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L'azienda va all'asta e i lavoratori rimangono senza stipendio

L'azienda va all'asta e i lavoratori rimangono senza stipendio

Prato, in 40 ancora senza stipendio dopo il concordato per da “creditori privilegiati” «Incontreremo il presidente del Tribunale. Poi in piazza a Prato il Primo Maggio»

PRATO. Torna a farsi sentire a gran voce il comitato dei quaranta lavoratori dell’ex Gruppo Grassi, il colosso edile in concordato preventivo dal 2011, che da quella data devono ancora riscuotere almeno sette mensilità dello stipendio dell’ultimo periodo lavorato, una cifra complessiva di 650.000 euro. Non solo non hanno ancora visto un euro, nonostante fossero stati inizialmente dichiarati come “creditori privilegiati”, ma di recente hanno saputo che, dopo l’ultima asta, la cassa è rimasta vuota. I lavoratori si sono ritrovati ieri al circolo La Fattoria di Tobbiana per l’ennesima protesta. «Le relazioni dei liquidatori consegnate a inizio anno al giudice delegato dicono che i soldi sono finiti – dice Claudio Capecchi, uno dei portavoce del comitato – Come è possibile questo se dal 2012, data dell’omologazione del concordato, le aste sono andate tutte a buon fine e quindi è entrato tutto quello che avevano predisposto? E ora dopo l’ultima asta sembra che non ci siano più i soldi. Seguiremo tutte le strade percorribili per arrivare a un chiarimento da parte di chi doveva controllare. Noi abbiamo aspettato, ma ci devono dire quello che non ha funzionato e che è andato storto».

Capecchi fa notare che, di tutti i più recenti concordati di aziende importanti in crisi a Prato, quello della Grassi è l’unico in cui i dipendenti non sono stati liquidati.

«Per questo chiediamo un incontro col presidente del tribunale – prosegue Capecchi - vogliamo capire se da parte di chi doveva sorvegliare c’è stata sempre la stessa attenzione che abbiamo avuto noi. Siamo passati dai creditori privilegiati a una promessa di ottenere almeno l’81% fino alla sparizione totale dei soldi. Quindi chiediamo ad alta voce l’incontro col presidente del tribunale per chiarire questa situazione e nel contempo continueremo a farci sentire e a manifestare. Non escludendo di poter percorre anche altre strade».

Capecchi non crede alla promessa di poter contare sui soldi della vendita di un terreno di Poggio a Caiano, che peraltro fa parte di un altro concordato, quello della Grassi Moreno. «Il terreno inizialmente era stato valutato 2,4 milioni dal vecchio piano regolatore. Ma c’era l’opzione di una cooperativa che è stata rimborsata e il prezzo è sceso a 1,7 milioni. Se le cose vanno come sono andate le aste, che sono state vendute al 50% del valore, da 1.7 forse si scenderà ancora con facilità». Il

comitato sta pensando di partecipare alla grande manifestazione nazionale dei sindacati che il 1 maggio avrà come proprio Prato come teatro. «Ci presenteremo tutti in tuta rossa e potrebbe essere un’occasione per far conoscere il nostro caso anche a livello nazionale».

 

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