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Il Comune si riprende lo stadio: Il Prato lo liberi entro il 20 agosto

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Il Comune si riprende lo stadio: "Il Prato lo liberi entro il 20 agosto"

La decisione del sindaco dopo la mancata cessione della società, che ora rischia di non poter fare la domanda di ripescaggio

PRATO. La prima conseguenza del fallimento della trattativa per la cessione del Prato calcio alla famiglia italo-canadese Romano è che il Comune si riprende lo stadio. Ieri mattina il sindaco Matteo Biffoni ha visto il presidente Paolo Toccafondi e gli ha ricordato l’atto di recesso comunicato un paio di mesi fa dal Prato al Comune nel quale si comunicava l’intenzione di rendere la gestione del Lungobisenzio all’ente locale. In particolare il Comune ora ha imposto all’Ac Prato di liberare gli spazi del Lungobisenzio entro il 20 agosto ed è facile prevedere che sarà l’inizio di un braccio di ferro.

Il Prato infatti è convinto di avere in mano la garanzia che lo stadio sarà disponibile per la squadra per tutta la prossima stagione, non più come gestore del Lungobisenzio ma come affittuario. Altrimenti, si sostiene, non sarebbe stata nemmeno possibile l’iscrizione in serie D. Dall’altra parte si ribatte che nessuna società sportiva privata ha in assoluto il diritto di usare un impianto pubblico se il proprietario non è d’accordo.

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Queste, come è evidente, sono argomentazioni ufficiose, perché quella di ieri, che doveva essere la giornata delle spiegazioni, è stata invece la giornata, ufficialmente, del silenzio. Zitto il sindaco, zitto il vice, zitto il presidente del Prato. Oggi invece parleranno tutti. Lo farà Toccafondi in conferenza stampa e quasi certamente anche Biffoni. Per dire cosa? Ancora nessuno lo sa, ma ieri pomeriggio circolava l’idea che forse non tutti i giochi siano chiusi per una cessione della società anche fuori tempo massimo, con l’ennesima capriola di una vicenda che finora ne ha viste anche troppe. Di sicuro aleggia un clima di sospetto tra i protagonisti della storia, proprio perché la storia non è chiara. Nessuno lo esplicita ma nessuno si fida dell’interlocutore.
Un’altra cosa certa è che il Comune aveva puntato forte sulla possibilità che il Prato cambiasse padrone dopo quasi 40 anni e il fallimento della trattativa è stato vissuto come un colpo basso.

Forse anche per questo c’è stato un irrigidimento sulla questione dello stadio. Questione che vista dall’altra parte della barricata si può tradurre così: noi (Prato) abbiamo rinunciato alla gestione per agevolare la trattativa con gli eventuali compratori, ma ora che i compratori si sono tirati indietro abbiamo il diritto di giocare al Lungobisenzio. Magari anche in coesistenza con la Florentia di Tommaso Becagli, la squadra femminile dell’imprenditore che si era fatto sotto per comprare il Prato prima che tornasse in auge la cordata italo-canadese.

È stata quella una delle due accelerazioni avvenute nelle ultime due settimane, entrambe decise da Toccafondi. Quando spuntò il nome di Becagli, infatti, che sembrava il soggetto ideale per rilevare la società, subito arrivò la notizia della lettera d’intenti con la famiglia Romano. E ancora lunedì pomeriggio, quando comunque mancavano alcune ore al termine fissato per la produzione delle garanzie economiche da parte della cordata canadese, è stata ancora la società a comunicare che quelle carte non sarebbero mai arrivate e dunque la storia finiva lì.
Ora la questione della disponibilità del Lungobisenzio diventa la più urgente, perché è una delle condizioni che verranno chieste al Prato nel caso Toccafondi volesse presentare domanda di ripescaggio in serie C, una domanda che verrebbe quasi certamente accolta, ma che in assenza dello stadio sarebbe quasi certamente bocciata. Dunque queste sono ore decisive per capire se Prato domani avrà ancora una squadra di calcio e dove questa squadra giocherà.

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