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Prato, il ritorno del cardato rigenerato fa ben sperare nella ripresa

Prato, il ritorno del cardato rigenerato fa ben sperare nella ripresa

Il rientro in fabbrica dopo l'estate. Cavicchi (Confindustria): "Bene filati e tessuti, forse stiamo uscendo dal tunnel". Sindacati più ottimisti del solito: "Luglio ha chiuso bene, aspettiamo conferme"

PRATO. A passi felpati la riapertura delle aziende a settembre potrebbe presagire a Prato una piccola ripresa economica, almeno vedendo come si è chiuso il mese di luglio e le commesse di lavoro che si sono concluse prima del grande esodo estivo. Ii primi dati, se la ripresa sarà davvero confermata, potremo averli solo a ottobre. Ma i segnali positivi sembrano esserci. Andrea Cavicchi di Confindustria Toscana Nord sta con i piedi per terra: «Stiamo vedendo una ripresa soprattutto nell’export» dice, precisando che «Prato forse sta uscendo dal tunnel della grande crisi se settembre confermerà le buone performance che ci sono state fino a luglio, soprattutto sul fronte dei filati e dei tessuti». La ripresa non sarà solo qui: «Sta crescendo di nuovo il mercato del cardato rigenerato con sempre più richieste di produzione e di personale e si tratta di un punto centrale per l’economia pratese, essendo una delle caratteristiche originarie dell’industria pratese». La rigenerazione dei tessuti è «una delle grandi qualità lavorative dell’industria pratese ed oggi un fattore che imprime minor costo della materia prima e una maggiore sostenibilità ambientale». Quello che tira è comunque l’export: «Il mercato interno è stazionario», conferma il presidente della sezione moda di Confindustria Toscana Nord.

Si prospetta un autunno meno caldo degli anni precedenti sul piano produttivo e occupazionale. «I dati ci dicono che stiamo, anche se lentamente, uscendo da tunnel della grande crisi – afferma Rodolfo Zanieri, coordinatore generale delle camere sindacali di Firenze e Prato della Uil – a luglio si è vista una ripresa che dovrà essere confermata a settembre e nei prossimi mesi. In generale il tessile sta trainando di nuovo l’economia cittadina, registriamo una leggera ripresa, un aumento dell’occupazione generale. Vero è che i problemi non sono di certo finiti».

Oltre al tessile, infatti, altri settori produttivi registrano crescita e nuova richiesta di manodopera specializzata, in particolare quello dell’industria alimentare che a Prato ha messo piede ormai da anni, con industrie che potrebbero espandersi. «Le contraddizioni a volte sono palesi, stiamo cercando di risolvere il problema posti di lavoro in aziende come quella del Panificio Toscano e veniamo a vedere che proprio qui la richiesta di personale c’è, si cerca manodopera specializzata perché sono settori in crescita e Prato in questo senso ha diverse aziende che producono nell’alimentare e con dimensioni ragguardevoli». Più cauta la Cgil. Per Massimiliano Brezzo, segretario

della Fillea, «la conferma delle buone prospettive chiuse a luglio devono essere ben verificare a settembre». Sul fronte qualità e sicurezza sul lavoro, la partita resta aperta: «Tutto il settore dell’Ispettorato del lavoro sarebbe da ristrutturare e da aumentare di personale» spiega Zanieri.

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