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Cessione dell'Ac Prato e stadio negato: la Procura apre un fascicolo

Si vuole accertare se il Comune ha diritto di togliere il Lungobisenzio al Prato. Il vicesindaco Faggi: "Ce lo chiede la città"

PRATO. Il Prato calcio è ancora in mano a Paolo Toccafondi, e pochi tra gli addetti ai lavori ne dubitavano, anche quando il presidente (ora inibito), lo scorso 9 maggio, annunciò che lo avrebbe regalato a chi fosse disposto a prenderlo. Nel frattempo però è iniziata una telenovela che sta per compiere tre mesi e che ogni giorno offre spunti alle cronache.

L’ultima puntata è ambientata al Palazzo di giustizia, dove il procuratore Giuseppe Nicolosi nei giorni scorsi ha aperto un fascicolo sulla cessione (per ora sfumata) della società di calcio e sulla questione della indisponibilità dello stadio Lungobisenzio, che ha indotto venerdì la Federcalcio a respingere la domanda di ripescaggio in serie C presentata il 27 luglio da Donatella Toccafondi, sorella di Paolo. Nella stessa giornata di venerdì il sindaco Matteo Biffoni ha annunciato l’intenzione di inviare in Procura gli atti della trattativa in suo possesso, cioè il carteggio tra il Comune e Paolo Toccafondi e le poche tracce lasciate dalla cordata canadese guidata dall’avvocato Joseph Romano, che si è defilato all’ultimo momento. Quegli atti, quando arriveranno, finiranno in un fascicolo aperto a modello 45, cioè su “atti non costituenti notizie di reato”.

In particolare la Procura vuole capire se, come dice il sindaco, nella trattativa tra Toccafondi e Romano ci sono "zone d’ombra", ma soprattutto se il Comune poteva legittimamente negare la disponibilità dello stadio all’Ac Prato. Su questo ci sono due lettere: quella del 10 maggio nella quale Toccafondi comunica il recesso dalla convenzione per la gestione del Lungobisenzio, essendo diventato ormai troppo dispendioso per la serie D; e quella del 13 luglio nella quale il Comune concede la disponibilità, che è servita proprio per l’iscrizione alla serie D. Ma nell’interpretazione del Comune era una disponibilità condizionata alla cessione del Prato ai canadesi, come pattuito nella lettera d’intenti tra Toccafondi e Romano del 7 luglio. Forse troppo tardi il sindaco Biffoni e il vice Simone Faggi si sono convinti che Toccafondi li stava prendendo in giro e non aveva l’intenzione di vendere ma, al limite, di cercare un socio. Sta di fatto che la disponibilità è stata ritirata il 23 luglio, quattro giorni prima della scadenza per le domande di ripescaggio e quella sera stessa Toccafondi ha comunicato al sindaco che sarebbe arrivato un bonifico da un milione di dollari canadesi, di cui a distanza di 12 giorni si sono perse le tracce. "A chi mi chiede se è stato solo un bluff - spiega il vice sindaco Simone Faggi - rispondo che noi prendiamo atto che non ci sono stati atti conseguenti. La disponibilità concessa il 13 luglio era inserita in un percorso che doveva portare alla cessione della società. Poi è successo qualcosa che non ci è stato comunicato e al sindaco si chiedeva sostanzialmente di fare finta di nulla, cosa che non ha fatto. La magistratura fa bene a occuparsi di questa vicenda. In termini politici io dico che la città e la stragrande maggioranza dei tifosi ci dicono di andare avanti su questa linea".

L’invio degli atti della trattativa in Procura da parte del sindaco non si sa a che cosa possa portare, visto che di fatto si è trattato di una trattativa tra privati, pur se mediata dal Comune,

che dovrà dimostrare di aver subìto un danno. Stesso discorso per le pretese del Prato, che comunque aveva messo nero su bianco già a maggio il recesso dalla gestione dello stadio e ora vorrebbe giocarci, anche se in affitto. Domani parlerà Toccafondi e sarà un’altra puntata di “Pratiful.

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