Mentre in tutta la regione si approvano i lavori di nuovi approdi turistici, richiesti spesso a gran voce dalle categorie economiche, a Talamone i cittadini protestano contro il progetto di un nuovo porto. Il piano, dicono, rischia di sciupare la bellezza del luogo e di alterarne irrimediabilmente l'equilibrio ambientale
LIVORNO. Il golfo è bellissimo sotto le luci rossastre del tramonto. Il mare che schiuma contro le rocce a picco dominate dal faro è trasparente al punto da poter osservare i piccoli anfratti del fondale. «Ma tutto questo - hanno gridato alcuni abitanti di Talamone durante un’assemblea indetta dalla Confesercenti grossetana - potrebbe scomparire nel giro di tre o quattro anni, quando il porto che la Regione e gli enti locali stanno progettando diventerà una realtà».
E’ vero che potrebbe creare posti di lavoro in una località turistica che vive solo d’estate e che in poco più di dieci anni è passata da 430 abitanti a meno di 200, ma i timori che la deviazione del canale e la costruzione di nuove strutture (che per la gente significano «cementificazione») alterino l’equilibrio ambientale stanno facendo passare il sonno a tanti cittadini. Oggi il “marina” è fatto di pontili per quasi 800 barche fino a 15 metri, domani potrebbe contenere mille da 18 a 34.
«E il canale deviato - dicono i cittadini - porterà detriti che uccideranno la posidonia, provocherà insabbiamento da una parte ed erosione da un’altra». I talamonesi chiedono di poter contare quando si decidono scelte che, in positivo o in negativo, riguardano il futuro del loro territorio. Altero Matteoli, sindaco di Orbetello e ministro del governo Berlusconi, è avvisato.
24 aprile 2009