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La battaglia vinta da Andrea che non sapeva fare i calcoli

Studente dell'istituto Marconi di Prato sconfigge disgrafia e discalculia e si diploma con 90. All’esame di maturità non ha voluto utilizzare gli strumenti di facilitazione

PRATO. Testi a caratteri incomprensibili, calcoli impossibili, un esame di maturità alle porte. La vita sui banchi del professionale Marconi è stata scandita negli ultimi cinque anni da due parole che hanno reso Andrea Simoncini uno studente “speciale”: disgrafia e discalculia, ovvero due disturbi specifici dell’apprendimento. “Speciale” sì ma non per questo con minori chance di riuscita rispetto ai suoi compagni di classe impegnati a superare lo scoglio dell’esame di Stato.


Andrea l’ha superato brillantemente portando a casa un più che soddisfacente 90 su cento. Non era scontato anche perché lui, iscritto all’indirizzo di motoristica, quel voto se l’è sudato, vincendo la paura di impugnare una penna per scrivere parole e numeri. «Ho detto chiaramente alla commissione che non volevo utilizzare i dispositivi compensativi previsti per noi studenti Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento, ndr). Volevo mettermi alla prova: del resto, mi ero esercitato tanto prima». E dire che sarebbe stato più facile utilizzare quelle mappe concettuali che dovrebbero servire a facilitare la didattica di un alunno Dsa, strumenti peraltro previsti da una legge del 2010 sui disturbi di apprendimento scolastico. Ma Andrea li ha custoditi nello zaino, sfidando la sua discalculia (difficoltà nella comprensione dei numeri) e disgrafia (disordine nella scrittura). Ha scelto la traccia del saggio breve, componendo addirittura un tema su bioetica e clonazione. E ha preso 13 punti (il massimo è 15), ricevendo i complimenti del professore di italiano. «Con l’elaborazione del saggio breve dovevo metterci del mio, la mia ispirazione personale - fa notare il ragazzo - Gli strumenti compensativi non mi sarebbero serviti».

Andrea è uno dei più brillanti diplomati del Marconi: un suo compagno di classe è uscito con cento, il massimo dei voti che al professionale di via Galcianese non si vedeva da qualche anno.
La sua è una storia di ostacoli, di passione e determinazione. Studiava alle elementari quando ebbe dai medici la prima diagnosi di Dsa. Le prime difficoltà arrivarono alle medie. «Per cinque anni, alle superiori, ho vissuto con l’incubo dell’elettronica, con quelle formule da imparare - ricorda Andrea - Sono stato fortunato, non era materia da portare all’orale». Il neo diplomato è pronto a rimboccarsi le maniche: anziché andare in vacanza, ad agosto inizierà a lavorare in un’azienda metalmeccanica pratese. Il suo sogno? Fare il meccanico, fedelmente all’indirizzo scolastico scelto. «Ho voluto raccontare il mio vissuto personale al Tirreno per essere di stimolo ad altri miei coetanei con disturbi d’apprendimento che, magari, temono insuccessi durante il loro percorso scolastico e si scoraggiano facilmente. Possiamo farcela. Al Marconi ho avuto validi insegnanti che mi hanno supportato». Altro che istituto professionale dove “parcheggiare”

gli studenti svogliati. Uno stereotipo negativo del tutto sbagliato, secondo il preside Tiziano Pierucci, alla guida anche dei licei Livi e Brunelleschi. «La nostra scuola - sottolinea - è capace di accogliere i ragazzi e riesce a far acquisire loro competenze».

 

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