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La “guerra del pane” si sposta davanti alla Coop

La “guerra del pane” si sposta davanti alla Coop

Presidio dei lavoratori della Giano che chiedono il rispetto dei propri diritti: "Hanno mandato gli ispettori, ma quel giorno ci hanno messi a riposo"

PRATO. I dipendenti della Cooperativa Giano non mollano e la “guerra del pane” sembra destinata a durare. Dopo la rimozione del picchetto davanti ai cancelli del Panificio Toscano di via Onorio Vannucchi, nella notte tra domenica e lunedì, dove i lavoratori avevano protestato per i bassi livelli retributivi, i delegati del sindacato Si Cobas avevano promesso di spostare il fronte davanti ai supermercati dell’Unicoop Firenze, principale committente delle schiacciate e dei filoni che escono dallo stabilimento pratese. E ieri pomeriggio lo hanno fatto, organizzando un presidio simbolico con una dozzina di lavoratori sul marciapiede davanti alla Coop di via Valentini. Vogliono fare pressione sul colosso della grande distribuzione perché questo a sua volta faccia la voce grossa col suo fornitore, cioè il panificio Toscano che ha delegato l’impiego della manodopera alla Cooperativa Giano.

Panificio Toscano, protesta degli operai davanti alla Coop Presidio dei lavoratori della Giano che chiedono il rispetto dei propri diritti: "Hanno mandato gli ispettori, ma quel giorno ci hanno messi a riposo". La replica polemica al questoreL'ARTICOLO


Lunedì le relazioni esterne della Coop avevano spiegato di aver mandato per tre volte gli ispettori nella ditta di via Vannucchi e di non aver trovato irregolarità evidenti.

«Per forza - dicono ora Razzaq Ahmed e Mohsin Riaz, due dipendenti pachistani della cooperativa Giano - Quando hanno saputo che sarebbero venuti gli ispettori (il 19 luglio, ndr), molti di quelli iscritti al Si Cobas sono stati messi a riposo, quelli che erano al lavoro non parlano una parola di italiano. Era impossibile che qualcuno si lamentasse, anche se avesse voluto». Dunque, secondo questa versione, i controlli sul rispetto dei diritti dei lavoratori sarebbero stati inefficaci. E forse anche per questo Unicoop ha annunciato che ne farà altri.

Panificio Toscano, dal canto suo, ha invitato mercoledì la coop Giano a riprendere la trattativa per trovare un accordo. Tutto è nato dal licenziamento di due delegati sindacali Si Cobas, ma non a Prato. I due erano dipendenti dello stabilimento di Collesalvetti. I compagni di lavoro hanno deciso di fare di Prato il terreno dello scontro, spiegano, perché è qui che lavora il numero più alto di dipendenti. E hanno messo nel mirino la Coop, nonostante il pane finisca anche nei supermercati Pam e Carrefour, perché è alla Coop, dicono, che è destinata oltre il 90% della produzione: 15 tonnellate al giorno.



«E comunque - sintetizza Luca Toscano di Si Cobas - non c’è bisogno di mandare gli ispettori per rendersi conto che al Panificio Toscano i dipendenti di Coop Giano sono tutti inquadrati all’ultimo livello, anche chi fa il pane da 15 anni. È come se ci fosse un panificio senza nemmeno un fornaio esperto. Lo fanno per risparmiare dai 200 ai 400 euro sulla busta paga. Siamo qui perché c’è una distanza abissale tra il codice etico di cui parla la Coop e la realtà delle condizioni di lavoro di questa gente».

I pachistani, i marocchini e gli egiziani che fanno il pane in via Vannucchi non possono certo essere paragonati agli africani che lavorano e muoiono raccogliendo pomodori nei campi di Foggia, perché qui in via Vannucchi ci sono comunque buste paga e orari che bene o male vengono rispettati. Ma anche loro, se è vero quello che raccontano, sono operai fino a ieri invisibili che hanno deciso di alzare la testa e reclamare diritti.




 

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