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Azienda in crisi e casa all'asta: ora lo sfratto dopo cinque secoli in quella sede - Video

Prato, casa all’asta: la famiglia Felici costretta a sloggiare chiede altri due mesi per sistemare la nonna invalida al 100%

Sfrattati da Figline dopo cinque secoli Barbara Felici spiega la crisi dell'azienda di famiglia che ha portato alla messa all’asta della casa in via di Cantagallo (video Sproviero/Batavia) - L'articolo

PRATO. L’hanno comprata all’asta, perché un immobile a Figline che inizialmente valeva 263mila euro e poi aggiudicato a 175mila euro oggettivamente faceva gola. Così non si sono fatti scappare l’affare e si sono aggiudicati l’asta giudiziaria il 19 gennaio scorso. Mica potevano sapere i due coniugi di Prato che quel numero civico di via di Cantagallo coincidesse con la sede legale dell’azienda “Felici Terrecotte”, quella che per cinque secoli ha costruito a mano stufe di terracotta uniche al mondo.

a casa messa all’asta in via di...
a casa messa all’asta in via di Cantagallo (foto Sproviero/Batavia)

Sapevano che la casa era occupata sì ma la prospettiva era che il vecchio proprietario se ne sarebbe andato via presto. La speranza era di realizzare il sogno del mattone nella zona Nord della città, non senza sacrifici (compreso un mutuo pluriennale chiesto alla banca) e, nel frattempo, disdettando il vecchio contratto di affitto dall’abitazione in cui vivevano. Ma sono passati quasi quattro mesi e i nuovi proprietari non riescono a metterci piede: mercoledì 16 forse riusciranno a farlo ma a costo di far intervenire la forza pubblica. Ma saranno dolori per chi ci abita. Perché lì vivono Pierfelice Felici e la moglie Ambra insieme all’anziana madre di quest’ultima, invalida al 100%. Al piano superiore invece abita la figlia Barbara con la sua famiglia.

«Ci siamo indebitati fino al collo con le banche per un contenzioso con un fornitore di argilla che ci fece sbagliare una linea di produzione di stufe – racconta Pierfelice Felici – Un danno da 300mila euro per un’azienda che ne fatturava 200mila. Alla fine in appello si vinse la causa ma riuscimmo a ottenere un indennizzo irrisorio. Così è stata pignorata la casa in cui viviamo». Una casa che racconta un pezzo di storia del borgo di Figline perché lì intorno sorgeva l’antica fornace acquistata nel 1583 dai Felici. Ora gli eredi dell’antica famiglia del Cinquecento devono fare le valigie con un ostacolo che ha già fatto slittare una volta lo sfratto (24 aprile) dopo che i Felici, attraverso il proprio legale, hanno presentato istanza di sospensione al tribunale di Prato: lo status della signora Valeria, costretta a vivere su una carrozzina e dunque impossibilitata a spostarsi eventualmente sopra, nell’appartamento al primo piano della nipote, per via delle barriere architettoniche esistenti.

«Chiediamo al tribunale altri due mesi di tempo per spostarci in un altro alloggio che avremmo già individuato in modo da poter traslocare – auspica Pierfelice – Mia suocera ha bisogno di assistenza continua, 24 ore su 24. Per secoli la famiglia Felici ha aiutato tanti pratesi, spero che stavolta sia Prato a darci una mano». Spunta anche una perizia tecnica del geometra che dimostra l’impossibilità di utilizzare tecnicamente il piano superiore occupato dalla figlia Barbara. Come la mettiamo però con il diritto dei nuovi proprietari di entrare nella casa comprata? Se questi hanno 120 giorni di tempo dall’aggiudicazione per completare l’acquisto (si arriva dunque al 19 maggio), l’immobile finito all’asta era stato pignorato quattro anni fa. Due esigenze contrapposte, quelle dei nuovi proprietari che stanno per indebitarsi con le banche per via del mutuo e quelle dei vecchi che, con le banche, si sono già indebitati al punto da rimetterci il bene di famiglia.

Le loro stufe nelle case di Ferrari, Dalla e Gino Paoli. “Famiglia Felici, fabbricanti di orci, cadini per fuoco et veggi in terracotta”: così si legge negli annali dell’archivio storico del Comune di Prato. Correva il 1575 e negli anni d’oro lo stabilimento di “Felici Terrecotte” a Figline era arrivato a dare lavoro a un centinaio di persone. Un marchio famoso che nel corso degli anni è stato scelto per riscaldare la casa da tanti personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport come Enzo Ferrari, Lucio Dalla, Mogol e Gino Paoli.

Trasferitasi nel 2006 a Montemurlo, l’azienda ha cessato la produzione nel 2011 per via di una nuova direttiva europea fortemente penalizzante dal punto di vista delle certificazioni. L’attività fu così ceduta a due acquirenti con il nome di “Felici srl” e sede a Tavarnelle Val di Pesa. Esiste però anche una “Felici Terrecotte” (www. feliciterrecottesrl. it) con sede legale in via di Cantagallo, allo stesso civico dell’abitazione venduta all’asta. Pierfelice Felice, in sostanza, collabora oggi con l’azienda di Tavarnelle ma il suo sogno sarebbe quello di far ripartire l’attività delle stufe (non produzione, bensì riparazione) e riscrivere così una nuova pagina della storia di “Felici Terrecotte”. «Il marchio è ancora diffuso – spiega – Ho 1.500 clienti in tutta Italia che utilizzano le nostre stufe».

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