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i limiti e le regole 

Caccia, via alla pre-apertura; mille doppiette pronte a sparare

Prato, anticipo di stagione venatoria per tortora, storno, merlo e specie acquatiche. Federcaccia: «Nel nostro territorio non si registrano incidenti ormai da anni» 

PRATO. Sono circa mille le doppiette pratesi che fra sabato 1 e domenica 2 settembre faranno la pre-apertura della stagione venatoria. Caccia aperta alla tortora africana, allo storno e al merlo e, da quest’anno, alle specie acquatiche, anche se gran parte del territorio pratese è zona a protezione speciale. Solo al lago delle Caserane si potrà cacciare il germano reale. Nella provincia, la caccia ai volatili è regolamentata e tenuta sotto controllo e lo è soprattutto in Toscana, popolo di cacciatori, ma anche di organismi molto attenti alla fauna e alla venatoria.

Fra sabato e domenica si può sparare dalle 6 alle 19 solo da postazioni fisse, capanni per intenderci, e fuori dalle Zps, Queste, sono le Zone di protezione speciale che nel pratese, e in particolar modo nella zona sud, sono la quasi totalità del territorio. Dopo lo stop deciso dalla Regione Toscana, quest’anno si possono cacciare di nuovo i germani reali anche se il numero dei capi da abbattere, almeno per un lago con 10 soci, non potrà andare oltre i 2 o 3a cacciatore.

Fino al 2017 a Prato e provincia i cacciatori, regolari con bollettini pagati, registrazione e visite mediche, sono 1600 circa, e Federcaccia è l’associazione venatoria con il numero maggiore di iscritti, un migliaio. La preapertura del 1 e 2 settembre «è quasi un rito anche per le nostre zone», dice Francesco Bini, presidente provinciale di Federcaccia, «ma precisiamo che in genere la provincia di Prato è un territorio corretto nella gestione della caccia e ha un ottimo rapporto di collaborazione con polizia provinciale e forestale». Sabato e domenica la polizia provinciale, in particolare, monitorerà la fase di preapertura della caccia, perché oltre al “rito”, il rischio di incidenti c’è sempre. «Non ne abbiamo registrati negli ultimi anni, consapevolezza e sicurezza stanno crescendo – continua il presidente della Federcaccia pratese – ma ricordiamo che è fondamentale tenere le armi nelle custodie e armarle solo in postazione nei capanni e anche qui mantenere tutte le distanze di legge dalle strade e dalle abitazioni».


Fra le specie volatili, riapre la caccia anche allo storno, o meglio, la Giunta regionale toscana a giugno scorso ha deliberato una deroga alla limitazione che c’era su questo animale. Per quest’anno il prelievo dello storno inizia in occasione della preapertura e terminerà il prossimo 16 dicembre. Per la caccia allo storno il limite è di 20 capi giornalieri e comunque non si potrà andare oltre i 100 capi da settembre a dicembre. Le limitazioni esistono anche su tutti gli altri volatili e anche questo sabato e domenica non si potranno uccidere più di 5 merli o 5 tortore o di lodole. Federcaccia e Regione Toscana, mesi fa, hanno immesso fagiani autoctoni per ripopolamento della fauna nella zona dell’Elsana, nel carmignanese, fagiani che provengono dall’isola di Pianosa.


Ormai la vecchia caccia non c’è più. Regolamentata nei dettagli, monitorata su tutti fronti, è diventata un hobby costoso. Se qualcuno vuole iniziare ad essere cacciatore fra fucile, un automatico di media qualità, cartucce, tasse, visite mediche, abbigliamento adatto, i costi arrivano a 2.000 euro. Una scatola di cartucce ha un prezzo fra i 12 e i 15 euro, un fucile 800 euro. Certo, alcuni costi pesano una sola volta sul bilancio, ma tasse, rinnovo tesserino, caccia nel proprio Atc o altro, portano il tutto a 600 euro annui di costi fissi. Ma per molti, la caccia è ancora l’occasione per andare fra boschi, magari col cane e fare una passeggiata col fucile in spalle.

Abbattimento selettivo dei lupi. Anche in Toscana e nelle nostre zone, soprattutto nella ValBisenzio, si parla di apertura della caccia al lupo. «Si tratta di una caccia particolare sulla quale la Regione sta discutendo vista la proliferazione del lupo che danneggia pascoli e pastori – dice Francesco Bini – ma se sarà fatta, sarà eseguita dalla polizia provinciale e non da cacciatori iscritti o meno a una associazione venatoria». C’è poi il problema dei cinghiali, che si stanno avvicinando sempre

di più ai centri abitati, come accaduto a Poggio a Caiano mesi fa e adesso a Prato. «La caccia di selezioni c’è e si apre in genere a primavera, ma il problema dei cinghiali può essere risolto rimettendo in moto le squadre di foraggiatori nei boschi a monte».


 

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