Fulvio Pierangelini, chef del "Gambero rosso" di San Vincenzo, ai vertici della ristorazione mondiale. E all'Università dà lezione sulla filosofia dei suoi piatti
I 651 giurati della rivista britannica
Restaurant Magazine chiamati ad eleggere i 50 migliori chef del pianeta l'hanno inserito al dodicesimo posto, uno in più dello scorso anno. Insomma, lassù, ai vertici mondiali.
Fulvio Pierangelini, chef patron del
"Gambero rosso" di San Vincenzo, è oggi - e certo non solo per il verdetto di questa giuria - il simbolo della cucina italiana. Una cucina fatta di genio e passione, di un talento che rimane artigianale e che è esercitata in un locale con appena venti posti. Di fronte al fascino crescente della ristorazione tutta tecnica esplosiva della Spagna e alla solida tradizione della Francia, la risposta di Pierangelini è il frutto colto del genio italico che ha attecchito in una regione che sul talento di grandi uomini ha costruito la sua storia.
Così, nella cucina di Fulvio Pierangelini nascono ogni giorno nuovi piatti, irripetibili, perché frutto di una mano unica che sa dialogare con gli ingredienti come un grande pittore con le terre della sua tavolozza. E in venti anni e più anni di lavoro, dal locale affacciato sul porto di San Vincenzo hanno preso il largo piatti come la Passatina di ceci con gamberi, che vantano forse il primato dell'imitazione nella storia della cucina contemporanea.
Nei giorni scorsi, Pierangelini è stato chiamato all'università di Parma a tenere un corso sull'estetica della cucina all'interno del corso di laurea in
Scienze gastronomiche.
Giorni di lezione per decine di studenti appassionati e poi di esami che
Il Tirreno vi racconta con una sintesi delle sue lezioni e con tre video che colgono alcuni momenti chiave del ragionare di Pierangelini intorno al senso del lavoro dello chef.
02 luglio 2007