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La città di Prato e i suoi matti

Sabato 9 al Caffè Gradisca viene presentato il testo frutto del lavoro di Paolo Nori e di un collettivo di autori pratesi

PRATO. C’era quello che quando era stanco andava a fare un riposino nelle cappelle mortuarie, ce n’era un altro che aveva sparato al re e un altro ancora che, una volta, aveva bevuto così tanto che gli era parso di aver ingoiato un gatto vivo. Sono alcuni dei matti di Prato raccolti nel volume “Repertorio dei matti della città di Prato” che sarà presentato sabato 9 maggio (ore 18.15) al caffè “Gradisca 1973” di via Settesoldi.

Dopo Roma, Milano, Torino, Parma e altre ancora, anche Prato ha il suo repertorio di matti grazie a un progetto condotto da Paolo Nori, a cui ha partecipato un collettivo di autori pratesi che, tra ottobre e dicembre, ha partecipato alla stesura di una raccolta capace di far emergere le peculiarità di una città attraverso le sue stravaganze, le sue imperfezioni. Gli autori si sono occupati dei matti della città e ne hanno raccontato le storie, realizzando un campionario di figure strambe, a volte buffe, a volte malinconiche. Ci sono personaggi noti, vagabondi, visionari e ancora aneddoti e scritte sui muri dentro le pagine che cercano di raccontare, da un punto di vista anomalo e un po’ diagonale, la città di Prato e certe sue caratteristiche, con uno stile che può assomigliare a una chiacchiera da bar.

«I partecipanti ai seminari – spiega Paolo Nori – hanno dovuto rinunciare al loro stile per fare un libro scritto da persone diverse, ma come se dietro ci fosse un’unica mano, come se fossero dei cronisti medievali che raccontano quello che succede oggi intorno a loro che non è una cosa semplice da fare».

Il modello da cui è partita l’idea del repertorio è quello di Roberto Alajmo che per primo ha realizzato il suo “Repertorio dei pazzi della città di Palermo”, pubblicato in tre diverse edizioni. Sulla falsariga dell’opera di Alajmo è nata così la collana “Repertorio dei matti della città di”, edita da Marcos y Marcos, con il proposito di raccontare le città d’Italia grazie a piccoli tasselli che raffigurano personaggi scanzonati e fuori dall’ordinario.

E ce ne sono tanti di questi personaggi a Prato, dai più conosciuti ai meno noti, capaci di disegnare un profilo cittadino in cui diventano protagonisti, oltre che le persone, anche i muri, i furgoncini

per il trasporto del filato, compresa anche la caratteristica inflessione parlata, fatta di parole tronche, “c” aspirate e certe inevitabili espressioni volgari.
D'altra parte, come diceva lo scrittore Manganelli: “Un matto è un capolavoro inutile”. Ed è questa la sua grande bellezza.

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