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Gli archivi tessili diventano fashion: sfileranno a Parigi

Première Vision diventa la vetrina del progetto Creativewear. Coinvolte cinque aziende pratesi insieme a cinque stilisti 

PRATO. Cinque designer internazionali e cinque aziende del distretto pratese insieme per valorizzare gli archivi tessili. È Creativewear, il progetto europeo che a Prato è stato sviluppato dall’amministrazione comunale e dal Museo del Tessuto, in collaborazione con alcune imprese del territorio e Lottozero Textile Lab.

I risultati del progetto – tessuti, mini collezioni o capi d’abbigliamento finiti, tutti “d’autore”e che danno nuova linfa vitale alle collezioni del passato – saranno presentati a Parigi dal 19 al 21 settembre in occasione della prossima edizione di Première Vision. «È un progetto ambizioso, che incrocia il mondo dell’arte e del design con quello del tessile e dell’abbigliamento – spiega il direttore del Museo del Tessuto Filippo Guarini – A Prato abbiamo scelto di incentrarlo sul tema della valorizzazione degli archivi: un grande patrimonio che ha bisogno di essere reinterpretato per diventare un elemento chiave della competitività delle imprese pratesi».

Inseta, Lanificio Bisentino, Marini Industrie, Texmoda Tessuti e Industria Italiana Filati sono le cinque aziende coinvolte nel progetto. Con loro hanno lavorato fianco a fianco per alcune settimane cinque giovani designer di calibro internazionale: la giapponese Aki Watanuki (Texmoda Tessuti), la francese Lena Perraguin (Marini Industrie), l’olandese Lizzy Stuyfzand (Inseta)e le berlinesi Sarah Meyers e Laura Fügmann (Industria Italiana Filati). Le creative sono state selezionate e coordinate da Lottozero Textile Lab.

«Abbiamo ricevuto molte candidature per questo progetto – afferma Arianna Moroder, cofondatrice (insieme alla sorella Tessa) di Lottozero – segno di un interesse da parte del design internazionale verso Prato e il suo patrimonio. È stato un esperimento fin dall’inizio, che ha funzionato bene. La chiave è stato trovare le giuste combinazioni tra designer e aziende». Le designer hanno potuto toccare con mano gli archivi delle collezioni delle imprese tessili (quasi tutti digitalizzati) e, mescolando la propria inventiva con il patrimonio di idee delle aziende, hanno dato vita a nuovi prodotti. Come il cappotto realizzato per Inseta da Lizzy Stuyfzand unendo tessuti di diversi colori, composizioni e pesi in un particolare patchwork.

«Il progetto mette insieme la temporaneità delle collezioni tessili e il valore universale

dell’arte contemporanea – commenta l’assessora alle politiche economiche Daniela Toccafondi – È l’inizio di un percorso, che ha l’obiettivo di far apprezzare al mondo intero il valore aggiunto e la diversità di un distretto industriale che rappresenta un’eccellenza».
 

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