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Boschi, niente contestazioni e appello all’unità

La deputata del Pd ha chiuso la Festa di Montemurlo dopo aver fatto la pace coi giovani che criticavano la sua presenza

PRATO. È arrivata come persona non gradita, almeno dai giovani del Pd, ma ci ha messo poco Maria Elena Boschi a fare la pace coi baby contestatori di Montemurlo, coi quali si è scattata anche una foto, prima di chiudere la Festa dell’Unità al Parco della Pace di via Deledda. All’indomani dell’assemblea nazionale del partito nella quale Matteo Renzi ha analizzato le ragioni della sconfitta del 4 marzo, l’ex ministra e ora deputata ha voluto lanciare un appello all’unità interna del partito, senza suscitare le reazioni contrastanti al discorso dell’ex segretario. Del resto la platea di Montemurlo, con buona pace dei giovani del Pd, è una platea amica, anche perché i giovani qui sono in netta minoranza.

«Vinciamo solo se restiamo uniti» ha detto la Boschi ripetendo un concetto che i militanti sentono da anni ma che non sempre trova conferme nella realtà della vita interna del Pd. Rispondendo a una domanda, la deputata ha detto di non essersi pentita di nulla di quello che lei e il partito hanno fatto negli ultimi quattro anni.

All’inizio del suo intervento ha parlato soprattutto degli altri. «Di Maio scopre ora che per fare i provvedimenti servono le coperture finanziarie - ha attaccato riprendendo quanto già detto da Renzi il giorno prima - La flat tax non è giusta. Da un mese Lega e 5 Stelle continuano a discutere dei provvedimenti del governo Gentiloni. La nostra opposizione non farà sconti a nessuno. Ci dicevano che eravamo il governo dell’annuncite, loro sono il governo della nullite».

E ancora: «Sull’immigrazione dobbiamo tenere alti i nostri valori: una volta che si inceppa il meccanismo della solidarietà è difficile tornare indietro. Le magliette rosse sono importanti ma non bastano. Noi ci abbiamo lavorato duramente, e non è un caso se nell’ultimo anno i flussi migratori sono calati dell’80%. E poi, attenzione, la maggioranza dei reati non vengono compiuti da chi arriva sui barconi dalla Libia».

Sul risultato delle amministrative: «I veri sconfitti sono quelli del Movimento 5 Stelle, hanno vinto solo cinque comuni. Il nostro problema è che governavamo in molti comuni e abbiamo perso molti comuni. Perché abbiamo perso? In alcune città ci hanno fatto male alcune discussioni interne. Ci sono realtà che prescindono anche dal dato nazionale (vedi Livorno). Vinciamo dove siamo apparsi convincenti».

Guardando la futuro, la deputata ostenta ottimismo: «Abbiamo la possibilità di vincere in Toscana, dove amministriamo bene. Non basta, perché certe volte non ti votano anche se non hai fatto bene. È importante raccontare quello che abbiamo fatto e dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, per esempio sulla scuola e sulla sanità». Prima di accomiatarsi ha voluto citare un provvedimento,

l’ultimo da lei firmato prima di lasciare il governo: un decreto che sblocca 40 milioni di rimborsi alle famiglie che hanno adottato un bambino: «Nessuno ne ha parlato, ma è una cosa di cui vado particolarmente fiera». E se n’è andata citando la lezione di Mandela: imparare dalle sconfitte.

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