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Per non dimenticare

Sant'Anna di Stazzema,
una ferita ancora aperta

Il 12 agosto del 1944 i soldati delle SS trucidarono 560 civili, per lo più donne e bambini. Distrussero case e bruciarono cadaveri. Dopo più di sessant'anni, il 23 giugno 2005 il Tribunale militare di La Spezia pronunciava la sentenza: dieci ergastoli per i militari tedeschi imputati per la strage

AUDIOGALLERIA La strage di Sant'Anna

I tedeschi arrivarono verso le 7 di mattina da tre direzioni: da Monte Ornato, provenienti da Capriglia-Capezzano (direzione Pietrasanta), da Foce di Compito, provenienti da Ruosina (direzione Ponte Stazzemese), dalla Foce di Farnocchia, provenienti da Farnocchia. Una quarta squadra si fermò sopra Valdicastello per bloccare il sentiero di accesso a Sant'Anna: secondo alcuni, raggiunse anch'essa Sant'Anna.
La squadra che proveniva da Monte Ornato rastrellò le persone in località Argentiera, sull'altro versante del colle, dove iniziò a bruciare le abitazioni. I prigionieri, dopo avere scollinato, furono portati in località Vaccareccia. A questo punto partirono delle segnalazioni con razzi ed entrarono in azione le altre.

Alla Vaccareccia le persone furono ammassate in tre stalle, quindi colpite con raffiche di mitra e bombe a mano e subito dopo le abitazioni incendiate. Alcune delle vittime non erano ancora morte quando fu dato fuoco alle case. La stessa procedura fu seguita in località Franchi e Le Case.
La squadra dei tedeschi proveniente da Foce di Compito invece passò accanto ai bambini senza uccidere o incendiare abitazioni, proseguì e insieme alla squadra che proveniva da Foce di Farnocchia arrivò al Colle, dove le persone furono fatte uscire dalle case e avviate verso Valdicastello, quindi fatte entrare in un fossato e uccise con raffiche di mitragliatrice.

A Sennari la squadra proveniente da Foce di Farnocchia radunò alcune persone e le avviò in direzione di Valdicastello, quindi tornò indietro, radunò altra gente in uno spiazzo come per mitragliarla, ma l'intervento di un soldato, forse un ufficiale, evitò il massacro. Due ragazze di questo gruppo verranno poi ritrovate uccise ai Molini (sulla via per Valdicastello). La stessa squadra evitò le Case di Berna, un gruppo di case arroccato alle pendici del Monte Gabberi.
Al Pero, la più grossa frazione di Sant'Anna, e nei dintorni della chiesa le case furono distrutte e gli abitanti avviati verso la piazza della Chiesa, dove vennero uccisi a colpi di mitragliatrice, e i loro corpi bruciati, insieme alle panche di legno prelevate dalla Chiesa. Così racconta la scena Mario Bertelli, che rientrò in paese nel primo pomeriggio: "Un mucchio enorme di cadaveri bruciava lentamente e i corpi erano ormai così incastrati fra loro in un immenso carnaio, che non si poteva far altro che alimentare il fuoco. Alcuni uomini lo stavano facendo [...] Mi precipitai verso il mucchio: un carnaio indescrivibile, non si riconosceva nessuno. E là sotto c'erano mia moglie, mia madre, le mie sorelle Pierina ed Aurora, mio nipote e tanti altri amici".

Ai Coletti, due case sotto il sentiero che va a Valdicastello, le persone furono uccise davanti ad una stalla. Tuttavia, alcune furono salvate da un soldato tedesco che, quando i suoi commilitoni si furono allontanati, invece di sparare loro, sparò a delle pecore vicine e poi le lasciò libere. Una spiegazione che venne data dai sopravvissuti fu che "i componenti di quella compagnia non volevano vite umane, ma denaro ed oro, infatti prese alcune donne tolsero loro il denaro (una aveva 200.000 lire), poi spararono in aria e a delle pecore prima di andarsene.
Verso le 11 circa, concluso il massacro, le pattuglie si diressero verso Valdicastello passando da tre diversi sentieri, uccidendo chiunque incontrassero fino ai Molini.

Arrivate a Valdicastello - esasperate e sporche di sangue - le truppe tedesche procedettero a rastrellare gli uomini in età valida, parecchie centinaia (600-800 secondo alcune delle testimonianze). Quattordici individui, secondo alcune testimonianze utilizzati come portatori di munizioni, secondo altri presi a caso fra i rastrellati, furono uccisi sul greto del torrente Baccatoio. La maggior parte degli uomini rastrellati fu avviata verso il centro di smistamento della Pia Casa di Lucca, e da lì deportata in Germania. Altri invece, ritenuti in qualche misura più compromessi con i partigiani (sembra riconosciuti da un tedesco che si era infiltrato come spia fra i partigiani e nei giorni precedenti aveva abbandonato la formazione) furono portati a Nozzano Castello, nelle vicinanze di Lucca, dove aveva sede il comando di Simon ed anche il Tribunale militare speciale istituito presso la Divisione. Qui furono sottoposti a maltrattamenti e interrogatori; quindi alcuni di essi furono avviati alla Casa Pia; quelli che restarono a Nozzano verranno utilizzati come ostaggi e uccisi in modo particolarmente efferato a Bardine di San Terenzo (53 vittime) il 19 agosto, per rappresaglia all'uccisione di 16 uomini delle SS in un conflitto a fuoco con i partigiani avvenuto il 16 agosto.

Il processo

Erano quasi le 20 del 23 giugno 2005 quando il Tribunale Militare della Spezia pronunciava la sentenza sulla strage di Sant'Anna di Stazzema, forse la più cruda ed efferata dei nazifascisti contro la popolazione civile in Italia. Un giovedì diverso per i familiari delle 560 vittime della strage del 12 agosto 1944: donne, vecchi, anziani, bambini trucidati. La sentenza del tribunale militare della Spezia è giunta in serata dopo circa sette ore di camera di consiglio e ha accolto le richieste del pubblico ministero De Paolis: dieci ergastoli per i dieci imputati tedeschi, ex SS della 16ma divisione Panzergrenadier, condannati anche al risarcimento dei danni alle parti civili e al pagamento delle spese processuali. Si tratta del tenente Karl Gropler, 82 anni, del luogotenente Georg Rauch, 84, del sottotenente Gerard Sommer, 84, dei sergenti Alfred Schoneberg, 84, Ludwig Heinrich Sonntag, 81, Alfred Concina, 86, Horst Richter, 84, Werner Bruss, 85, Heinrich Schendel, 83, e del caporale Ludwig Goering, 82 anni. A Sant'Anna, ha detto il pm, i soldati della 16ma divisione Panzergrenadier delle SS erano almeno 300 e avevano tutti apprezzabili e significative funzioni di comando perché la situazione militare era particolare. La vastità della zona operativa, boschiva o collinare, rendeva inoltre il modo di agire dei sergenti e dei semplici soldati autonomo, potevano in qualche modo decidere cosa fare. Nessun imputato - ha riferito l'accusa - ha potuto citare un solo caso concreto di un militare passato per le armi per aver disatteso un ordine. Dunque, si poteva non eseguire gli ordini scellerati di uccidere le donne, anche incinte, i bambini, i neonati o gli anziani che non erano in tutta evidenza partigiani combattenti. Tutti gli imputati, secondo De Paolis, erano esperti e addestrati e potevano ben prefigurarsi cosa sarebbe stato chiesto loro di fare. Potevano non sparare, ma lo fecero: dunque, tutti colpevoli.

Il processo di appello ha confermato la condanna per tutti e 10 gli imputati. Giustizia è fatta: ma è una giustizia che non ripaga certo dei lutti, dello strano oblio che si è creato attorno alla strage del 12 agosto 1944. Per anni le istituzioni hanno dimenticato questa piccola comunità perduta nei boschi versiliesi, lasciando cadere nel vuoto gli appelli alla giustizia testimoniati da telegrammi, lettere che gli amministratori locali mandavano alle autorità centrali perché non si dimenticasse Sant'Anna. Appelli che caddero nel vuoto. La magistratura militare escluse Sant'Anna dai maggiori processi che si svolsero tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50. Cadde la tensione e l'attenzione sulle stragi nazifasciste in Italia: 15.000 civili uccisi in Italia, 4.000 nella sola Toscana senza un colpevole, se non la guerra. Come se i vecchi rimasti in un paese lontano dal fronte, le donne che si rifugiavano in un villaggio nascosto tra i castagni, i loro bambini che giocavano tra le piane spensierati, si possano considerare parte di un tragico disegno bellico o pedine indifese di una pianificazione militare da abbattere o sacrificare all'occorrenza. Gli eventi invece travolsero tutti, militari e civili, disegnando scenari mai visti della nuova guerra moderna, ancora più efferata e spietata di tutte le precedenti, i cui anche gli indifesi fanno a pieno titolo parte della guerra.

Questo è un omaggio alle vittime della strage e ai tanti che si sono battuti per la verità e per la giustizia. Per i materiali consultabili

si ringrazia il comune di Stazzema, medaglia d'oro al valor militare, nella persona del sindaco Michele Silicani, l'on. Carlo Carli, capogruppo DS nella commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti e relatore di minoranza.

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