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La sfida: due donne al potere

Non è solo questione di numeri, le "assessore" in ruoli-chiave

 Rossi sa bene che la partita si giocherà attorno alle due donne senza partito. Se funzioneranno la navigazione sarà spedita, in caso contrario i fucili degli scontenti sono già pronti al tiro al bersaglio. L'azzardo di Rossi, politico accorto, prudente, ricorda per certi versi quello che fece da sindaco sul caso Piaggio. Disse: l'azienda deve restare a Pontedera, se no mi dimetto. Vinse, e da lì spiccò il volo. I leader nascono così: dall'azzardo, dalle sfide vinci o perdi, dal mettersi in gioco.  Il centrodestra utilizza le donne in politica in chiave estetica e mediatica. Il centrosinistra invece le promuove ma a incarichi in genere sociali, culturali, marginali. Nell'una e nell'altra versione, il Potere è maschile. La sfida di Rossi consiste nel rovesciamento di questo schema: la parità tra i sessi della sua giunta non è tanto numerica (cinque assessori maschi e cinque femmine) quanto di potere. Le donne in giunta contano quanto o forse più degli uomini.  La Regione, che proprio quest'anno celebra i suoi primi quarant'anni di vita, non ha mai avuto assessori donne alla sanità e all'urbanistica, due dicasteri pesanti (il primo gestisce oltre il 75% delle risorse regionali mentre il secondo è la chiave di volta per l'edilizia). Ora ce l'ha. E la scelta non è caduta su donne forgiate alla vita di partito ma su due volti della cosidetta società civile. Una, la Scaramuccia, non è mai stata vicina alla politica: «Sono una brava cittadina, niente di più», spiega al Tirreno. La Marson ha fatto l'assessore alla Provincia di Venezia per un anno.  Daniela Scaramuccia ha 37 anni, è nata a Ivrea ed è cresciuta a Tavagnasco, un piccolo paese del Canavese. Si è laureata nel 1997 in ingegneria nucleare. Cattolica (la sua preghiera preferita è l'Ave Maria), il nuovo assessore alla sanità ha avuto esperienze di volontariato in Brasile, nella missione di Bahia.  Sposata da nove anni, senza figli, la Scaramuccia è manager della McKinsey, alla quale Rossi si è rivolto qualche settimana fa per avere l'indicazione di tecnici di valore. Alla fine è spuntata fuori la candidatura della Scaramucci, esperta di sanità pubblica. «Sono per una sanità che metta al centro il paziente. Il principio ispiratore è la cura dei malati», spiega la Scaramuccia. Che la sanità toscana la conosce sulla sua pelle. Quattro anni fa ha subìto un serio incidente tra Sassetta e Castagneto Carducci. Con un gruppo di colleghi di lavoro - in gita aziendale nella zona - la neo assessore alla sanità stava partecipando a un'escursione nella macchia a bordo di un quad, che si è rovesciato. La Scaramuccia riportò un trauma facciale. «Sono stata ricoverata a Pisa e ho avuto un'ottima impressione della sanità toscana. Mi sono imbattuta in medici e operatori attenti al paziente e ai familiari e li ricordo con gratitudine», racconta.  La Marson, nata a Treviso il 23 aprile del 1957, laureata in urbanistica, insegna pianificazione territoriale a Venezia. Ma da quindici anni, da quando è accompagnata ad Alberto Magnaghi, urbanista, abita a Montespertoli. I due si sono sposati nel 2000 e a celebrare le nozze è stato Claudio Greppi, assessore allora di San Casciano, docente di geografia e amico di Pancho Pardi, nonché uno dei leader toscani della Rete dei movimenti contro gli ecomostri.  La Marson in questi anni si è battuta contro la gestione urbanistica di Conti e della Regione Toscana. Un suo articolo in una rivista tedesca sulla pianificazione del territorio in Toscana è stato querelato dall'ex
assessore. L'anti-Conti ne prende il posto. Rossi ha spiegato che non vuole un rilancio economico della Toscana basato sulla rendita immobiliare. La scelta della Marson è un azzardo voluto. Solo il tempo dirà se sarà anche vincente...

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