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La Procura: "Il sindaco fu depistato da Piantini"

Prato, chiusa con otto indagati la maxi-inchiesta sui baby-calciatori e sui lavori allo stadio. I retroscena della vicenda Lungobisenzio. Tra gli indagati c'è anche un carabiniere

PRATO. La Procura di Prato ha chiuso in questi giorni la complessa indagine sulla tratta dei baby calciatori, al quale si è aggiunto nell’ultimo anno il nuovo filone sui lavori allo stadio Lungobisenzio. Inchiesta quest’ultima nata proprio da un’intercettazione telefonica fra il presidente del Prato Paolo Toccafondi e l’ex consigliere delegato allo sport del Comune di Prato Luca Vannucci. Pagine e pagine racchiuse in faldoni in mano al procuratore capo Giuseppe Nicolosi, e ai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, che raccontano uno spaccato di malagestione dello sport pratese, e non solo, degli ultimi anni.

Partendo proprio dal filone secondario dell’indagine, quello più fresco di cronaca, cinque sono gli indagati, con reati ipotizzati che vanno dalla corruzione in atto pubblico al falso ideologico, fino al depistaggio. Sono indagati di corruzione in esercizio delle funzioni l’ex consigliere comunale delegato allo sport Luca Vannucci e il presidente del Prato Paolo Toccafondi. Vannucci avrebbe ottenuto un’utilità da Toccafondi in cambio del suo impegno per accelerare i lavori di ristrutturazione dello stadio, che doveva essere pronto quanto prima per il nuovo campionato, poi interamente giocato allo stadio di Pontedera. L’utilità sarebbe un’intercessione per ottenere la nomina di coordinatore regionale del settore giovanile e scolastico della Fgci: la persona alla quale Toccafondi si sarebbe raccomandato, a sua totale insaputa, è un dirigente dell’Inter che ricopriva una carica importante a livello nazionale proprio in quel ramo.

Il tutto, secondo quanto ricostruito dalla procura, sarebbe legato ai tentativi di aggiustare in modo postumo le pratiche dei lavori allo stadio dopo le irregolarità riscontrate nel corso di un’ispezione dell’Asl del luglio 2017. E qui vengono coinvolti l’ex dirigente del Comune Luca Piantini, l’impiegato comunale Francesco Sanzo e il referente della Castelnuovo Lavori Giuseppe Mazzeo: tutti  indagati per falso ideologico – i primi due per la parte pubblica, l’altro per quella privata - per aver prodotto carteggi ad hoc in modo da giustificare i lavori in maniera postuma anche se erano senza copertura assicurativa (per questo aspetto Vannucci è accusato anche di omessa denuncia).

Per Piantini c’è anche il falso ideologico per aver prorogato i lavori alla Castelnuovo con una determina dirigenziale di somma urgenza, pur sapendo che dichiarava il falso. Ma non è finita. L’ex dirigente comunale è accusato anche di “depistaggio”, per aver indotto il sindaco a fidarsi di lui e a sbagliare quando Biffoni, dovendo rispondere ad un’interrogazione della consigliera 5 Stelle  Silvia La Vita, ha letto in consiglio comunale un documento del dirigente in cui spiegava la vicenda stadio. Vannucci è difeso dagli avvocati Rocca e Nigro, Piantini da Terranova e Sanzo da Bertei.

Paolo Toccafondi, difeso dall’avvocato Guarducci, è figura ricorrente anche nel filone primario dell’indagine ora chiusa, quello della tratta dei baby calciatori. Il presidente del Prato, che non ha voluto patteggiare come altri indagati, è accusato di aver favorito l’ingresso clandestino di quattro piccoli calciatori della Costa d’Avorio, tra cui Kouamé, ceduto dal Prato al Cittadella dopo una stagione e ora al Geona. Un altro  indagato che non ha optato per il patteggiamento, sono l’ivoriano Gbane, a cui era stata affidata la patria potestà dei 4 minori: fu chiamato dal Prato per fare degli stage – pratica che viola le norme Fifa - ma è diventato, di fatto, allenatore al soldo della Sestese. C’è poi il segretario del Prato Alessio Vignoli (anche lui difeso da Guarducci) accusato insieme a Toccafondi per falso ideologico, avendo secondo la Procura indotto in errore il giudice del tribunale di Prato che dette in affidamento due ragazzini africani

allo stesso Vignoli. C’è anche il carabiniere Goffredo Brienza per abuso d’ufficio in quanto, secondo la procura avrebbe fornito informazioni a Toccafondi e Giusti (il presidente della Sestese che ha già patteggiato un anno e 8 mesi) consultando una banca dati riservata.

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