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Il supervitalizio, un salasso per la Regione

I consiglieri coprono solo un terzo dell'assegno, il resto tocca alle casse pubbliche

 FIRENZE. Ad un consigliere regionale bastano cinque anni di presenza sugli scranni del parlamentino toscano per avere diritto, raggiunti i 60 anni, ad un vitalizio di 1.400 euro (netti) al mese. Mica male. Anche perché questi soldi si aggiungono alla pensione.  Questo è il minimo. Che può raggiungere anche il consigliere sfortunato che si fa solo 30 mesi di Consiglio. Per gli altri 30 mesi basta che sborsi 1437 euro al mese per aver diritto al vitalizio. Che dura finchè uno vive.  Fino a oltre 4mila euro. Se poi - come nella maggior parte dei casi - un consigliere riesce a farsi rieleggere il vitalizio si arricchisce, a seconda degli anni trascorsi in Consiglio regionale. Chi è stato consigliere per sei anni prende ad esempio il 23% dell'indennità. Fino ad arrivare a coloro che con 15 anni di consiglio regionale alle spalle ogni mese percepiscono un vitalizio di 4.226 (lorde).  Cumulo con la pensione. Il vitalizio dura fino alla morte del consigliere e si cumula con la pensione lavorativa. Facciamo un esempio. Luca Bianchi è stato consigliere regionale per cinque anni. Il che significa che è stata detratta dalle sue indennità una cifra pari a circa 86mila euro. Bene, a Bianchi basteranno 5 anni e un mese per riprendersi i soldi versati. Da lì in poi, da 65 anni e un mese, inizierà a incassare un vitalizio per il quale non ha versato niente. Quei 1400 euro saranno ogni mese a carico del bilancio della Regione.  All'età in cui i normali cittadini vanno in pensione, i consiglieri regionali possono godere oltre che della pensione anche di un vitalizio gratuito. Poniamo che Bianchi viva fino a 85 anni (glielo auguriamo): per vent'anni la Regione gli pagherà un vitalizio per il quale non ha versato neppure un euro. Fate due conti: 20 anni per 16.800 annui (1400 per 12 mesi), senza contare la rivalutazione, viene fuori una cifra di 336mila euro. Una bella fortuna (per Bianchi) e un grosso fardello per la Regione.  Bugli: rivediamolo.  E se, arrivato a 60 anni, il nostro Rossi - tocchiamo ferro - muore? Scatta la reversibilità. Alla scomparsa del consigliere infatti il 60 per cento del vitalizio passa alla moglie o alla convivente. E il 15 per cento viene assegnato ad ogni figlio minorenne fino all'esaurimento dell'intero vitalizio.  Fin qui, nulla di nuovo sotto il cielo della Casta. La novità è rappresentata dal fatto che qualcosa si sta muovendo per rivedere alcuni aspetti più urticanti del vitalizio. La Conferenza dei presidenti di Consigli regionali d'Italia, informa Vittorio Bugli, capogruppo del Pd in Regione, sta lavorando ad una proposta unitaria per tutte le regioni. «Questa cosa, purché avvenga in tempi celeri, ci interessa molto e siamo in attesa di conoscere il risultato per valutare il da farsi anche in Toscana».  Le proposte di Manneschi. In attesa che il vitalizio venga rivisto a Roma, a livello regionale il consigliere regionale Idv Marco Manneschi, che è presidente della commissione affari istituzionali, avanzerà nei prossimi giorni al suo gruppo e poi al Consiglio due proposte destinate a far discutere (i consiglieri, soprattutto).  La prima prevede l'innalzamento dell'età in cui un consigliere può usufruire del vitalizio da 60 a 65 anni di età in modo da equipararla agli altri cittadini.  Ma è soprattutto la seconda proposta che è destinata a cambiare alla radice il vitalizio. «Proporrò che la somma da erogare agli ex consiglieri derivi dai soli contributi accantonati negli anni nel fondo apposito dagli interessi maturati nel tempo senza ulteriori oneri per le casse regionali», spiega Manneschi.  Cosa significa? Attualmente un consigliere versa ogni mese alla Regione il 17% della propria indennità. Nel 2009 questi contributi sono stati un milione e 330mila euro. Però la somma dei vitalizi erogati a 154 ex consiglieri (tanti sono quelli che ne hanno diritto (di cui 109 con più di 5 anni di contributi e 45 con una sola legislatura) è stata di 4,5 milioni. Pertanto per pareggiare i conti il Consiglio regionale ha dovuto versare 3 milioni e 170 mila euro.  E Manneschi propone: il «fondo» per i vitalizi si deve autoalimentare. Come succede per tutte le polizze. «Uno deve prendere quello che ha versato. La Regione non ci deve rimettere nulla...», conclude Manneschi.  

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