Quotidiani locali

Il ginecologo e le visite clandestine: "Una cosa illegale, io smetto". Ma era troppo tardi

Le intercettazioni che hanno fatto scattare gli arresti di quattro medici e tre mediatori cinesi. Due hanno risposto al giudice, gli altri due si sono avvalsi della facoltà di restare in silenzio

Prato, il primario del reparto delle visite al nero: "Non sappiamo come sia stato possibile" "Amarezza nell'animo, incredulità e incapacità a capire cosa sia successo". Così il primario di ginecologia dell'ospedale di Prato, Giansenio Spinelli, descrive il suo stato d'animo dopo l'arresto di 4 medici del suo reparto - 2 effettivi, uno dimissionario e un altro a mezzo servizio - accusati di praticare visite a pagamento negli ambulatori pubblici a pazienti cinesi. "Io e tutti gli altri medici - prosegue - siamo disponibili ad aiutare i magistrati a comprendere quanto accaduto". Per ciò che riguarda l'operatività del reparto, Spinelli assicura che "non c'è stata nessuna ripercussione dopo gli arresti". "Solo con il lavoro quotidiano - conclude - possiamo risolvere questo problema" Video di ANDREA LATTANZI
 
PRATO. "Non dovevi raccontare che le pillole te le aveva date il dottore, ora il dottore mi ammazza...". Wu Lihua, detta Giulia, aveva capito subito di essersi messa nei guai quando seppe, nella primavera dell’anno scorso, che la giovane connazionale alla quale aveva procurato le pillole abortive Ru486 si era confidata con la sua titolare e con la figlia di questa. La cinese che voleva abortire era già stata sentita dai carabinieri e da lei sono risaliti alla mediatrice Giulia ma non ancora al medico italiano che fornì le pillole (l’episodio che ha fatto scattare l’indagine sull’aborto, che poi è diventata l’inchiesta sulle visite senza prenotazione).
 

leggi anche:

 
Il dottor Simone Olivieri, uno dei quattro ginecologi messi agli arresti domiciliari, ha capito invece solo troppo tardi di essersi messo nei guai. In un’intercettazione ambientale fatta lo scorso 12 marzo nella sala Fast Track del reparto di Ginecologia, cioè quando l’inchiesta stava per essere chiusa, Olivieri parla con l’altro mediatore Li Jie, detto Luigi, e apprende che Luigi è stato fermato due volte dai carabinieri. "Chiaramente questa cosa è illegale" ammette il medico. E quando l’altro gli dice che Ciro (Comparetto, ndr) ne ha fatto un po’ troppe (di visite senza prenotazione) Olivieri chiosa: "Sì, un po’ troppe. Il fatto è che non se ne potrebbe fare neanche una". Olivieri ha già preso la decisione di licenziarsi dall’Asl per dedicarsi solo all’attività professionale privata e spiega: "Ti ho visto volentieri questa sera per dirti che lei è l’ultima". E ancora: "Si sa che c’è questo sistema, alla fine ora cominciano a fare storie, capito?".
 
Due dei quattro ginecologi arrestati lunedì 9 con le accuse di peculato e truffa ai danni dello Stato nell’inchiesta sulle visite senza prenotazione si sono avvalsi della facoltà di non rispondere di fronte al gip Francesca Scarlatti, altri due hanno invece scelto di rispondere. I quattro sono sfilati nella mattinata di oggi, 10 luglio, davanti al giudice, prima degli interrogatori di due dei tre mediatori cinesi finiti ai domiciliari. Ciro Comparetto, difeso da Alessandro Traversi e Paola Pasquinuzzi, ha fatto scena muta, così come Elena Busi, difesa da Giuseppe Nicolosi (ma forse verrà presto interrogata dai due sostituti titolari dell’indagine, Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli). Massimo Martorelli, invece, difeso da Antonino Denaro, ha risposto per più di un’ora alle domande del giudice. Senza negare i fatti ma dando una sua spiegazione, che al momento non è dato di sapere. Stesso discorso per Simone Olivieri, difeso da Paolo Ceccherini. In sostanza ammettono di aver fatto le visite e di aver riscosso i contanti, spiegando che l’iniziativa è stata presa dai mediatori cinesi.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Prato Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro