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Vorace e razziatore Il gambero killer ora domina ovunque

 Dal Mississippi alla Versilia. Non è la storia del viaggio di un musicista jazz, ma quella, ben più prosaica, del gambero killer della Louisiana, per gli studiosi procambarus clarkii. Una storia che per alcuni aspetti ricorda il copione di alcuni film di fantascienza. Comincia nei primi anni Novanta quando alcuni dei gamberi importati in un allevamento sperimentale di Massarosa riescono sfuggire grazie a una piena. I pescatori cominciano a trovare delle esuvie senza capire bene di cosa si tratti. Ma ben presto il gambero prolifera a dismisura nel lago di Massaciuccoli: l'impatto sull'ecosistema è drammatico. I gamberi, voraci di uova di pesci e anfibi (rane e salamandre su tutti), ne interrompono il ciclo riproduttivo. Il gracidare delle rane oggi lì non si sente più.  Colonizzatori, resistenti, capaci di spostarsi con facilità e di sopravvivere alla mancanza di ossigeno, alle alte temperature e agli inquinanti, questi gamberi alieni, che hanno l'aspetto di una piccola aragosta e che si riproducono molto velocemente, sono arrivati lontano.  Fino al Nord Italia, nel lago di Varese, sulle rive del Ticino e del Po, dove all'improvviso, dopo abbondanti piogge, questa estate sono usciti a migliaia dalle acque, suscitando panico, curiosità e... appetiti. In tanti, su invito dell'assessore alla gestione faunistica della Provincia di Varese, li hanno cacciati per prepararsi saporite zuppe o risotti.  In Toscana i gamberi della Lousiana sono ovunque. Dalla Versilia alla Val di Cornia, in prossimità delle coste, ma anche tra Firenze, Prato e Pistoia. Nei corsi d'acqua, alle foci dei fiumi, lungo i fossi e nei canali di bonifica. Sono stati avvistati persino nel bel mezzo del sito supertecnologico del rilevatore di onde gravitazionali Virgo, nella campagna di Cascina. E anche nella nostra regione, come conferma Francesca Gherardi, ricercatrice del dipartimento di biologia evoluzionistica dell'università di Firenze, «negli ultimi tempi la popolazione è esplosa. Qualche anno fa facevamo fatica a trovarli per i nostri esperimenti, oggi invece sono addirittura lungo i corsi d'acqua vicino alla città, per esempio nella zona dell'Osmannoro, sono migliaia».  In Versilia non va meglio. Anche lì, come spiega Paolo Ercolini, consulente del Consorzio di bonifica Versilia-Massaciuccoli, che ha seguito la vicenda della proliferazione dei gamberi sul lago, «si registra un recente aumento della popolazione». Le cause possono essere diverse: cambiamenti climatici, un aumento della disponibilità di cibo, una ridotta competizione con altre specie.  «Certo è - dice Ercolini - che ultimamente, anche per i noti problemi di bilancio, si fanno meno controlli e monitoraggi da parte dei tecnici».  La situazione è preoccupante. «Che i gamberi della Lousiana abbiano un impatto negativo sull'ecosistema è assodato», dice Ercolini. Per il lago di Massaciuccoli sono stati come la cavallette bibliche che flagellarono l'Egitto. Mentre in Val di Cornia stanno facendo razzia di anfibi. Si alimentano anche di alghe e piante acquatiche, distruggendole. Competono con specie indigene, come il sempre più raro gambero di fiume. Infine, scavando le loro tane ramificate, indeboliscono gli argini dei fiumi e hanno creato consistenti danni nei canali dei consorzi di bonifica.  E, come succede in ogni buon film dove lo scienziato pazzo ha perso il controllo dell'esperimento, ci aspettiamo che qualcuno trovi le contromisure. Quali possono essere? «Nel caso dell'Oasi Wwf Padule Orti Bottegone, dove sono presenti da circa 4 anni, la proliferazione dei gamberi è stata limitata da predatori come aironi, cicogne e altri uccelli che frequentano le zone umide - racconta Fabio Fineschi, responsabile del progetto del Wwf Small Waters, che si occupa del censimento di anfibi e rettili nelle acque dolci della Val di Cornia - Sono però convinto che sia impossibile sradicarli dal territorio. Come è successo per altre specie alloctone, dovremo imparare a conviverci».  Secondo Ercolini invece qualche modo per intervenire ci sarebbe: «Si possono ripopolare i fiumi con pesci predatori come anguille, carpe o tinche - dice - Oppure ricorrere a metodi di cattura artigianale».
 E poi c'è la ricerca di laboratorio. I biologi dell'università di Firenze stanno sperimentando metodi di sterilizzazione dei maschi. Tutto questo servirà solo a limitarne la crescita. I gamberi alieni sono tra noi e ci resteranno.  

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