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Pasticcio stadio, la Procura acquisisce atti in Comune

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Pasticcio stadio, la Procura acquisisce atti in Comune

Il Prato ha presentato un esposto sulla revoca della disponibilità del Lungobisenzio e la squadra mobile ha già sentito persone informate sui fatti

PRATO. Si sta velocemente riempiendo il fascicolo aperto dal procuratore Giuseppe Nicolosi sulla vicenda della vendita (per ora sfumata) del Prato calcio e sul pasticcio dello stadio Lungobisenzio, prima concesso e poi negato dal Comune alla società sportiva. Nei giorni scorsi la Procura ha acquisito in Comune tutta la documentazione relativa al caso, vale a dire il carteggio tra il Prato e l'amministrazione e gli atti amministrativi firmati dal 10 maggio in poi, data nella quale il presidente del Prato, Paolo Toccafondi, comunicò al sindaco Matteo Biffoni l'intenzione di recedere dalla convenzione per la gestione del Lungobisenzio.

I documenti acquisiti dovrebbero essere gli stessi che il sindaco disse di voler mandare in Procura il 3 agosto, nel giorno in cui la Federcalcio ha bocciato la domanda di ripescaggio del Prato in serie C. Lo stesso giorno era fissato un incontro tra l'avvocato canadese Joseph Romano e Toccafondi nello studio del notaio Francesco De Luca per la cessione delle quote, ma Romano non è mai arrivato a Prato.

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L'inchiesta avviata dal procuratore Nicolosi vuole accertare se il Comune aveva il diritto di negare lo stadio a Toccafondi dopo che glielo aveva concesso. Tre sono le date importanti in questa vicenda. Il 10 maggio il Prato invia una lettera di recesso dalla gestione del Lungobisenzio, motivandola col fatto che lo stadio è diventato troppo grande e oneroso dopo la retrocessione in serie D. Per il Comune è la prova che stavolta Toccafondi vuole vendere davvero la società. Però a un certo punto, mentre va avanti l'opera di mediazione del sindaco per trovare un compratore e c'è già stata una lettera di intenti (7 luglio) in cui Toccafondi si dichiara disponibile a vendere a Romano a certe condizioni, bisogna comunque fare le carte per l'iscrizione in serie D. Ecco la seconda data: il 13 luglio il Comune dà la disponibilità dello stadio per l'iscrizione in D.

Passano i giorni e la trattativa per la cessione si arena. Quando Biffoni e il vice Simone Faggi si convincono che la trattativa è diventata un bluff, decidono di ritirare la disponibilità dello stadio. Ecco la terza data: il 24 luglio, tre giorni prima della scadenza per le domande di ripescaggio in serie C, il Comune intima al Prato di liberare i locali del Lungobisenzio entro il 20 agosto. Tre giorni dopo il sindaco, insieme al vice Faggi e all'avvocato Tognini dello studio legale del Comune, spiegano che dal punto di vista legale è tutto regolare: lo stadio era nella disponibilità del Comune, che poteva concederlo o negarlo al Prato.

Nel fascicolo aperto in Procura è finito anche un esposto presentato dal presidente Paolo Toccafondi in cui si chiede di far luce sul ritiro della disponibilità dello stadio. E la Procura ha delegato la squadra mobile a svolgere accertamenti. Alcune persone sono già state sentite in qualità di persone informate sui fatti. Tra queste non c'è il sindaco Matteo Biffoni.

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