefano Lari, quarto alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 e bronzo mondiale, oggi al timone della Under 23 azzurra. Un grande onore essere allenato da lui: Lari infatti non ha pregiudizi, non sceglie gli atleti in base all'altezza o al fisico. Conta solo la determinazione, e se vede che hai voglia di allenarti lui c'è. Sempre».  Dal canottaggio al coastal rowing, vincendo anche la traversata Montecarlo-Sanremo e la Salivoli-Porto Azzurro, quindi il remoergometro. Mauro Martelli ha riempito la casa di medaglie, titoli e record, senza però dimenticare il suo amore per il sociale; infatti è presidente di Sportlandia, associazione che lavora insieme ai disabili intellettivi e affronta con equipaggi misti gare remiere in acqua, remoergometro e altre attività fisiche. La 24 ore insieme a Sara Baran è servita anche a questo, a puntare i riflettori sul mondo del volontariato e sullo sport inteso come mezzo per aiutare i meno fortunati.  Col record mondiale in tasca ieri Mauro Martelli ha ripreso subito la sua attività commerciale. «Domenica ero stanco - spiega - e la sera mi sono addormentato sul divano guardando un film, ma per me è normale. E il lunedì mattina sono andato in ufficio. Cammino male, fatico a scendere le scale, però pensavo peggio. A chi dedico il record? A Emiliano Ceccatelli: era in Nuova Zelanda per i mondiali di canottaggio, non ha potuto difendere la sua medaglia d'oro nell'otto pesi leggeri a causa di un intervento chirurgico, e al ritorno in Italia è stato ricoverato a Cisanello. L'hanno dimesso sabato, ma prima di andare a riabbracciare la sua bimba è venuto in palestra per sostenere il nostro sforzo. Un gesto meraviglioso».  Anche Sara Baran ieri ha vogato verso l'ufficio. Con qualche doloretto, però decisamente su di giri. «Mauro mi aveva coinvolto in questa pazzia, e lo ringrazio. Sono felice, ma le pazzie si fanno una volta sola». Si erano conosciuti nel giugno scorso a Roma, alle gare della Nazionale italiana indoor pesi leggeri di rowing, e lì si è accesa la lampadina della 24 ore. Martelli cercava una partner e l'ha trovata in questa figlia d'arte, cresciuta alla scuola La Mura, zio dei fratelli Abbagnale, ed ex azzurra di canottaggio. Un record mondiale costruito sotto gli occhi di Primo Baran, 67 anni, mito del remo italiano. Anche lui nel weekend di Livorno è stato sveglio per 24 ore, amoroso come un padre, attento come un tecnico. «Vedere uno con la sua storia che nei cambi ci asciugava in tutta umiltà sedile e manubrio mi ha fatto venire
i brividi», dice Martelli. Che dopo questa maratona non ha più sentito l'altra metà del record. «Sara e il padre sono ripartiti subito per Treviso. Ora abbiamo la repulsione l'uno dell'altro: per due giorni meglio il silenzio».  

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