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Caparezza torna a Prato per Festival Settembre

Il cantautore pugliese sarà in concerto il 30 agosto in piazza Duomo e aprirà il "Prato è Spettacolo"

PRATO. Dopo una data che più che un concerto fu una vera e propria festa, con il tutto esaurito in piazza Duomo, torna a Prato, dopo tre anni, uno dei più amati e folli cantautori italiani: il 30 agosto Caparezza aprirà infatti il Festival Settembre|Prato è Spettacolo, organizzato da Fonderia Cultart in collaborazione con il Comune di Prato. Il concerto di Capa, come lo chiamano i suoi fan, aprirà dunque il festival toscano che prevede quest'anno cinque appuntamenti davvero imperdibili con i live estivi ( o meglio, di fine estate) : il 31 agosto sullo stage del Settembre|Prato è Spettacolo ci saranno i The Darkness, per un’unica data italiana. Il 1° settembre sara la volta dell'attesissimo triplo concerto che vedrà sullo stesso palco l'avvicendarsi di tre grandi nomi della scena internazionale: gli Einstürzende Neubauten, I dEUS ed i Blonde Redhead. Il 2 Settembre The Zen Circus con A Toys Orchestra come special guest. Per finire poi il 3 Settembre arriva a Prato Cristiano De André con l’imperdibile opera rock Storia di un impiegato.

Caparezza è un vero fenomeno: da novembre a febbraio ha registrato 20 “sold out” nei palazzetti, ha percorso più di 9.000 chilometri sul furgone da Nord a Sud dello stivale, ha venduto più di 125.000 biglietti ed è indubbiamente l’artista dell’anno. Grazie al suo ultimo album “Prisoner 709” (Disco d’Oro) e ai suoi singoli è rimasto nelle “hot airplay” radio italiane ed è pronto a tornare a saltare sui palchi in una tranche estiva di oltre 20 date in tutto il Paese, dove incontrerà nuovamente i suoi fan e regalerà emozioni come solo lui sa fare.I suoi concerti, ormai da anni sono una vera e propria esplosione di ritmo.

Il suo ultimo lavoro, Prisoner 709 ha una storia davvero particolare che lo stesso racconta con queste parole: A giugno del 2015, il fischio (allora sopportabile) che avevo nelle orecchie da anni, è aumentato fino a diventare una tortura, probabilmente a causa dell’abuso dei volumi. La patologia si chiama “acufene”. Non si conosce abbastanza, non se ne parla abbastanza, in molti sostengono di poterla debellare e, secondo la mia personale esperienza, non ne sono affatto capaci. “Chi troverà il rimedio per l’acufene vincerà il Nobel” è la frase più ricorrente nei forum, l’altra è: “Non c’è rimedio, te lo devi tenere”. Per diversi mesi mi sono classicamente chiesto perché proprio a me. Me lo sono chiesto perché ho concentrato tutta l’esistenza sulla musica come fossi un predestinato, come se nulla potesse accadermi, almeno fino a questo colpo di scena. Nell’arco della mia vita centinaia di scelte diverse mi avrebbero portato in centinaia di direzioni e oggi avrei potuto essere l’esatto opposto di ciò che presumo io sia. E invece, anche stavolta sono tornato a scrivere. Prisoner 709 è un album sulla mia prigionia. Il ruolo centrale di questo disco è lo zero che ha la forma del disco stesso e che rappresenta la scelta tra una parola di 7 lettere e una di 9 (Es: Michele o Caparezza). Ogni traccia di questo disco ha un suo 709 (“libertà o prigionia”, “aprirsi o chiudersi”, “compact o streaming”). L’album è un percorso di autoanalisi che parte da una situazione di disagio (rappresentata senza mezzi termini nel brano d’apertura “Prosopagnosia”) ed arriva alla sua accettazione (nella traccia finale “Prosopagno sia!”). I brani sono 16 (la somma di 7 e 9) e ciascuno di essi rappresenta un capitolo del carcere mentale (“il reato”, “la pena”, “l’ora d’aria”, “la lettera”, ecc..) da cui tento di evadere. La stessa copertina di questo mio disco numero 7 (o numero 9 se contiamo i due demo non pubblicati) mi vede ingabbiato all’interno di una struttura da cui potrei evidentemente evadere se solo lo volessi. La scelta del bianco e nero, in contrapposizione all’esplosione di colori della copertina di “Museica”, è dovuta al bipolarismo del progetto ed è perfetta per raccontare come ho visto il mondo in questo anno e mezzo di composizione. Sono un artista libero o sono prigioniero di questo ruolo? Sono felice o solo soddisfatto?

Fare dischi era nel mio destino o è stato solo un grosso equivoco? Sono tante le domande esistenziali che mi sono posto mentre scrivevo questo disco, mentre cercavo di superare lo shock dell’acufene che mi ha colpito nel 2015, mentre cercavo di reinterpretare i tarocchi che avevo davanti.

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