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Un radicale sfida la città rossa

Vita e carriera di Taradash, candidato a Livorno

FIRENZE. Per Marco Taradash il disco verde a candidato del Pdl a sindaco di Livorno arriva di buon mattino ad opera di Altero Matteoli: «Taradash? Un ottimo candidato», risponde il ministro, dopo aver parlato con Denis Verdini e Riccardo Migliori, plenipotenziari di Forza Italia e An.
 L'esultanza dei fans di Taradash corre su Faceboox. Lui, il Marco «anarco liberale», come ama definirsi, temporeggia: «La candidatura mi fa piacere, però prima voglio parlare con i dirigenti di Livorno perché se corro lo faccio solo per tentare di vincere».
 Berlusconi mi stima. A 59 anni Taradash vuole vincere là dove la destra non ha mai vinto. Sogno di un visionario? Diciamo un sogno a metà: Taradash è il primo a sapere che la sfida contro il candidato del Pd Alessandro Cosimi è (quasi) impossibile. L'altra metà risponde al pragmatismo radicale: dopo nove anni di astinenza dal palcoscenico della politica che conta, Taradash giocherà a Livorno la partita del suo ritorno all'ombra del Cavaliere. «So che Berlusconi mi stima. Lui conosce me e io lui. La candidatura a Livorno è sicuramente un segno di attenzione da parte sua».
 Meglio Popper di Marx. La candidatura a sindaco chiude un cerchio nella vita politica di Taradash. Ha iniziato da liberale a Livorno e qui torna nel segno di quell'utopia coltivata da ragazzo in terra labronica. Nato all'Ardenza da madre livornese e padre americano, cognome ucraino e nonni ebrei, Taradash studia all'università di Pisa dove incrocia Sofri. Sono anni caldi. Taradash li vive sotto l'egida di Malagodi. Leggendo Popper anziché Marx. Si iscrive alla Gioventù liberale, il suo capo è Raffaello Morelli: «Perché liberale? Perché ero più livornese dei livornesi. Avevo una vena anarchica insofferente del conformismo rosso del Pci», spiega.
 Stampa e regime. Nel 1974 il giovane Marco partecipa attivamente al referendum sul divorzio, dà alle stampe un Vademecum divorzista, e fonda una delle prime tv private d'Italia, Tvl con Paolo Romani, l'uomo delle comunicazioni del Cavaliere.
 Nel 1975 lascia i liberali e si innamora di Marco Pannella. L'anno successivo si candida per il Parlamento nelle file del Pr: non passa, ma il leader radicale lo apprezza, lo fa crescere e poi, nel 1980, lo lancia nel firmamento della radio. Dove ogni mattina, per dieci anni, conduce "Stampa e regime". Precisa, aggressiva, intelligente: un successo. Che gli schiude la porta della carta stampata. Un anno dopo, Taradash inizia a collaborare a Prima, il mensile sui giornali, l'Espresso Il Foglio.
 «Un'anima in pena». Quella di Radio radicale è l'unica sedia dove Taradash è rimasto seduto dieci anni. Per il resto non è stato fermo mai. Qualcuno lo definisce «un'anima in pena» (lui replica: «Ho solo un'anima»). Un «guerrigliero» della politica. Nonostante una faccia da mandarino cinese da cui uno potrebbe aspettarsi solo saggezza mentre arrivano attacchi al vetriolo.
 Nel 1989 entra a Strasburgo nella lista degli antiproibizionisti, guadagnandosi titoli di giornale come "Spinello libero" e uno scranno da eurodeputato. Tre anni dopo diventa parlamentare nelle liste radicali e nel 1994 fa parte del drappello pannelliano che si candida nelle liste del Polo di Berlusconi.
 Marco supera Pannella. Sempre nel 1994 viene eletto presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai. Un successo. Filippo Ceccarelli sulla Stampa scrive un pezzo intitolato: «Marco II supera il maestro Pannella». Ventiquattro ore dopo la nomina Taradash presenta un dossier-denuncia alla procura di Roma contro i vertici dell'azienda: «La Rai è corrotta, lottizzata, ostaggio del potere politico», accusa.
 L'ascesa di Marco II si infrange sull'Elefantino, la lista per le europee capeggiata da Fini e Mario Segni, che segna la rottura di Taradash con Forza Italia. «Mediaset non ha fatto uno spot, il Giornale ci ha fatto campagna contro», tuona il Marco infuriato. Purtroppo (per lui) l'Elefantino si rivela un flop mentre il Cavaliere nel 2001 vince le elezioni.
 Dalla Brambilla a D'Alema. La corsa di Taradash si ferma. Da allora a oggi alterna la «micropolitica», come la chiama, che consiste nel formare piccoli movimenti (dai Riformatori liberali al Pli, di cui diventa presidente), al mestiere di giornalista televisivo. Collabora con Telelombardia, con Rete4, ma anche
con la tv di Michela Brambilla e attualmente ogni martedì tiene una trasmissione, Zona grigia, su Red tv di impronta dalemiana. Finché il Pdl si è ricordato del Marco svalutato e prova a rilanciarlo nella roccaforte rossa. Sperando che i suoi talk polemici facciano male ai calcagni di Cosimi...

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